Soffrire per la verità

- Lorenzo Albacete

Incapaci di stabilire cosa è la verità e timorosi di prendere posizione, finiamo per consegnare la nostra personalità ai computer, spersonalizzando perfino le guerre. Di LORENZO ALBACETE

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Qualcuno mi ha riferito che Monsignor Luigi Giussani disse una volta che il comportamento in guerra dei cristiani era altrettanto crudele e sanguinario di quello dei musulmani, ma rimaneva comunque una grande differenza, perché i soldati cristiani poi andavano a confessarsi.

Non so se questa sia una citazione corretta del Don Gius, ma l’osservazione è di per sé centrata e mi è venuta in mente a mano a mano che cresceva l’interesse al comportamento di Edward Snowden, il collaboratore di una società che lavorava per la Agenzia per la sicurezza degli Stati Uniti (NSA) al centro dello scandalo battezzato ormai Dategate.

Nello stesso giorno in cui ho scritto questo articolo, il quotidiano britannico The Guardian riportava altre notizie sulle attività di spionaggio di Snowden, compresa la sua risposta agli interrogativi, che sempre più molti si pongono, sulle reali intenzioni alla base del suo comportamento. Ancora una volta la domanda si ripropone: è un eroe o un traditore?

Le sue non sono semplici azioni criminali, sono atti di guerra contro la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, dato che ha rivelato informazioni che possono essere usate dai nemici del Paese per sviluppare strategie di guerra ancor più accurate.

Un atto di guerra senza spargimento di sangue: questo è l’aspetto di questa vicenda che più mi turba e che mi impedisce di pensare che il comportamento di Snowden possa essere considerato un atto di eroismo.

Gli eroi offrono la loro di vita e sono sempre pronti a versare il loro sangue per la verità. Edward Snowden dice di essere pronto a morire per la sua patria, ma come, aiutando i suoi nemici?

Tuttavia, ciò che più mi infastidisce non dipende dal giudizio a favore o contro l’eroismo del signor Snowden. Quello che mi dà più fastidio è il modo rapido in cui ci stiamo spostando verso la totale spersonalizzazione della guerra, verso guerre senza eroi o traditori.

Mi ricordo di avere visto in televisione, anni fa, un episodio di The Twilight Zone (La zona grigia), in cui non vi erano guerre tra Paesi pure decisamente contrapposti per interessi, ambizioni o ideologie. Infatti, tutte le informazioni pertinenti venivano inserite nei computer delle nazioni coinvolte e i computer decidevano il vincitore. Indicavano anche il numero dei morti, che venivano uccisi in modo indolore.

Diversi altri libri o film simili sono apparsi su questo stesso tema: la resa della nostra personalità a un potere invisibile al fine di evitare di soffrire per la verità.

Non essendo capaci di dire che cosa la verità è o non è, o essendo timorosi di prendere posizione e venire così etichettati come persone a pensiero unico, sacrifichiamo la nostra personale lotta per la verità e la giustizia.

E quindi, nessuna obbedienza ad Allah e nessun pentimento a Cristo. Solo computer.

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