Un pregusto di cielo

- Vincent Nagle

Diversamente da Parigi, la grande folla di Manila si è radunata per proporre una identità, un’identità che sa proporsi anche davanti alla grandi prove. L’editoriale di VINCENT NAGLE

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Una bambina con papa Francesco (Immagine dal web)

In quest’ultima settimana abbiamo visto due grandissimi raduni, grandi masse di milioni di persone che si sono messe insieme per esprimere unità attorno a due diverse cause: il primo raduno è stato a Parigi e il secondo a Manila.  

In Occidente ci si è commossi di fronte alla manifestazione di solidarietà a Parigi per protestare contro la violenza che ha colpito alcuni giornalisti, protagonisti di un umorismo volutamente scandaloso, e degli ebrei — violenza che è anche costata la vita a tre poliziotti. Oltre al numero impressionante di capi di Stato scesi in piazza insieme, la folla gigantesca, dicono 3,7 milioni di francesi e di altre provenienze, ha dato quasi il senso di un popolo che stava esprimendo la sua identità, la sua presenza come protagonista della storia. In quest’epoca nella quale sembra che ogni giorno ci porti segni sempre più drammatici di un Occidente che sta vivendo un crollo molto grave dei suoi ideali e dei suoi valori, una manifestazione come abbiamo visto a Parigi quasi ci dà la speranza che esista una vitalità di identità e cultura ancora capace di ispirare un popolo a compiere grandi opere. 

Quella risposta di popolo alla violenza terroristica di stampo islamico rimarrà senza altro nella memoria come immagine di una cultura, di una storia che ancora non si è arresa davanti a nuove correnti culturali, sociali e religiose, che si presentano incompatibili con la storia occidentale/europea. Guardando le immagini di questa dimostrazione di solidarietà in azione mi sono sentito grato a tutti quelli che si erano mossi per gridare con me e per me “No!” all’intimidazione che il movimento jihadista islamico porta contro la cultura occidentale ed ebraica.  Mi sono sentito più forte nel mio rifiuto davanti a questo fenomeno.

Poi c’è stato un altro avvenimento su una scala ancora più impressionante, svoltosi questa volta dall’altra parte del mondo, quando durante la visita di Papa Francesco nelle Filippine 6, o forse 7, milioni di persone hanno assistito alla santa Messa celebrata dal Papa in un parco pubblico di Manila. È stato fra i più grandi avvenimenti di massa che il mondo abbia mai visto.  

Questa manifestazione aveva tutto un altro carattere rispetto a quella di Parigi. Mentre questa aveva un carattere quasi spontaneo, in risposta ad avvenimenti successi pochi giorni prima, quella di Manila era una occasione annunciata e aspettata da lungo tempo. C’è, però, un altro elemento di diversità ancora più importante fra le due manifestazioni. Quella di Parigi ha rappresentato l’insorgere di una denuncia, di un’insofferenza, del rifiuto ad accettare al proprio interno una presenza umana ostile, la volontà di allontanare un movimento religioso/sociale/culturale ostile, e ci si è cercati per rendere più forte questo “no”.

La folla enorme di Manila, forse il doppio di quella di Parigi, era lì per dire “sì” a qualcosa, per affermare una Presenza che rende le persone grate di vivere, come ha indicato molte volte Papa Francesco in quei giorni, anche in mezzo a tante prove dure.

Questa differenza è importante, anzi importantissima. Una volta ho ascoltato uno psichiatra famoso fare questa osservazione: il primo segno che un gruppo vive una comunionalità malata e patologica è che le persone stanno insieme più per quello cui si oppongono che per quello che favoriscono. Io stesso sono cresciuto in una casa anti-capitalista, anti-partito conservatore, e concordo con questa osservazione. La debolezza della manifestazione di Parigi è che era chiaro ciò che veniva contestato, ma molto meno chiaro ciò che si voleva promuovere, indicando la mancanza di una identità sana e proponibile. 

Infatti, proprio su questo tema il Papa ha voluto parlare ai milioni di persone che stavano davanti a lui: “Noi siamo diventati figli adottivi di Dio, fratelli e sorelle in Cristo. Ecco quello che siamo. Questa è la nostra identità. Abbiamo visto una bella espressione di questa quando i filippini si sono avvicinati ai loro fratelli e sorelle colpiti dal tifone… Questo è il peccato: dimenticare che siamo figli di Dio. Questa è la nostra più profonda identità… di essere come la famiglia di Dio”.

La grande folla di Manila si è radunata per proporre una identità, un’identità che sa proporsi anche davanti alla grandi prove. Per questo motivo il suo valore come testimonianza è così grande, uno spettacolo che crea speranza nel mondo.

Quando incontriamo persone con cui abbiamo un nemico in comune, siamo contenti di avere trovato degli alleati; ma quando incontriamo persone che impegnano la loro vita per la stessa cosa per la quale abbiamo anche noi dedicato la vita, non sono degli alleati che troviamo, ma dei fratelli, e in Cristo siamo fratelli destinati a condividere per l’eternità la stessa casa del Padre. Che spettacolo abbiamo visto! Che segno! Una pregustazione di Cielo.

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