Cosa significa pregare?

- Giuseppe Frangi

“Oggi sono 70 anni che ho fatto la Prima Comunione”, ha detto Francesco. Battesimo, prima comunione: quelle date che costituiscono la nostra storia più profonda. GIUSEPPE FRANGI

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Papa Francesco (Infophoto)

Un anno fa aveva chiesto a tutti i fedeli presenti all’udienza se si ricordavano la data del loro Battesimo. «Chi di voi si ricorda la data del suo Battesimo? Alzi la mano. Chi di voi? Sono pochi, eh? Non tanti. E non lo domando ai vescovi, perché non provino vergogna, eh? Sono pochi, eh? Ma facciamo una cosa, oggi quando tornerete a casa, domandate: “In quale giorno io sono stato battezzato?” cercate. E questo è il secondo compleanno». 

Ieri, sempre in udienza, un po’ a sorpresa, e scusandosi per il ricordo privato, ha voluto festeggiare con tutti la ricorrenza dei 70 anni dalla sua Prima Comunione. «Si dice che non si deve parlare di cose personali, ma non resisto alla tentazione. Stiamo parlando di comunione … comunione tra noi. Ed oggi, io sono tanto grato al Signore perché oggi sono 70 anni che ho fatto la Prima Comunione», ha detto. Un ricordo che anche Benedetto XVI aveva voluto rendere pubblico nel 2005, appena eletto papa: «Mi ricordo bene del giorno della mia Prima Comunione. Era una bella domenica di marzo del 1936, quindi 69 anni fa. Era un giorno di sole, la chiesa molto bella, la musica, erano tante le belle cose delle quali mi ricordo».

Due giorni fa, in occasione dell’omelia mattutina a santa Marta, papa Francesco aveva fornito una chiave di spiegazione per questa sua attenzione verso le date della storia di fede di ciascuno (un’attenzione condivisa con il suo predecessore, come s’è visto). «Cosa significa pregare?» si era chiesto. «È fare memoria davanti a Dio della nostra storia. Perché la nostra storia, è la storia del suo amore verso di noi». E poi: «Non si può pregare ogni giorno come se noi non avessimo storia. Ognuno di noi ha la sua. E con questa storia nel cuore andiamo alla preghiera». Anche con tutti i tradimenti e i peccati che fanno parte di questa storia di ciascuno.

Ho messo in fila queste tre indicazioni semplici e anche sorprendenti di papa Francesco, perché credo siano rivelatrici del suo metodo. 

Bergoglio sta dando al cattolicesimo un orizzonte largo e straordinariamante inclusivo. Chiede a tutti di uscire, di andare incontro al mondo senza alzare steccati né recinti, un po’ come fanno quotidianamente nelle villas miserias di Buenos Aires i suoi preti di frontiera, che non stanno in chiesa ma che trovi a dire messa e a confessare alle uscite della metropolitana. Ma si è aperti, chiarisce il Papa, se si ha l’umiltà di guardare alla propria storia. Di riconoscerla e di farne memoria. Non per contrapporla ad altre storie, ma per venire incontro, con più libertà, alle storie degli altri.

C’è un secondo punto implicito in questi suggerimenti di Francesco. Battesimo e Prima Comunione sono fatti che costituiscono la nostra identità. Questo significa che la nostra identità è frutto dell’atto gratuito di un Altro, prima ancora che di scelte o di meriti acquisiti sul campo. È Qualcuno che ci ha attirato a sé ad averci dato questa identità, senza aver preteso nessuna precondizione. 

Si festeggia il compleanno perché in fondo si è contenti della vita che ci è stata data. A maggior ragione c’è da essere contenti del dono della fede e ancor di più di Gesù che, con la Prima Comunione, come disse Benedetto XVI in occasione di quel ricordo autobiografico, «ha fatto visita proprio a me».

Quando Henri Matisse, già vecchio e anche malato, decise di impegnarsi a tempo pieno nel progetto della cappella di Vence, Pablo Picasso, laico dagli atteggiamenti a volte un po’ arcigni, contestò questa sua deriva religiosa. Matisse, che per altro non si era convertito, con tutta calma gli rispose in questi termini: «In fondo, Picasso, non dobbiamo fare i maligni. Voi siete come me: ciò che noi tutti cerchiamo di ritrovare nell’arte, è il clima della nostra prima comunione». Quando gli chiesero cosa avesse risposto Picasso, Matisse disse: «Non mi ha detto di no». 

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