La pace secondo Francesco

Il messaggio di Papa Francesco per la Giornata della Pace è, secondo GIUSEPPE FRANGI, il fulgido esempio di come la relazione e la fraternità siano due pilastri imprescindibili per l’uomo.

13.12.2013 - Giuseppe Frangi
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Papa Francesco (Infophoto)

Se c’è una parola chiave per capire papa Francesco, questa parola è “relazione”. Lo aveva già fatto capire in modo molto chiaro nella lettera spedita a Eugenio Scalfari quando, rispondendo a una delle questioni sollevate dal fondatore di Repubblica, aveva spiegato come la verità sia una relazione. Aveva precisato in quell’occasione Francesco: “Lei mi chiede se il pensiero secondo il quale non esiste alcun assoluto e quindi neppure una verità assoluta, ma solo una serie di verità relative e soggettive, sia un errore o un peccato. Per cominciare, io non parlerei, nemmeno per chi crede, di verità ‘assoluta’, nel senso che assoluto è ciò che è slegato, ciò che è privo di ogni relazione. Ora, la verità, secondo la fede cristiana, è l’amore di Dio per noi in Gesù Cristo. Dunque, la verità è una relazione!”.

La parola relazione la ritroviamo proprio all’inizio del messaggio per la Giornata della Pace, reso pubblico ieri. Scrive Bergoglio: “La fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello”. Ci dice in sintesi Francesco, che la radice della pace è questa consapevolezza che l’uomo deve avere circa questa sua natura relazionale, e che la forma più compiuta di questa natura è nell’idea di “fraternità” (parola non a caso ripetuta ben 42 volte nel messaggio). L’uomo, dice il papa, ha “una vocazione alla fraternità”.

Nel mondo oggi si assiste a un depauperamento dei rapporti relazionali. Lo stesso Francesco ne fa cenno nella seconda parte del messaggio, ma anziché limitarsi a suggerire comportamenti responsabili che frenino questa deriva, va alla radice della questione. E chiede alle persone di lavorare proprio sul tema della “viva consapevolezza della relazionalità”. Ma da dove può scaturire questa consapevolezza? Francesco non ha dubbi: dalla riscoperta dell’amore paterno di Dio verso tutti gli uomini. Nessuno è escluso da questo amore: “La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta, storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo» (i corsivi sono nostri, ndr). È questo amore ad essere «formidabile agente di trasformazione dell’esistenza”.

È a partire da questa coscienza vissuta che si capisce quel portato immenso di simpatia che Francesco sta seminando e raccogliendo ovunque, qualunque sia la storia e l’appartenenza del suo interlocutore. Il papa in un certo senso è l’incarnazione stessa di quello che lui dice. È il testimonial affidabile delle proprie parole. Per lui la relazione con l’altro è esperienza imprescindibile, quasi un bisogno, un gusto irriducibile per l’umano, senza steccati e senza etichette. È proprio questo atteggiamento a trasmettere alle persone del nostro tempo una dimensione di pace, non auspicata ma vissuta. Non predicata, ma sperimentata.

Una dimensione descritta in una stupenda pagina della recente Esortazione apostolica: “Oggi, quando le reti e gli strumenti della comunicazione umana hanno raggiunto sviluppi inauditi, sentiamo la sfida di scoprire e trasmettere la ‘mistica’ di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio. In questo modo, le maggiori possibilità di comunicazione si tradurranno in maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti. Se potessimo seguire questa strada, sarebbe una cosa tanto buona, tanto risanatrice, tanto liberatrice, tanto generatrice di speranza! Uscire da se stessi per unirsi agli altri fa bene. Chiudersi in sé stessi significa assaggiare l’amaro veleno dell’immanenza, e l’umanità avrà la peggio in ogni scelta egoistica che facciamo”. Non si potrebbero trovare parole più convincenti per spiegare come la relazione sia un sinonimo della pace.

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