Le balle cancerogene

Notizie manipolate, scoop mediatici e allarmismi infondati: ecco tutto quello che nessuno vi dice sulla carne cosiddetta cancerogena. L’editoriale di ANTONIO INTIGLIETTA

31.10.2015 - Antonio Intiglietta
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Salsicce e bacon, tra le carni definite cancerogene (Infophoto)

C’è un modo di comunicare le notizie e di diffonderle che, nella sua incompletezza o nella sua esasperazione, è figlio di un cinismo che manca di rispetto a chi vive e lavora per costruire qualcosa di bello e di buono. Chi ne è colpito, spesso, non ha voce e non può gridare o comunicare le proprie ragioni. 

Il recente rapporto dell’International Agency for Research on Cancer, agenzia dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha stabilito che il consumo di salumi, insaccati e, più in generale, di carne lavorata può provocare il cancro. 

Lo studio ha innescato un vero e proprio cortocircuito mediatico che, oltre a generare degli allarmismi eccessivi anche pericolosi, ha finito per “fare di tutta l’erba un fascio”. 

Innanzitutto, occorre precisare che il rapporto IARC si riferisce alle carni trasformate “attraverso processi di salatura, polimerizzazione fermentazione, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”. Insomma, non si ha il coraggio di riferirsi ad una certa produzione industriale che si avvale di allevamenti intensivi oltre che di mangimi chimici e ormoni, che costituiscono un concreto fattore di rischio per la salute dell’uomo. Trovo, dunque, inaccettabile questo tentativo di “sparare nel mucchio”. 

C’è un altro aspetto che in pochi, dopo la diffusione del rapporto, hanno tenuto in considerazione: il documento è stato condotto su scala globale e non considera i prodotti di qualità artigianale né i costumi alimentari. 

Ricordo, tra l’altro, che questa notizia è stata comunicata proprio nell’anno in cui l’Unione europea ha formalmente chiesto all’Italia di porre fine al divieto in materia di detenzione e di utilizzo di latte in polvere, concentrato e ricostruito per la produzione di prodotti caseari. Un’altra indicazione che, come ho avuto modo di sostenere, sembra salvaguardare le grandi realtà industriali che agiscono in nome del profitto. 

Su questi temi, in occasione de “L’Artigiano in Fiera” (5-13 dicembre, Fiera Milano), la gente avrà modo di confrontarsi direttamente con gli artigiani del settore, che spiegheranno perché le loro produzioni sono buone, di qualità e non fanno male. Tutti siamo, del resto, chiamati a uno sforzo di conoscenza per riconoscere l’importanza di un’alimentazione sana fatta di prodotti sostenibili e di qualità certificata.  

L’incontro con gli artigiani sarà testimonianza diretta di come una concezione del lavoro, della persona e del rapporto con la natura incida sulla cura e sull’attenzione al prodotto, distinguendosi da una logica legata unicamente al profitto. 

Essi, in quanto promotori dello sviluppo economico locale, costituiscono “la risposta più adeguata alle sfide che ci presenta un’economia globalizzata e spesso crudele nei suoi risultati” (Papa Francesco, Forum mondiale di sviluppo locale di Torino). 

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