Kennedy non basta più

- Lorenzo Albacete

LORENZO ALBACETE commenta l’affermazione di Santorum che non crede nella separazione assoluta tra Chiesa e Stato e si chiede se sia il modo giusto per opporsi all’ideologia secolarista

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Rick Santorum (Infophoto)

Rick Santorum, cattolico Repubblicano candidato alle prossime presidenziali negli Stati Uniti, ha affermato di non credere nella separazione assoluta tra Chiesa e Stato, aggiungendo di  aver “quasi vomitato” nel leggere il discorso del Presidente John F. Kennedy, del 1960, sul rapporto tra la sua identità cattolica e il modo in cui avrebbe governato se fosse stato eletto presidente. 

Santorum ha espresso i suoi commenti lo scorso sabato nella rubrica This Week di ABC News: “L’idea che la Chiesa possa avere nessuna influenza o nessun coinvolgimento nell’operatività dello Stato è del tutto antitetica agli obiettivi e alla concezione del nostro Paese”.

Durante la sua campagna presidenziale, il 12 settembre del 1960, Kennedy aveva detto che la sua religione non sarebbe stato un elemento della sua azione di governo. Nelle parole di Kennedy: “Credo  in un’America dove la separazione tra Chiesa e Stato sia assoluta – dove nessun prelato cattolico possa dire al presidente (se fosse cattolico) come agire e nessun ministro protestante possa indicare ai suoi parrocchiani per chi votare, dove a nessuna chiesa o scuola confessionale siano concessi fondi pubblici o vantaggi su base politica, dove nessuna persona sia interdetta da un pubblico ufficio solo perché la sua religione è diversa da quella del presidente che lo deve nominare o da quella di chi deve sceglierlo. Credo in un’America che ufficialmente non è né cattolica, né protestante, né ebrea, dove nessun funzionario pubblico né chiede né accetta istruzioni sulla politica pubblica dal Papa, dal Consiglio Nazionale delle Chiese o da nessun altro organismo religioso, dove nessuna organizzazione religiosa cerca di imporre la sua volontà, direttamente o indirettamente, sul popolo o sugli atti dei suoi funzionari, dove la libertà religiosa è così indivisibile che un’azione contro una Chiesa è un’azione contro tutte”.

Nel programma Meet the Press della NBC, Santorum ha ancora insistito: “l’idea che chi ha una fede debba considerarla come un affare privato – buon Dio, cosa significa? L’unico posto che … l’unica cosa che ci è concesso esprimere in pubblico sono idee mondane o cose che non sono motivate dalla fede?”

Ancora ad ABC, Santorum ha detto che il Primo Emendamento “significa che tutti, credenti o meno, possono esprimersi in pubblico”, mentre nel suo discorso elettorale Kennedy aveva detto che “la fede non ha accesso all’agone pubblico”. Santorum commenta: “Affermare che chi ha una fede non ha alcun ruolo in pubblico – beh, fa vomitare. In che razza di Paese viviamo se solo persone che non hanno una fede possono andare in pubblico a esporre le proprie tesi? Questo mi fa vomitare e dovrebbe anche ogni americano…”.

Santorum teme che il governo stia attualmente cercando di imporre i suoi valori secolaristi ai credenti: questo è quanto avviene “quando chi ha una fede – almeno secondo John Kennedy – non ha nessun ruolo” in pubblico.

Quando Kennedy tenne il suo discorso nel 1960, alcuni dei suoi sostenitori rimasero probabilmente disturbati dal tono e dalla veemenza delle sue parole, ma la maggior parte lo attribuì alla violenza dell’opposizione anticattolica alla possibilità che un cattolico fosse eletto presidente. Inoltre, nella cultura dominante, il pensiero laicista non era così evidente come lo è oggi, così molti cattolici votarono per JFK (lui disse che i Monsignori non lo avrebbero votato, lo fecero però le suore).

Oggi, io stesso Monsignore, tenderei a condividere le preoccupazioni di Santorum e vorrei evidenziare che il contesto in cui si svolge il dibattito su Chiesa e Stato è oggi diverso da quello dei tempi di Kennedy. Il secolarismo è molto più avanti nel suo tentativo di rendere la fede politicamente irrilevante e molti cattolici se ne sono accorti nelle questioni riguardanti la vita e la famiglia, insieme ad altri cristiani che temono di più lo Stato che la Chiesa cattolica. 

Tuttavia, nell’affrontare la minaccia secolarista, Santorum rimane all’interno di una dialettica che non porta oltre una continua battaglia.

Penso invece che la nostra opposizione all’ideologia secolarista debba comprendere e mostrare la convinzione che, in qualunque modo il secolarismo veda la realtà, nel cuore di ognuno rimane la nostalgia per una felicità che il secolarismo non può soddisfare. Questa nostalgia è il desiderio di Cristo in ogni cuore umano, che solo la fede può cominciare a soddisfare. I laicisti non riconoscono questa fede, che è comunque una Grazia, ma il desiderio è lì ed è verso esso che dobbiamo rivolgere la nostra testimonianza, fiduciosi che Cristo è la risposta alla domanda umana di giustizia, verità e amore.

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