Giuseppe il discreto

- Rino Cammilleri

San Giuseppe, oltre i falegnami, è patrono degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei disoccupati e di quelli che non hanno casa. Un uomo che lavorava in silenzio. RINO CAMMILLERI

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Il Santo più potente dopo la Madonna è intervenuto poche volte nella storia umana, e sempre in modo silenzioso (secondo il suo costume). Ma in una di queste occasioni ha lasciato traccia. Stiamo parlando della misteriosa scala a chiocciola che si trova nella chiesa delle Suore di Loreto (in inglese: Sisters of Loretto, con due “t”) a Santa Fe nel New Mexico.

Nel 1872 le suore erano solo quattro e accanto al loro convento fu costruita una cappella in stile neo-gotico. Quando fu terminata, però, ci si accorse che mancava la scala per accedere al coro. L’architetto, intanto, era morto e gli altri interpellati scossero la testa: abbattere tutto e rifare.

Le suore, senza soldi, si rivolsero al loro patrono, san Giuseppe, con una novena, alla fine della quale si presentò uno sconosciuto coi capelli grigi e un asino su cui aveva caricato qualche attrezzo. Disse che ci avrebbe pensato lui, a patto che non fosse disturbato. Lo lasciarono fare. Ogni tanto qualche suora, sbirciando, vedeva che usava solo un martello e una sega, e che immergeva pezzi di legno in un bacile d’acqua. Dopo tre mesi il lavoro fu finito.

Era una scala a chiocciola di legno, realizzata senza chiodi e senza struttura centrale d’appoggio. Cioè, si reggeva tutta sul primo del trentatré gradini. Insomma, una specie di miracolo. Per giunta, il legno era di tipo sconosciuto, e ancora oggi gli esperti non sono in grado di dire che roba sia.

Il misterioso carpentiere sparì così com’era arrivato: quando le suore lo cercarono per pagarlo, nessuno l’aveva mai visto. La scala c’è ancora e riceve ogni anno centinaia di migliaia di visitatori, i quali testimoniano una strana sensazione di leggerezza quando vi salgono. Sebbene, ripetiamo, non si appoggi a nulla.

Le suore rimasero convinte che quel carpentiere fosse proprio san Giuseppe. Il quale si presentò con lo stesso stile anonimo e defilato in Sardegna al padre Felice Prinetti (oggi Servo di Dio), fondatore delle Suore di San Giuseppe a Genoni, in provincia di Oristano.

Questo Prinetti, Oblato (nella congregazione fondata dal Venerabile Pio Bruno Lanteri), era un ex capitano d’artiglieria piemontese, veterano della terza guerra d’indipendenza. Insultato da un collega anticlericale che lo aveva visto in uniforme reggere il baldacchino del Corpus Domini, aveva risposto per le rime e se ne era avuto un colpo di guanto in faccia.

Esattamente come il Beato Francesco Faà di Bruno, non poteva permettersi di accettare il duello, che il papa aveva vietato ai cattolici. Così, si dimise dall’esercito e si fece Oblato. Mandato in Sardegna, aveva creato un orfanotrofio e una comunità di suore che se ne occupassero. Ma i superiori lo spedirono a Pisa.

Da qui, quando poteva, raggiungeva Genoni per organizzare le suore. Un pomeriggio estivo, stanco dal viaggio e oppresso dal caldo, riposava su una sedia al piano superiore. Bussarono alla porta e uno sconosciuto chiese di vederlo con urgenza. Gli fu detto che il padre riposava, ma quello insisté: era cosa davvero grave. Così, le suore andarono a chiamare il Prinetti. E, appena lui si alzò dalla sedia, ecco che il soffitto crollò proprio su quest’ultima, lasciando il sacerdote miracolosamente illeso. Quando andarono giù a vedere che cosa voleva il visitatore, non trovarono più nessuno. Anche qui, le suore e il loro fondatore furono certi che era stato san Giuseppe, protettore della comunità, a soccorrerli.

Ancora un intervento giuseppino: Maximin Giraud, il veggente di La Salette nel 1847, dopo anni tribolati si era ritrovato a Parigi senza un soldo e alla disperazione. Aveva impegnato anche la giacca al monte di pietà ma ormai non sapeva più come fare. Entrato in chiesa, si era rivolto alla Madonna, avvertendola che, se non avesse provveduto lei, si sarebbe rivolto a suo marito. Poi, stanco e infreddolito si addormentò su un banco. Fu svegliato da uno sconosciuto che lo portò al ristorante, gli pagò il pranzo e gli diede i soldi per riscattare la giacca, dicendogli di guardare nella tasca destra.

Poi se ne andò e Maximin non lo vide mai più. Fatto come aveva detto quello, trovò nella tasca della giacca la copia di un testamento in cui un benefattore lo dichiarava suo erede e lo affidava a una coppia perché lo adottasse.

Ricordiamo che san Giuseppe, oltre i falegnami, è patrono degli artigiani, dei piccoli imprenditori, dei disoccupati e di quelli che non hanno casa. L’ultimo dei patriarchi ha anche un serie di patronati che lo spazio ci impedisce di elencare qui.

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