Maria e la “confusione” del mondo

- Luigi Negri

La festa dell’Assunzione della Vergine Maria al cielo: questa certezza, che la Chiesa custodisce, ci mette di fronte al compimento definitivo della nostra vita. Mons. LUIGI NEGRI

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Tiziano Vecellio, Assunta (1516-18, particolare) (Immagine dal web)

La grande festa dell’Assunzione della Beata Vergine Maria al cielo: questa certezza, che la Chiesa custodisce nel cuore e che teneramente e devotamente rinnova ogni anno, ci mette di fronte al compimento straordinario della vita di Maria nella vita stessa del Signore risorto. 

Il suo cammino nella fede, il cammino di colei che “ebbe fede sperando contro ogni speranza” e che  “avanzò nella peregrinazione della fede e serbò fedelmente la sua unione col Figlio fino alla Croce”, come ricorda Giovanni Paolo II nella Redemptoris Mater, è via della Chiesa e dunque per ognuno di noi. 

La sua vita vissuta con fede – con una volontà di immedesimazione profonda e quotidiana con ciò che il Signore le comunicava anche quando questa comunicazione eccedeva la sua capacità di intendere -, come compagnia stretta a Lui, cammino dentro la vita del popolo di Israele, cammino pieno di grandi eventi positivi ma che vide anche manifestarsi subito quell’odio che credette di ottenere la sua vittoria nel disastro della passione e della morte di Gesù, nella quale ella, da sola, ebbe la grande forza di stare di fronte al Figlio che moriva; questa sua vita, umanamente e cristianamente straordinaria, ha avuto un compimento totalmente pieno: la madre del Signore, non avendo subito quella corruzione del sepolcro che è inevitabile destino di ogni uomo che viene in questo mondo, partecipa in modo pieno alla vittoria di suo Figlio, alla destra del Padre.

Questa certezza, che oggi la Chiesa rinnova dentro il nostro cuore e la nostra coscienza, attesta che il nostro cammino, umano e cristiano, è un cammino verso il compimento in noi della gloria del Signore. Ma esso avviene se noi, attraverso l’accidentato muoversi della nostra vita quotidiana nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, nella gioia e nel dolore, ripartiamo continuamente – come ci suggerisce papa Francesco – dalla fede nel Signore e la facciamo integralmente nostra, come criterio fondamentale di giudizio sulla realtà e di comportamento di fronte agli uomini, alla natura e alla realtà tutta.

L’Assunzione della Beata Vergine Maria conferma dunque che anche la nostra vita, in quanto partecipazione alla vita del Signore, troverà compimento pieno. Noi raggiungeremo la pienezza della nostra vita umana e cristiana nell’incontro definitivo con Lui, Signore della vita e della storia. 

Ma in questo momento, in questo tremendo 2014, dove ogni giorno sembra che la violenza, il disprezzo della vita personale e di quella dei popoli, la violenza perpetrata a tutti i livelli, il proprio interesse perseguito contro tutto e contro tutti, questo terribile e continuo “voltarci dall’altra parte”, come ci ricorda ancora il santo padre Francesco, in questa umanità disumana, brutta perché falsa, sostenuta su speranze non affidabili, che cosa possiamo fare? Che cosa ci resta in questo mondo così desolato, che induce così spesso tanti uomini anche buoni a cedere di fronte alla confusione universale che sembra dominare la Chiesa e la società?

Tutto questo ci deve esortare alla domanda. Viviamo oggi l’Assunzione come una domanda a Maria perché ci faccia partecipare di più della sua vita, ci accolga di più sotto il suo manto. Desideriamo poterci tenere stretti sotto il manto della Madonna per ricevere da lei quella luce che ci rende in grado di giudicare noi stessi e il mondo in cui viviamo in modo chiaro, e di farci amare gli uomini nella verità. Chiediamo a Maria di farci amare il mondo non perché apparteniamo ad esso, ma perché lo investiamo di quell’Annuncio che il mondo stesso desidera ma non da solo non può e non potrà mai darsi. 

Che l’Assunzione della Madonna ci rinnovi dunque nella pienezza della fede, nell’energia del giudizio, nella facilità della carità, nel desiderio di essere, dovunque siamo e qualsiasi cosa facciamo, “umili lavoratori nella vigna del Signore”.

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