L’Europa secondo Benedetto

- Mario Mauro

Nei discorsi che Benedetto XVI ha pronunciato in occasione dell’Incontro Mondiale delle Famiglie c’è più di un riferimento alla situazione europea. Il commento di MARIO MAURO

papa_pisapia_R439
Benedetto XVI e Giuliano Pisapia

Sono tante le suggestioni e le immagini che restano scolpite nel cuore e nella mente dopo la visita del Santo Padre a Milano in occasione dell’incontro mondiale delle famiglie. In tutti i discorsi che Papa Benedetto XVI ha pronunciato a Milano c’è più di un riferimento alla situazione in cui si trova l’Europa. Il grande raduno delle famiglie è già di per sé un evento creato anche nella preoccupazione che desta la crisi della famiglia all’interno dell’Unione europea. Il Pontefice, nel suo discorso tenuto alla Scala dopo il concerto in suo onore, ha regalato all’Unione europea una meravigliosa interpretazione del suo inno ufficiale. Non si è trattato soltanto di un momento in cui ha dato un saggio della sua cultura sconfinata e del suo amore per la musica, ma anche un chiaro messaggio politico diretto a chi governa l’Europa e ai vertici dei suoi Stati membri. Parlando dell’Inno alla Gioia il Papa rivela l’importanza della presenza di Dio in uno dei simboli scelti per rappresentare il popolo europeo nel mondo. E non è il solo, anche la bandiera europea, (sfondo blu con dodici stelle in cerchio) ha infatti origini religiose: le stelle sono quelle dell’Apocalisse al dodicesimo capitolo: «Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una Donna vestita di sole con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle». Benedetto XVI ha così descritto la gioia di Beethoven: “E’ una visione ideale di umanità quella che Beethoven disegna con la sua musica: «la gioia attiva nella fratellanza e nell’amore reciproco, sotto lo sguardo paterno di Dio» (Luigi Della Croce). Non è una gioia propriamente cristiana quella che Beethoven canta, è la gioia, però, della fraterna convivenza dei popoli, della vittoria sull’egoismo, ed è il desiderio che il cammino dell’umanità sia segnato dall’amore, quasi un invito che rivolge a tutti al di là di ogni barriera e convinzione”… “Non abbiamo bisogno di un discorso irreale di un Dio lontano e di una fratellanza non impegnativa. Siamo in cerca del Dio vicino. Cerchiamo una fraternità che, in mezzo alle sofferenze, sostiene l’altro e così aiuta ad andare avanti”.

Questa fraternità per cui ci si sostiene nei momenti difficili, come quello che stanno attraversando le popolazioni vittime del terremoto è anche il cardine su cui è stato costruito quel progetto chiamato Europa unita. E’ chiaro quindi il richiamo del Santo Padre alla situazione in cui versa l’Unione europea, al caos e alle divisioni prodotte dalla crisi. La questione europea verrà risolta soltanto se quell’inno alla Gioia sarà davvero un inno alla fratellanza e alla convivenza civile. E la gioia sarà la gioia di condividere le difficoltà, di mettersi insieme nel nome di un ideale di solidarietà e di amore per il destino di chi ci è accanto attraverso il quale si potranno sorpassare ostacoli di ogni tipo. 

L’egoismo di alcuni Stati membri dell’Unione europea e la miopia di chi Governa le istituzioni comunitarie sono d’altra parte una viva testimonianza di come si fa a distruggere un’opera grandiosa come quella che è stata creata dopo la seconda guerra mondiale.

“Grazie al Maestro Daniel Barenboim anche perché con la scelta della Nona Sinfonia di Beethoven ci permette di lanciare un messaggio con la musica che affermi il valore fondamentale della solidarietà, della fraternità e della pace”. – ha proseguito il Papa –  “E mi pare che questo messaggio sia prezioso anche per la famiglia, perché è in famiglia che si sperimenta per la prima volta come la persona umana non sia creata per vivere chiusa in se stessa, ma in relazione con gli altri; è in famiglia che si comprende come la realizzazione di sé non sta nel mettersi al centro, guidati dall’egoismo, ma nel donarsi”. 

Chi Governa l’Europa non può non tenere conto delle parole del Santo Padre, e non può lasciarsi sfuggire il messaggio: se l’unione europea e i suoi stati membri fossero considerati oggi come una  famiglia, in cui si collabora e ci si dona agli altri per mandare avanti il proprio progetto di vita, forse ci troveremmo in una situazione totalmente diversa. 

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA