Lombardia, attentato alla libertà

A fronte di un passo indietro del pubblico nella sanità e nell’assistenza sociale a favore del profit, la giunta Maroni decide di eliminare i voucher. Il commento di GIUSEPPE FRANGI

12.07.2013 - Giuseppe Frangi
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Due notizie di ieri che sembrano andare in due direzioni opposte. In Lombardia la giunta del governatore Roberto Maroni ha annunciato di voler metter mano al sistema che dal 2003 regge le prestazione sociosanitarie in Regione (in particolare quelle per minori in difficoltà, persone con disabilità e per anziani): il meccanismo dei voucher assegnati ai cittadini a cui toccava poi scegliere quali strutture fossero le più adatte a erogare i servizi necessari. Con la riforma della giunta Maroni invece la regia torna in mano alle strutture pubbliche, comuni e Asl in primis, decidere quali siano le strutture più adatte rispetto ai bisogni di quelle fasce di cittadini.

La seconda notizia invece viene da Roma: sono stati resi noti ieri i dati dell’atteso censimento dell’industria e servizi, delle istituzioni e del non profit. Ebbene i numeri rilevati dall’Istat fotografano una situazione che sembra togliere il terreno sotto i piedi alla Giunta lombarda: infatti viene registrata un pesante arretramento dei servizi forniti dal pubblico, con un calo dell’occupazione di oltre l’8% nel comparto sanità e assistenza sociale dal 2001 (anno del precedente analogo censimento), mentre il numero degli addetti nello stesso settore è cresciuto di 123mila unità per quanto riguarda le strutture non profit e di 148mila per le strutture profit. Come commenta l’istituto di ricerca, il Censimento conferma un «progressivo ampliamento dei servizi di mercato».

Insomma i numeri confermano che l’Italia ha vissuto in questi anni un processo di modernizzazione, pur tra mille contraddizioni. La decisione della Giunta lombarda da questo punto di vista va contro la storia. Si possono avanzare mille motivazioni rispetto a questa decisione e anche molte associazioni avevano chiesto di rivedere i meccanismi della legge del 2003. Probabilmente così regolati i voucher producevano troppi sprechi e spesso i cittadini si trovavano in difficoltà rispetto alla scelta da fare. Il problema principale è la concezione individuale del voucher che non ha prodotto una vera aggregazione della domanda: se si fosse puntato con più convinzione all’aggregazione della domanda, tanti problemi connessi con il meccanismo dei voucher sarebbero stati superati, garantendo efficienza e soddisfazione da parte degli utenti.

Chiaramente era un percorso in cui il non profit, proprio per la sua natura mutualistica, poteva avere un ruolo trainante. Ora invece per non affrontare questa che era la vera sfida, la Giunta regionale si rifugia in un centralismo che sembra doppiamente anacronistico, anche perché alla luce dei numeri dell’Istat finisce con il caricare di altri compiti una struttura amministrativa che in questi anni è sembrata sempre più in affanno.

Ma la decisione è anacronistica soprattutto perché parte dal presupposto che i cittadini non siano in grado di scegliere; che insomma non sappiano come gestire la libertà che gli viene offerta. Questa visione paternalista da parte dell’amministrazione pubblica su cui convergono il centralismo localistico della Lega e l’inguaribile statalismo di tanta sinistra, alla fine porta invece a lavorare mettendo al centro l’offerta. E quando si parla di offerta partendo da questi presupposti, si arriva alla fine inevitabilmente ad un’offerta che sarà soprattutto pubblica.

Insomma si torna indietro, rinunciando a quel processo di modernizzazione che non è semplicemente una resa al mercato, ma è una valorizzazione delle soggettività dei cittadini, della loro capacità di organizzarsi e di scegliere.

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