La pozzanghera e l’oceano

Sette milioni di persone a una messa del Papa valgono come notizia meno delle partite di calcio? Se lo chiede PIGI COLOGNESI riflettendo sulla comunicazione moderna

26.01.2015 - Pierluigi Colognesi
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Una bambina con papa Francesco (Immagine dal web)

Domenica 18 gennaio, alle ore 19 e 30 mi sono… Sì, sto parlando di domenica l’altra, non di ieri. Lo faccio consapevole che per i fanatici delle breaking news, per i twittatori compulsivi che lasciano passare solo pochi secondi tra la notizia e il loro commento, per i divoratori dell’ultimissimo video virale, parlare di una cosa successa quasi dieci giorni fa è comportarsi come archeologi che si dilettano di mummie.

Comunque, domenica 18 gennaio alle ore 19 e 30 mi sono collegato col sito on line del Corriere della sera perché un amico mi aveva suggerito di guardare il video della messa di Papa Francesco a Manila. 

In testa alla pagina trovo i risultati delle partite di calcio; e questo ci sta, essendo domenica pomeriggio ed essendo noi tutti ansiosi per le performance della squadra per cui tifiamo. 

Il primo titolo riguarda ancora un allenatore di calcio, e va beh. Faccio scorrere la pagina e trovo altre dodici notizie, tra cui le primarie liguri del PD e la vicenda delle due volontarie liberate in Siria, la cattura di una coppia di ladri di supermercati in USA e l’espulsione di due jihadisti dall’Italia, i missili israeliani lanciati su villaggi del Golan e Beppe Grillo che lancia la «notte dell’onestà». 

Quando sono già un po’ scoraggiato, trovo – in quattordicesima posizione! – la notizia che cercavo. Nel titolo si dice che quella a Manila è stata la «messa più grande di sempre»: 7 milioni di fedeli. Resto sconcertato, e un po’ arrabbiato, perché – anche senza entrare nel merito – si tratta di una notizia che dovrebbe stare ben più in alto nella graduatoria di lettura. E ad onor del vero l’edizione cartacea del quotidiano milanese il giorno dopo darà adeguato risalto alla notizia e le dedicherà congruo spazio; sarà forse per il fatto che la comunicazione on line segue dinamiche e priorità (l’effimera tempestività di cui sopra?) diverse da quella stampata.

Un commentatore ha detto che papa Bergoglio ha parlato a quella folla oceanica «dalle periferie del mondo». La cosa non mi quadra. Forse sono io, davanti al mio computer zeppo di notiziole gossippare, ad essere alla periferia e sono quei milioni di fedeli radunati attorno al successore di Pietro ad essere giusto nel centro.

Voglio dire che forse occorre che mi riposizioni nelle mie prospettive. Se voglio comprendere dove vanno il mondo e la storia e quale ruolo sono chiamato a giocare in questo loro moto, devo avere il coraggio di sovvertire le priorità, di allargare gli orizzonti, di guardare in faccia a fenomeni che sembrano lontani eppure hanno una imponenza imparagonabile alle piccinerie di cui vengo ingombrato. 

Mi devo spostare, uscire dal perimetro ristretto di quello che mi pare importante ed è invece – guardato da un punto d’osservazione più alto – ben misera cosa rispetto ad altri fenomeni qualitativamente e quantitativamente più imponenti. Cambiano i punti di riferimento e questo provoca un po’ di vertigine, forse come ai primi che scoprirono che era la terra a girare attorno al sole e non viceversa.

Resta indubitabilmente vero che si parte necessariamente da ciò che è più prossimo, ma i cerchi concentrici del mio piccolo sasso non possono limitarsi alle sponde dello stagno che ho sempre pensato essere il mare: oltre c’è infatti un oceano inesplorato che influisce decisivamente sullo stagno. Sarebbe stolto tenersi aggrappati alle consuete dimensioni di una, pur familiare, pozzanghera.

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