Mani pulite in salsa spagnola

La Spagna è stata colpita dalla tempesta perfetta politica rappresentata dal caso Bárcenas. Ora c’è chi chiede che il Premier Rajoy lasci la guida dell’esecutivo

23.07.2013 - Fernando De Haro
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Il premier spagnolo Mariano Rajoy (Infophoto)

La Spagna è stata colpita dalla tempesta perfetta politica rappresentata dal caso Bárcenas. L’ex tesoriere del Partido popular (Pp) ha raggiunto il suo obiettivo: vendicarsi del Premier, Mariano Rajoy, che non gli ha evitato il carcere. Bárcenas sperava infatti di ottenere l’immunità nonostante i circa 50 milioni di euro che era riuscito ad accumulare illegalmente in Svizzera. Dato che non c’è riuscito, ha provocato la crisi di un governo che altrimenti sarebbe potuto essere tra i più stabili della recente storia democratica spagnola. La pubblicazione delle carte, vere o create dallo stesso tesoriere, in cui ci sono tracce dei finanziamenti irregolari del Pp e dei soldi finiti direttamente nelle tasche dei politici, ha fatto sì che qualcuno abbia cominciato a chiedere, seriamente, di cambiare il Presidente dell’esecutivo.

Al desiderio di vendetta del tesoriere si sono uniti altri due elementi che provocano questa tempesta perfetta. Pedro J. Ramírez, direttore de El mundo, si è trasformato in un “altoparlante” di Bárcenas. Non solo pubblica le sue carte, ma le dosa, le interpreta e le magnifica. Ramírez, buon conoscitore della Rivoluzione francese, crede che il suo “sacro dovere democratico” sia far conoscere la “verità”. In realtà, questa verità viene diffusa in un modo che facilita la crisi politica. Siamo davanti a un caso simile a quello che si è verificato negli anni ’90 in Italia con Mani pulite. Questa volta, però, non ci sono giudici “puri” che distruggono un sistema, ma giornalisti messianici.

L’altro elemento è lo stesso Rajoy, che ha gestito male il caso, non volendo dare alcuna spiegazione. Lo ha fatto in poche occasioni e in una forma per nulla convincente. Secondo i sondaggi, la maggioranza degli spagnoli è convinta delle accuse di Bárcenas. Molto probabilmente esse sono vere, ma sarebbe stato meglio riconoscere l’errore, se c’è stato, piuttosto che non dire niente.

I finanziamenti irregolari e i “bonus” dei politici, con seri inadempimenti fiscali, sono un problema. Ma sono un problema che è stato sopravvalutato in nome di una purezza istituzionale che viene utilizzata come arma ideologica – creando così in molti lo scandalo – in un momento in cui la gente è scontenta. Certo, è poco edificante scoprire che nell’ubriacatura generale del boom immobiliare i partiti venivano finanziati in modo irregolare o che i politici incassavano degli stipendi extra in nero. Ma è molto più grave alimentare un messaggio cinico di disprezzo della politica per causare un cambio al Governo.

Il principio fondamentale che dà valore alla democrazia e ai suoi leader è la loro capacità di generare una bene reale per il popolo. Ciò non significa che tutti i mezzi per ottenere questo scopo siano leciti. Non si tratta di relativizzare alcuna esigenza etica. Basta solamente constatare che forse il male più grande che ha portato a galla il caso Bárcenas (e di cui si parla poco) è la partitocrazia: i partiti spagnoli sono ormai caratterizzati da un’inerzia che li allontana dalla gente e per questo finiscono per generare mele marce.

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