Le luci di Sochi non riscaldano Kiev

- Elena Mazzola

Mentre a Sochi prendono il via le Olimpiadi invernali, iniziate tra le polemiche, a Kiev c’è un popolo in piazza da mesi che non ha alcuna voglia di giocare. ELENA MAZZOLA

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A Mosca l’inizio ormai imminente dei giochi olimpici di Sochi si respira nell’aria. Non tanto perché ci sia una particolare fame sportiva, ma perché è come se la crescente tensione della società russa stesse magicamente convergendo verso un punto che vorrebbe “catturarla” tutta almeno per qualche giorno. Fin dalla cerimonia inaugurale che promette di strabiliare. Ma il problema è che si tratta di una tensione reale, pericolosa, e qualche rischio che all’ultimo momento qualcosa sfugga al controllo della magia d’ipnosi generale non è da escludere.

Sochi è blindata per la paura di attacchi terroristici e nelle ultime settimane le misure di sicurezza hanno raggiunto i livelli massimi anche nella capitale, dove metropolitana e stazioni ferroviarie sono presidiate dalle forze dell’ordine. A questo si somma il malcontento legato agli infiniti scandali che hanno accompagnato l’organizzazione dei giochi più cari della storia: miliardi spariti nel nulla, natura devastata, corruzione, violenze di ogni sorta… rimbalza tutto in rete nell’indignazione generale ma è un’indignazione ormai quasi scontata, cinica … come a dire: «e cosa vi aspettavate?». Se aggiungiamo poi il tema scottante del boicottaggio dell’occidente liberale, scandalizzato perché la Russia non rispetta i diritti LGBT (tra gli altri, vi diremmo noi da qui… ), il mix rischia di essere davvero esplosivo.

Ma in fondo la gente è stanca anche di criticare e si riduce a pensare e sperare che, ma sì, che «in fondo il nostro è un grande, potente ed esperito mago e che sa fare il suo mestiere e che se è tranquillo vuol dire che ha la situazione in mano, e quindi … basta, il 7 febbraio si comincia, si tratta di un periodo di divertimento, di gioco, di tregua … in fondo…».

Disturba solo un po’ il baccano che fanno ancora quei fastidiosissimi vicini di casa che «sono ancora lì in strada a protestare e non si capiscono nemmeno tra loro e … cosa spereranno poi di trovare nell’Europa?». Ma Kiev è proprio dietro l’angolo e – volenti o nolenti – della Rus’ è storicamente il cuore. C’è un popolo in piazza da mesi, nel gelo, e quel popolo – che parla russo, oltre che ucraino – di giocare adesso non ha tanta voglia perché i trucchi degli illusionisti li conosce bene. Il popolo del Maidan non si riconosce nel protagonista di disordini o fomentatore di ostilità che molti dipingono e quindi non si sente chiamato in causa dalla rituale proposta di tregua olimpica. Il Maidan è piuttosto un corpo vivo che ha un cuore fatto di operatori di pace che gridano al mondo un’incredibile fiducia in una reale positività possibile. Allo stesso tempo, se parli ai maidanisti di tregua olimpica, loro ti rispondono con un sorriso triste e disilluso.

C’è un precedente fin troppo vicino: le olimpiadi del 2008, la guerra tra Russia e Georgia con la Russia che sulla carta non fa che reagire all’iniziativa del nemico in difesa delle minoranze oppresse ma che – come constaterà poi anche l’Europa – ha in realtà prima ampiamente provocato e poi usato la forza in modo sproporzionato. L’Ucraina pacifista e europeista del Maidan teme che il gioco dei russi sia proprio questo e quindi non si illude … anche perché la prima parte del gioco è a carte coperte, ma le mosse decisive si fanno proprio in fase di pianificazione e preparazione. È necessario allora che il mondo creda – almeno un po’ – che gli uomini del Maidan sono come minimo ignoranti, selvaggi fuori controllo, pericolosi criminali o, meglio ancora, fascisti. Centinaia di episodi grotteschi costatano il dilagare della menzogna e il tentativo di imporre al paese un clima di terrore atto a creare una situazione che possa essere considerata “incontrollabile” così che qualcuno debba – bontà sua – intervenire a mettere a posto le cose. Un esempio fra tanti: la polizia raccoglie per tutto il paese gruppi di sbandati e li assolda perché recitino la parte dei cattivi: i ribelli maidano-fascisti.

Kiev trema, dunque, in attesa che si inizi a “giocare”, perché la seconda, prevedibile, mossa è l’invasione, a difesa del popolo (russo)-ucraino dai fascisti. Beh, se poi en passant, i russi riuscissero a riprendersi anche la Crimea… ! Comunque sia, a guardare le mosse degli attuali – più o meno grandi – maghi che governano il mondo e cercano di incantarlo per il popolo ucraino sembra proprio non esserci speranza. Ma mentre qui si resta in attesa dei bagliori della cerimonia inaugurale dei giochi, il popolo ucraino invece di divertirsi e mettersi a giocare con gli altri continua a convertirsi fiducioso a Colui che del mondo è davvero Signore e padrone. È il Suo intervento, infatti, che il Maidan incessantemente implora e spera… dalla sua multiconfessionale chiesa-da-campo.

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