I morti siamo noi

Se il cuore è saldo, anche un paese intero di macerie si può sistemare in pochi anni. Come uscire da questa gabbia? Qual è il principio di una rinascita? L’analisi di JONAH LYNCH

02.11.2012 - Jonah Lynch
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(InfoPhoto)

Macerie. Certe volte a guardare la vita si vedono solo macerie. Cumuli di pietre, polvere, erbacce. Morte. Nella vita pubblica, siamo sgomenti davanti all’assenza di una proposta all’altezza della situazione. Qualcuno paragona il nostro oggi al 1946, ma non c’è nessun De Gasperi all’orizzonte. Forse siamo messi peggio di allora. Se il cuore è saldo, anche un paese intero di macerie si può sistemare in pochi anni. Ma sarà così anche questa volta?

Non parlo solo dell’egoismo dei politici che barattano il bene del Paese per stare pochi mesi sotto i riflettori e avere uno stipendio vitalizio. Intendo anche l’egoismo delle aziende che cinicamente masticano e sputano stagisti per mantenere ritmi forsennati di lavoro, e l’ignavia di chi si rifugia nel proprio calduccio, senza pensieri né amore. Ma parlo soprattutto dell’egoismo nostro, che ci rende capaci di distruggere qualunque cosa, a volte per cattiveria ma molto più frequentemente per disattenzione o per stupidità. Parole dette a caso, senza particolare peso, possono creare muri che sembrano invalicabili, fra genitori e figli, fra marito e moglie, fra amici. Prima o poi, troppo feriti, ci si ritira nel triste silenzio di un appartamento studio di 15 metri quadri.

Oggi ricordiamo i nostri defunti, ma vien da dire che i morti siamo noi. Come uscire da questa gabbia? È possibile? Qual è il principio di una rinascita? Io conosco un solo modo per vivere senza cominciare a odiare e senza chiudermi a riccio per non essere ferito più: portare tutto quanto davanti a Cristo. Inginocchiarmi, e chiedere perdono. Offrire ogni cosa con il pane e il vino, e chiedere che diventi corpo di Cristo.

Mi impressiona che lui accetta di essere ferito proprio dalle persone che ama. Steso sulla croce, egli accetta di aspettarci. E da questa sua disponibilità ad aspettare, siamo stati salvati. Attraverso la pazienza di altre persone che non si chiudono davanti alla mia indifferenza, imparo a vivere in un modo finalmente umano, tenero e sincero. 

Non saprei indicare una messianica soluzione politica, né un modello economico così perfetto da non richiedere la conversione degli uomini. Ma so che dalla morte si può rinascere, e che questa rinascita inizia dalla mia conversione.

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