Da Rimini a Madrid

- Fernando De Haro

Giovedì comincerà Encuentromadrid, un evento che ogni anno in Spagna affronta un tema importante legato alla quotidianità. Ce ne parla FERNANDO DE HARO

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Immagine d'archivio

“Il problema fondamentale di fronte alla secolarizzazione è se ci sia un cristianesimo vivo oppure rituale, fatto di cerimonie esteriori”. Queste le parole chiare usate pochi giorni fa da Victor Pérez Díaz. Il grande sociologo spagnolo ha aggiunto poi una domanda: “Che ne è del cristianesimo vivo, anche se spesso non viene formulato in termini esplicitamente e formalmente religiosi?”. Domanda acutissima, così come l’affermazione.

Encuentromadrid, la manifestazione che inizia giovedi 22 marzo, e che le persone di Comunione e Liberazione organizzano da quasi un decennio, si concepisce come una risposta a questa domanda. Non è una risposta “formalmente religiosa”, così come la regiolisità viene intesa in questo inizio di XXI secolo. Non si riferisce, però, a una dimensione opzionale e soggettiva, che è tornata di moda, nella quale alcuni si rifugiano per soffrire meno i tempi duri che stiamo attraversando. Né si esaurisce nell’agenda morale che ossessiona molti. Il programma di questo strano evento, in cui si parla di politica, educazione, economia sociale e molti altri temi, è fatto di cose quotidiane.

Quest’anno Encuentromadrid ha scelto come tema una frase di Don Giussani: “Le forze che cambiano la storia sono le stesse che cambiano il cuore dell’uomo”. La Spagna si trova senza dubbio a uno storico crocevia. La durissima crisi ha suscitato molte domande sul significato e sul modo di lavorare, sul modello di produzione e di convivenza sociale, sulle origini dell’insuccesso scolastico.

La questione diventa urgente per scoprire da dove prenderemo l’energia per abbattere tutte le cose inutili e per costruirne di nuove. La posta in gioco è il presente e il futuro della società del benessere. In questa situazione di confusione, la tentazione di concepirsi come un prodotto della causalità, come una foglia mossa dai venti anonimi della storia, è crescente. La crisi alimenta l’impressione che qualunque cosa facciamo, noi uomini soli e poveri, sia perfettamente inutile.

C’è chi ricorre ai vecchi schemi ideologici per spiegare tutto. Alcuni dicono che abbiamo subito un eccesso di mercato, altri una sua mancanza. Si dovrà tenere conto di tutti i dati che arrivino da un’analisi serena, ma questa analisi non sarà sufficiente per generare un ??cambiamento. L’origine del cambiamento è nel cuore dell’uomo. Pensiero ingenuo? Apriamo almeno un dibattito.

Encuentromadrid porta come esempio storico di cordialità, cioè della forza che nasce dal cuore, quel che è successo durante la Transizione dalla dittatura alla democrazia (che, secondo Stanley Payne, è il “grande contributo che la Spagna ha dato al mondo”). E lo propone come risposta alla crisi. Nel centro del locale che ospita Encuentromadrid ci sarà una mostra intitolata “La Transizione, una storia di riconciliazione”. Gli studenti universitari hanno preparato, insieme a storici di fama e personalità di quel tempo, una mostra in cui si fa vedere che il protagonista di quel cambiamento è stato il popolo, la gente.

Certamente non tutto è stato perfetto, ma gli spagnoli sono riusciti ad affermarsi vicendevolmente nonostante le differenze ideologiche. La riconciliazione è stata possibile perché sono stati capaci di ammettere che la loro esigenza di giustizia andava oltre la riparazione dei danni subiti. Il Paese è andato avanti e si è modernizzato perché i cittadini, con il loro desiderio, hanno risposto alle esigenze reali, senza lasciare spazio ai progetti inconcreti che avevano generato tanta violenza in passato.

I leader politici sono stati capaci di obbedire alla gente comune, che aveva capito che la democrazia era più di un processo formale. Tanto l’opposizione di sinistra e di destra, quanto i responsabili del regime e delle istituzioni dello Stato hanno obbedito alla realtà per rendere possibile quello che sembrava un miracolo. Dopo due secoli di costituzionalismo rivoluzionario e contro-rivoluzionario, di tentavi di cambiare le cose dall’alto, la Costituzione del ‘78 è stata in grado di dare la forma di legge non a un progetto utopico, ma a ciò che era stato già acquisito da tutti.

Tutto questo processo storico nacque, in un momento difficile da precisare, dal cuore della “gente-gente”. È la stessa cosa che ci può aiutare nelle circostanze attuali. Per affrontare la crisi non si deve solo parlare di economia, quindi sarà interessante ascoltare ciò che viene detto in questi giorni a Encuentromadrid.

Pérez Díaz sostiene che la risposta alla crisi comincia dal rafforzare le comunità in cui ci siano “esperienze basiche della vita quotidiana. Le esperienze di base si imparano in comunità, servono a comunicare tra di noi e all’esterno cose che ci colpiscono emotivamente, intellettualmente, perché siamo sensibili alle loro argomentazioni”. Poi da questa esperienza di base “giorno dopo giorno, si arriva anche a costruire imprese, partiti, associazioni e un lungo elenco di eccetra”. Encuentromadrid è una di queste esperienze basiche, di un cristianesimo che ha ascoltato le parole di Péguy quando ha detto che “bisogna credere che lo scaglionamento del tempo, lo scaglionamento nel tempo aveva una certa importanza. Bisogna credere che l’uomo e la creazione e la destinazione dell’uomo e la vocazione dell’uomo e il peccato dell’uomo e la libertà dell’uomo e la salvezza dell’uomo avevano una certa importanza”.

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