La nostra attesa dell’Habemus Papam

- Lorenzo Albacete

LORENZO ALBACETE descrive la tendenza dei media a ridurre l’elezione del Papa a quella di un capo di Stato, ma per i cattolici, con la sua presenza fisica, è il custode dell’Incarnazione

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Qualche anno fa, durante la settimana di Pasqua, fui chiamato a dirigere un ritiro di preti in Florida. Naturalmente arrivai in ritardo per la mia prima lezione, così decisi di aspettare seduto sulla riva del fiume che attraversava il luogo dove sorgeva la casa in cui si svolgeva il ritiro. Da qui, potevo sentire i preti che cantavano i salmi pasquali nella cappella.

Mi misi a riflettere su come, nelle Scritture e negli inni liturgici, il misterioso evento della Risurrezione di Cristo sia collegato a ogni sorta di sorprendenti eventi naturali, come le montagne che saltano, gli alberi che battono le mani e “cantano di gioia”, etc. E mi sono chiesto: nel preciso momento in cui avvenne la Resurrezione, tutti questi fenomeni naturali sono stati sentiti, almeno un po’, qui, sulle rive di questo fiume? Qualcuna di queste palme ha battuto, almeno un po’, le mani?

O tutto questo era solo un modo di dire? La Resurrezione stessa è un per così dire?

Se è solo questo, mi sono detto, allora vado nella cappella e dico ai preti di andarsene a casa, crescere e smettere di cantare canzoni infantili, dove le montagne saltano e gli alberi cantano. Qualsiasi cosa sia accaduta allora in quella tomba a Gerusalemme, deve essere stato un evento con una dimensione fisica, e non un modo per esprimere una verità spirituale, altrimenti il cristianesimo è solo un modo sorpassato di esprimersi.

Non ho, però, intenzione di scrivere un’omelia pasquale. Ho citato questa mia esperienza passata, perché riportata alla mia memoria dal modo in cui è stato descritto l’evento che ha attratto, al di sopra di tutte le altre notizie, l’attenzione di tutti i media, radio, televisione, giornali, cioè l’elezione del nuovo Papa. Tutti i più famosi giornalisti sono stati mandati a Roma a coprire l’evento e la copertura, generalmente, è stata corretta, malgrado molti conoscessero della Chiesa cattolica grosso modo quanto io so della National Football League, ma sono stati comunque mandati a coprire il Superbowl.

I loro reportage hanno tentato di spiegare i fatti di Roma come se si trattasse dell’elezione di un presidente degli Stati Uniti e alcuni dei confronti sono stati intelligenti e appropriati. Si è anche affrontata la base religiosa di ciò che sta accadendo e si è parlato di preghiera e Spirito Santo.

Tuttavia, forse solo pochissimi sono riusciti a evitare del tutto l’errore citato all’inizio di questo editoriale, e hanno parlato di una Chiesa alla ricerca di un leader abbastanza capace e forte da far piazza pulita di una amministrazione sconvolta dagli scandali e, al contempo, abbastanza spirituale da attrarre quanti si trovano esposti alla concorrenza di altre religioni e di un minaccioso secolarismo.

Ma questo non è il nostro modo di concepire la missione del Papa. Prima di essere qualcuno con un lavoro da fare, il Papa è uno mandato a noi perché noi lo si possa sentire, vedere e toccare, la cui presenza fisica è ciò che ci lega a Cristo. E’ il custode dell’Incarnazione. Altrimenti, lui e il suo entourage, tutte queste cerimonie, sono solo un per così dire.

Perciò questa settimana siamo stati così ansiosi di ascoltare finalmente quell’annuncio: Habemus Papam.

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