Don Chisciotte e la crisi

- Fernando De Haro

Ormai è certo che la Spagna dovrà essere salvata dall’Europa. Ma cosa può fare la gente comune di fronte a questa situazione di crisi? La riflessione di FERNANDO DE HARO

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La Spagna sarà salvata? Questa ormai non è più la domanda giusta. La questione è: come sarà salvata? Certamente non sarà un intervento come quello che c’è stato in Irlanda, Grecia o Portogallo, perché non c’è il rischio di default. Ma c’è un urgente bisogno di sostegno da parte dell’Unione europea. Un supporto che arriverà dal fondo salva-Stati: non c’è altra possibilità di risanare il settore bancario spagnolo.

Le condizioni di Bruxelles sono state annunciate la settimana scorsa: alla Spagna è stato concesso un anno in più per ridurre il disavanzo al 3% del Pil, in cambio di un aumento dell’Iva, dell’eliminazione della detrazione per l’acquisto delle case e dell’impegno a risolvere realmente i problemi delle banche e delle Comunità Autonome. La cosa migliore è che il denaro dell’Europa vada direttamente alle banche, senza che il Governo lo debba chiedere.

Ma di questo parlano ormai tutti. Ciò di cui nessuno (o quasi) parla è cosa può fare la gente comune di fronte a questa situazione, come guardare e affrontare la vita quando le cose vanno così male. Enric Juliana, vicedirettore del quotidiano La Vanguardia, nel suo ultimo libro “Modesta España” (Spagna modesta) ha affrontato questa tema. E dobbiamo ringraziarlo per averlo fatto attraverso una rilettura del Don Chisciotte: senza dubbio Cervantes ha sempre qualcosa da insegnarci. Ma non si può condividere la spiegazione che fa del passaggio in cui Don Chisciotte incontra il cavaliere dal verde gabbano. Juliana si rifà a un’interpretazione erasmiana. Cervantes, che starebbe tentando di sottrarsi al “controllo ferreo” della Riforma cattolica, avrebbe fatto un confronto tra i due cavalieri per esaltare le virtù in cui credeva.

Di fronte al desiderio confuso di Don Chisciotte, il cavaliere dal verde gabbano sarebbe “la metafora discreta della Spagna che avrebbe potuto essere, ma non è stata”: quella della modestia. La Spagna dell’uomo che è religioso, ma senza esagerare, che non si lascia trasportare dalle passioni, che si adatta alla situazione con saggezza stoica. “In un momento in cui il potere ci chiede umiltà e pentimento per gli eccessi commessi, la modestia – sostiene Juliana – sarebbe un buon programma morale di fronte al cinismo dominante. Io mi sacrifico e tu mi accompagni, io accetto la durezza dei nuovi tempi, ma tu non mi umili”.

Senza dubbio la modestia è necessaria. Gli eccessi sono stati brutali, e chi chiede aiuto dopo gli eccessi deve essere intenzionato a correggersi. L’Unione europea non è un nemico, ma un amico della Spagna. E Juliana non sbaglia con le sue raccomandazioni morali. Ma basta questo? Tutta la medicina di cui abbiamo bisogno è una buona dose di etica e di ordine per i nostri desideri? Non sarà che manca la vera potenza del desiderio per risollevare il Paese?

Il desiderio, quello di benessere e di soddisfazione, che è sempre di Infinito, è quello che rende gli uomini capaci di stare in piedi e costruire. Questo è quello di cui parla un gran cervantista come Jiménez Lozano ne I quaderni di Rembrandt. “Noi uomini abbiamo già consegnato tutto ai poteri di questo mondo, e questa consegna sarà totale se non esisterà più il suono del divino, che ha fatto gli uomini orgogliosi, e sapendo che erano solamente di passaggio nel mondo, perché appartenevano a qualcun altro, non si lasciavano trattare come bestie. Ma se scompare il trascendente, non possiamo che essere con il potere di questo mondo, che è un altro dio, che però ci solleva dalle responsabilità e dagli sforzi”.

È l’orgoglio di appartenere al divino, al mistero, come bene sapeva Nietzsche, che rende gli uomini liberi e capaci di affrontare ogni sfida, di saper rinunciare e di ritrovare le energie in una crisi come questa. Stiamo parlando di economia.

 

P.S.: Cervantes non era un erasmiano. Don Chisciotte non è un inno all’equilibrio e all’ordine, ma l’esempio di uno sguardo tenero verso chi ha sbagliato, ma è riuscito a continuare a desiderare.

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