Concentriamoci sul presente

Una foto diventata virale fa riflettere. Il troppo uso dello smartphone ci distacca dalla realtà? Nessuna fotografia può far tornare il passato, concentriamoci sul presente. PIGI COLOGNESI

05.10.2015 - Pierluigi Colognesi
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Immagine presa dal web

La fotografia riportata qui sopra non ha apparentemente nulla di strano: gente bloccata dietro a delle transenne che guarda qualcosa di bello e atteso (in questo caso si tratta del passaggio di alcuni divi del cinema, ma potrebbe essere qualsiasi cosa) e scatta sorridente le immancabili fotografie col telefonino. Eppure questa fotografia è diventata – come si dice – «virale», cioè ha avuto un enorme successo in rete, moltissimi l’hanno inoltrata ai propri conoscenti; i giornali on line l’hanno pubblicata in evidenza e commentato la sua imprevista diffusione. (Strano fenomeno quello per cui il successo di una foto, di un video, di un testo in Internet viene indicato con un aggettivo – «virale», appunto – che di per sé indica il diffondersi di una malattia!).

Cosa c‘è, dunque, di particolare in questa foto? L’avrete certamente già notata: è la vecchietta appoggiata alla transenna col golfino nero e gli occhiali violetti. Quasi tutti gli altri stanno guardando i loro idoli cinematografici attraverso la mediazione del cellulare; lei no, lei guarda fissamente, direttamente, immediatamente (senza mediazioni) il suo obiettivo. E sembra l’unica a vederlo davvero. La sua soddisfazione non ha quel tanto di eccessivo e sguaiato che si legge nel volto degli altri, ma è contenuta, come più consapevole.

La foto è diventata «virale» perché è stato facile tornare sul refrain – giustissimo – che il troppo uso dello smart phone ci distacca dalla realtà e non ce la fa pienamente godere; anzi rischia addirittura di sostituirla. Nei mesi scorsi sono diventate altrettanto famose le foto del cercatore di balene che, in barca, smanetta sul suo aggeggio elettronico e non si accorge di una specie di Moby Dick che affiora a pochi metri da lui e quella dei ragazzi al museo che stanno seduti sulla panchina a chattare mentre alle loro spalle la Ronda di notte di Rembrandt li guarda stupita.

Viene da chiedersi dove sta la differenza tra la vecchietta e gli altri. Perché questi hanno la compulsiva necessità di scattare foto? Anzitutto per poter documentare a parenti, conoscenti, amici e compagni di social network di aver visto quello che hanno visto. La vecchietta no, non ne ha bisogno: l’esperienza di soddisfazione è indiscutibilmente sua (la faccia lo dimostra chiaramente) e non occorre che altri la confermino. Di sicuro, essendo stata una bella vicenda, la racconterà in giro, magari ai nipoti; ma non avrà bisogno di far vedere nessuna foto perché che sia stato bello i nipotini lo vedranno dal suo sorriso mentre ne parla.

Le foto, poi, gli altri le hanno scattate per ricordare a loro stessi – tra un po’ di tempo, quando sarà passata l’emozione che ora fa gridare di gioia – questo bel momento, questo attimo fuggente. Non sarà la stessa cosa, come documenta la cerimonia un po’ triste di rivedere insieme le foto delle vacanze; eppure abbiamo comprensibilmente bisogno di supporti per la memoria della cose belle e la fotografia è uno die più efficaci. La vecchietta, forse proprio perché è vecchia e ha tanti ricordi, ne conosce la labilità e sa che nessuna fotografia può far tornare il passato e che, quindi, la cosa decisiva (in fondo l’unica che abbiamo a disposizione) è il presente, l’adesso, l’ora. E dunque la cosa più saggia è concentrarsi sul presente.

Che in fondo è eterno. Forse la vecchia signora aveva soltanto dimenticato a casa il cellulare. Che importa? Nella coscienza di chi ha visto non sbadatamente la foto di quell’istante, l’insegnamento rimane per sempre.

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