Riforme contro l’ideologia

- Fernando De Haro

Dopo la riforma approvata dal governo Zapatero nel 2010, il nuovo esecutivo sembra pronto a mettere mano alla legge sull’aborto. Il commento di FERNANDO DE HARO

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Mariano Rajoy (Infophoto)

La Spagna continua a essere un laboratorio, un buon posto per studiare il futuro delle politiche sociali in Europa. Con una velocità vertiginosa, in meno di otto anni, i governi di Zapatero hanno promulgato leggi contro quelle che fino ad allora venivano considerate le fondamenta della civiltà occidentale: il matrimonio ha smesso di essere tra uomo e donna, è stata permessa la clonazione di embrioni e la legge ha cessato di tutelare il valore irrepetibile della vita. E, in questa logica, l’aborto è diventato libero. La legge del 2010, infatti, non pone praticamente limiti sui tempi entro cui interrompere la gravidanza. Inoltre, la pillola del giorno dopo viene venduta in farmacia senza ricetta, cosicché per molte adolescenti è diventata un contraccettivo.

Ora in Spagna governa il centrodestra. Sarà possibile una “controriforma”? Il Governo Rajoy, nel suo primo mese di attività, non aveva dato segnali di interesse nel demolire il radicalismo costruito da un socialismo che aveva fatto dei nuovi diritti la propria bandiera ideologica. Né dal programma elettorale, né dal discorso di investitura di Rajoy, né dalla nomina dei ministri e dei loro collaboratori si poteva dedurre la minima intenzione di dar vita a una “restaurazione”.

Il Partito popolare è un partito laico e alcuni dei suoi dirigenti, oggi al governo, non sono contro i valori propri di un’esperienza cristiana, ma non hanno nemmeno alcun interesse a difenderli, soprattutto se ciò può avere dei costi politici. Ma alcuni giorni fa, il ministro della Giustizia, l’ex Sindaco di Madrid – un uomo da molti considerato dell’ala sinistra del partito, un amico dell’intellighenzia progressista -, ha annunciato a sorpresa un cambiamento nella legge sull’aborto. A minori non sarà concesso di abortire senza il consenso dei genitori, come invece permette la legge del 2010. Inoltre, il governo tornerà a regolare la materia rifacendosi a una sentenza della Corte Costituzionale del 1985.

Questa sentenza afferma che, in caso di conflitto tra il diritto alla vita del nascituro e quello alla scelta della madre, prevalga il primo. La Corte Costituzionale negava quindi il diritto all’autodeterminazione personale che nella giurisprudenza americana ha permesso lo sviluppo dell’aborto. Ora staremo a vedere in che cosa si concretizzerà l’annuncio del ministro della Giustizia. È difficile che si torni a una legge come quella precedente che depenalizzava una serie molto ristretta di casi. Una norma che, si è sfortunatamente visto, veniva sopraffatta da alcune pratiche che già prima del 2010 portavano, di fatto, a un aborto libero.

Una legge come quella approvata da Zapatero è nociva. Crea una mentalità. In questo caso, si trasforma l’aborto in un diritto, seguendo le posizioni più radicali di coloro che all’interno delle Nazioni Unite vogliono renderlo una parte della salute sessuale e riproduttiva. Gran parte degli elettori del Partito popolare hanno sostenuto un cambiamento perché si aspettano che il nuovo governo corregga anche in campo sociale, e non solo economico, gli eccessi di Zapatero. Ma è un’illusione pensare che una controriforma legislativa possa cambiare il fatto che la Spagna, insieme ad altri Stati europei, sia diventato uno dei paesi più abortisti del mondo.

È una questione culturale. Il problema di fondo è che oggi accade ciò che fino ad alcuni decenni fa sembrava impensabile: ci sono donne che sentono il bambino che portano in grembo come un ostacolo al loro desiderio di felicità, di soddisfazione personale. È stata oscurata la percezione, prima immediata, del valore positivo della vita in tutte le sue circostanze.

Questo oscuramento è stato alimentato dal potere, dalla solitudine; in molti casi dal maschilismo sessuale e in altri dalle difficoltà economiche personali. Pensare che sia possibile un ritorno al passato solo con la legge è un’illusione. Le catacombe di Roma sono piene di piccole tombe di neonati. Ai tempi dell’impero l’aborto era molto frequente, così come l’infanticidio o semplicemente l’abbandono dei bambini nelle strade. La prima politica antiabortista dei cristiani è stata accogliere questi bambini, in alcuni casi dando loro solo una degna sepoltura. Ci sono voluti mille anni perché il valore della vita fosse chiaramente riconosciuto. Non ci sono scorciatoie.

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