Quanto contano i cattolici per Obama?

- Lorenzo Albacete

Barack Obama ha prestato giuramento per il suo secondo mandato. LORENZO ALBACETE analizza i punti portanti del suo discorso e si chiede se c’è ancora spazio per i cattolici

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Foto InfoPhoto

Questo articolo è stato scritto subito dopo la cerimonia pubblica ufficiale di insediamento, per la seconda volta, di Barack  Hussein Obama come Presidente degli Stati Uniti d’America. Spero, quindi, che mi scuserete se le riflessioni che seguono non sono forse ordinate logicamente nel modo migliore, ma val la pena di fare almeno alcune osservazioni su ciò che si è visto in televisione.

Prima di tutto, è balzato agli occhi quanto sia religioso questo Paese:  Dio è stato esplicitamente invocato all’inizio di ogni cerimonia. Forse, la domanda che ci dovremmo rivolgere è in che modo i politici che Lo invocano credono che questo Paese sia religioso. I loro sforzi per invocare la Divinità senza offendere chi crede in un altro Dio sono così maldestri da apparire ridicoli.

Improvvisamente, tuttavia, nel mezzo di questa pelago religioso è stata invocata la Santissima Trinità. E’ accaduto durante la preghiera di un vescovo greco-ortodosso patriarca del Nord America (a meno che fosse un attore vestito da vescovo ortodosso). E’ stato splendido ed era probabilmente convinto di essere stato scelto per fare la parte del prelato ortodosso che affronta l’imperatore nella storia dell’anticristo di Vadlimir Soloviev.

Questa pluralità di preghiere è un riflesso dell’incredibile differenziazione dei cittadini di questo Paese. In effetti, si potrebbe dire che questa giornata è stata la celebrazione delle diversità degli americani a tutti i livelli dell’attività umana.

Il test da superare per essere invitati ad assumere un ruolo pubblico nelle cerimonie di insediamento era di avere una concezione “corretta” sull’omosessualità, il matrimonio gay e sugli altri “diritti gay”.  Il pastore evangelico di una “megachiesa” di Atlanta, che avrebbe dovuto recitare la preghiera conclusiva, si è dovuto ritirare dalla cerimonia a causa di un sermone tenuto parecchi anni fa. Alcuni passaggi di questo sermone non sono infatti piaciuti ai leader gay, in quanto critici rispetto a quello che è il vero principio dell’unità americana, cioè l’accettazione acritica di TUTTE le diversità, tranne quella di avere e esprimere difficoltà su come questa diversità dovrebbe essere concepita.

Il modello del cittadino perfetto è rappresentato dal poeta, bello e sensibile, scelto per scrivere e leggere il poema ufficiale per l’occasione. Un ispanico, nato in Spagna da una madre esule da Cuba, emigrato negli Usa, apertamente gay e che, ovviamente, vive con il suo compagno nel Maine.

Il giorno dell’insediamento coincideva, (che coincidenza sorprendente!), con l’anniversario di Martin Luther King jr..il cui sogno di  un Paese giusto, nobile e pacifico ha guidato il movimento per i diritti civili fino al momento in cui diede la vita per questo. Il Presidente Obama ha rivelato che il suo sogno è di sostenere e facilitare il pellegrinaggio americano lungo la strada indicata dal filo che unisce Thomas Jefferson, Abraham Lincoln, Martin Luther King, e il poeta ispanico.

Una visione stimolante, ma c’è spazio al suo interno per un cattolico che aderisce con gioia a tutti gli insegnamenti della Chiesa? Sono convinto che ci sia, che la nostra missione sia di salvare, attraverso la nostra esperienza della vera fede in Cristo, le parole che muovono questo pellegrinaggio alla autentica libertà.



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