Il tronco del mistero

Gli alberi sono un elemento particolare della natura. La forza della loro stabilità, la possibilità di innalzarsi verso l’alto sono raccolte in un luogo invisibile dove sono le loro radici

21.07.2012 - Massimo Camisasca
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Foto: InfoPhoto

Tra tutte le bellezze della natura il mio sguardo si fissa soprattutto sugli alberi. Intorno ai laghi di Roma, che sono perlopiù vulcanici, ci sono boschi intensissimi. Il lago di Vico è circondato da una faggeta millenaria. Alberi altissimi, tutti allineati. Legni secolari che sembra stiano per diventare pietra.

Ogni albero è un numero primo, qualcosa di unico, di assoluto, sia nella sua capacità di slanciarsi verso l’alto, sia nel suo aprirsi verso ciò che c’è intorno, nel suo filtrare la luce, produrre ombra, accogliere e difendere. Capisco perché in certe religioni antiche – penso per esempio ai Celti – le celebrazioni in onore della divinità avvenissero nei boschi, intorno agli alberi. Erano i luoghi di particolari manifestazioni del divino.

Nel 1956, durante la malattia che lo avrebbe portato presto alla morte, disteso su un letto, a Stresa, sul lago Maggiore, il poeta Clemente Rebora guardava dalla sua finestra un albero. Pensava fosse un frassino. Ezio Viola, un giovane che lo assisteva e lo curava come infermiere, gli rivelò: è un pioppo.

Dopo averlo fissato per giorni e giorni, durante la sua immobilità obbligata, Rebora dettò a Ezio alcuni versi che rimangono fra i più famosi di tutta la sua opera poetica. Il pioppo diventa per il poeta un’esistenza in cui è racchiusa tutta la vita dell’uomo e dell’universo. Lo vede crescere verso l’alto, in uno spasimo che è anche desiderio del parto. L’albero si sprofonda nel terreno. Là dove è nascosto, nelle radici, sta anche tutto il segreto della sua vita. La forza della sua stabilità, la possibilità di innalzarsi verso l’alto restano raccolte in un luogo invisibile che è l’origine di tutto ciò che appare: «Fermo rimane il tronco del mistero,

E il tronco s’inabissa ov’è più vero.» (C. Rebora, Il pioppo).

Come mai niente è così riposante come la contemplazione di un albero? Perché esso è una bellezza semplice, originaria. Lo stesso accade per le rose: anche in esse c’è l’incontro tra la bellezza e la semplicità assoluta. Guardando un albero o una rosa, la natura fa pensare, diventa segno, suscita la percezione che tutte le cose hanno un’origine e una direzione di marcia.

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