La Chiesa alla prova

- Lorenzo Albacete

LORENZO ALBACETE descrive le possibilità di accordo tra Repubblicani e Democratici per una nuova politica per l’immigrazione e il ruolo della Chiesa cattolica in questa prospettiva

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Foto: InfoPhoto

Nel mio ultimo editoriale avevo proposto questa interpretazione del discorso di Obama in occasione del suo insediamento alla Casa Bianca: una freccia puntata nella direzione in cui vuole portare il Paese durante questo suo secondo e ultimo mandato. In questa direzione, rimane cruciale il problema dell’immigrazione, che infatti sembra essere uno dei temi più importanti nella agenda di Obama, lungo le linee tracciate durante il suo discorso inaugurale.

Il Partito Repubblicano ha, dal suo canto, preso buona nota della possibilità di migliorare i risultati delle scorse elezioni presso gli elettori ispanici, risultati decisamente deprimenti. Proprio in questi giorni è stato annunciato che un gruppo di influenti senatori, Repubblicani e Democratici, hanno raggiunto l’accordo su uno schema comune per affrontare in modo globale il problema dell’immigrazione.

Secondo un documento giunto al sito Politico, l’accordo porterebbe alla creazione di un percorso diretto all’ottenimento della cittadinanza da parte dei circa 11 milioni di clandestini in Usa, ma con la premessa di una maggiore severità nell’applicazione delle regole. Misure diverse verrebbero previste per i giovani che sono arrivati nel Paese illegalmente, ma da bambini, e per i lavoratori nell’agricoltura. Il piano prevedrebbe anche una revisione del sistema di immigrazione legale, con lo scopo di attrarre lavoratori specializzati.

Non a caso, il Presidente Obama è a Las Vegas, in Nevada, per spiegare il proprio progetto di riforma della legislazione sulla immigrazione agli esponenti delle comunità ispaniche.

Nel quadro futuro del Partito Repubblicano, argomento molto discusso ultimamente, l’approvazione di una nuova legislazione accettabile da entrambi i partiti sarebbe di grande aiuto agli sforzi dei Repubblicani per raggiungere un livello politico tale da poter competere credibilmente con i Democratici.

Gli elettori ispanici sono in favore del Partito Democratico perché pensano che i Democratici siano più coscienti dei loro bisogni e siano più impegnati nell’aiutare loro e le loro famiglie a superare la povertà. Si ritiene, invece, che i Repubblicani si aspettino che sia il libero mercato a creare le opportunità perché la povertà sia superata.

Non è stato certo di molto aiuto il fatto che i Repubblicani, dai tempi di Nixon, hanno incominciato a presentarsi come un gruppo che sembrava voler escludere gli ispanici poveri, facendo eccezione per gli immigrati illegali disposti a lavorare per salari incerti e più bassi possibile.

Le ultime elezioni hanno dimostrato quanto la composizione della società americana sia cambiata e, al contempo, le difficoltà dei Repubblicani a capire fino in fondo questa nuova situazione. L’accettazione di una proposta bipartisan per risolvere il problema dell’immigrazione aiuterà, quindi, il Partito Repubblicano a cambiare questa sua immagine.

Sia i Repubblicani che i Democratici sanno che gli ispanici, in molte delle questioni in discussione di questi tempi, hanno un atteggiamento sostanzialmente conservatore. Ma per quanto sarà così, prima che anch’essi comincino ad essere assorbiti nella vita americana?

La risposta sta alla Chiesa cattolica, che ha ora una nuova possibilità di dimostrare come l’evangelizzazione negli Stati Uniti non sia la stessa cosa che una assimilazione.



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