Le mura della vita

Chi entra in clausura, dice VINCENT NAGLE, non esce dalla realtà, ma ha la possibilità di viverla e testimoniarla in ciò che è essenziale per la vita: la vittoria di Cristo sulla morte

10.05.2014 - Vincent Nagle
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Immagine di archivio

Una mia giovane amica questo mese entrerà in un convento di clausura. Per i suoi amici e familiari questo fatto è una grande provocazione e mi ha fatto riflettere sul significato del suo gesto per la mia vita, per la vita di tutti. Questa sua vocazione è la possibilità per me e per tutti di vivere da uomini liberi che sanno giudicare la realtà.

Mi ricordo quando da giovane ho preso in considerazione per la prima volta questa forma di vita e mi sembrava una scelta paradossale: da un lato appariva come una fuga dalla realtà, come se chi faceva una tale scelta volesse scappare dal mondo, dai suoi pericoli e tentazioni; dall’altro, però, la vita di clausura richiede a chi la vive di non scappare, di non distrarsi mai dalla realtà. Visitando un monastero Benedettino, un monaco mi ha fatto notare che da quando uno comincia la vita lì dentro si siede sempre nello stesso posto, nella cappella come in refettorio, tutti giorni dell’anno, anno dopo anno. Con le stesse persone sempre alla propria destra e alla propria sinistra, dopo pochi anni, si sa già tutto quello che ha da dire il tuo compagno e si comincia ad amare sempre di più il silenzio in refettorio. Perché la regola di vita vuole proprio questo, che con le distrazioni ridotte al minimo, chi è dentro possa affrontare la realtà così come è e desiderare e scoprire, perciò, sempre di più l’unica Presenza che redime la realtà.

È facile che, tra uscite, telefonate, visite, vacanze, messaggini, incontri ecc., la costante presenza di novità faccia decadere nel nostro cuore la domanda più urgente che la realtà suscita nel cuore umano: che tutto, ma tutto, su questa terra è limitato, addirittura la mia stessa vita sulla terra è limitata; che tutto finisce e finendo ci tradisce, abbandonandoci al limite che già intuiamo in ogni esperienza di limite, la morte. La morte incombe. La morte ci arriva addosso. Man mano che nella vita si conoscono sempre di più i limiti insiti in ogni cosa, esperienza e persona, la morte regna sempre di più nei nostri cuori, Il fatto è che la realtà ci può portare a disperare.

Ecco cosa significa questa strana vocazione in cui sta per entrare la mia amica. Se un Redentore c’è, se un Salvatore esiste, dove possiamo con più efficacia conoscere e verificare la sua redenzione e la sua salvezza? Stando di fronte e dentro il suo campo di battaglia, stando di fronte al luogo della sua vittoria, entrando nella tomba che vuole rinchiuderci per sempre. Se vogliamo verificare il suo superamento della morte, è proprio davanti al grande limite che dobbiamo restare, pregando, domandando, attendendo. 

Le mura del convento sono come le mura della vita. Un’altra mia amica si è ammalata per un tumore e ho visto come per lei fosse come se le mura della vita, i limiti, si avvicinassero per rinchiuderla, come in una tomba. E ho le detto: “Si, è come se si presentassero solo barriere, mura. Ma c’è chi ci ha testimoniato che quel che sembra un muro è in realtà una porta e che Cristo è la chiave che apre questa porta, che trasforma il muro che vuole rinchiuderci in una porta che ci fa entrare nella casa del padre, nella comunione di vita senza fine.”

Ed ecco il significato del gesto che Cristo sta compiendo nella vita della mia amica che sta per entrare nella clausura. Vuole darci una testimone, una che, in nostro favore, si rinchiude per testimoniarci che la vittoria di Cristo è vera.

Tale testimonianza ci mette in mano, allora, la cosa essenziale per giudicare tutta la vita, tutta la realtà. La vittoria di Cristo è l’unica cosa essenziale nella vita. Tutto il resto pretende,di volta in volta, di essere essenziale, ma solo questo lo è. La vocazione della mia amica vuole darci la libertà che vive solo chi sa giudicare la realtà. E la realtà si può giudicare solo se si ha presente l’essenziale, solo se si può distinguere fra ciò che è essenziale della vita e ciò che non lo è.

Ringrazio Dio per quel che sta compiendo nella vita della mia amica, perché questa vocazione ci mostra l’essenziale, indicandoci l’unico modo possibile di vivere questo mondo da uomini vivi, giudicando tutto dentro la vittoria del Signore.

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