Gli “imbattuti” dalla crisi

- Fernando De Haro

In Spagna, spiega FERNANDO DE HARO, la crisi ha reso evidente l’esistenza di un’energia sociale che ha permesso al Paese di non soccombere nonostante le difficoltà

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Lo chiamano welfare parallelo, perché non è statale. I cittadini over 65 dedicano più di tre ore al giorno ad accudire i nipoti o persone della propria generazione. Alcuni giorni fa a Madrid è stato presentato l’Indicatore di solidarietà intergenerazionale, messo a punto da un’organizzazione no profit, che prova a misurare l’apporto dato dagli anziani, generalmente considerati un peso per la società. Essi non solo dedicano tanto tempo agli altri, ma contribuiscono alle finanze (tra i 1.000 e i 3.000 euro annui) dei famigliari in difficoltà. Sono un agente decisivo per la redistribuzione del reddito: le pensioni hanno funzionato e funzionano come sussidi per i più giovani. Le conclusioni di questa indagine sono state rese pubbliche dopo che il Banco alimentare spagnolo ha tenuto la colletta alimentare, con l’obiettivo di raccogliere 100 kg di cibo per ogni povero. Questi sono solo degli esempi a cui se ne aggiungono altri. Basti pensare che la Chiesa cattolica nel 2013 contava 8.500 centri di assistenza, educativi e sanitari, che si sono occupati di circa 5 milioni di persone. 

Alla vigilia della campagna elettorale spagnola, importante quanto scegliere chi votare è dare il giusto valore alla solidarietà intergenerazionale, alla responsabilità personale, alla carità, a questa energia sociale che si è scatenata durante la crisi. Non la si può sminuire: tutti sappiamo che con il tasso di disoccupazione che abbiamo, senza questo fenomeno il Paese sarebbe esploso. 

Tuttavia, anche se riconosciamo questa evidenza, diamo un valore a questa energia sociale con criteri propri della mentalità strutturalista degli anni Sessanta. Nella nostro modo di pensare c’è sempre un sistema che deve mantenere le cose in piedi: per alcuni è il mercato, per altri lo Stato. E se si è cattolici allora forse si chiede di creare un “sistema sussidiario” per sostenere i corpi intermedi. Ma quello che è accaduto in questi anni ci insegna precisamente che né il disastro del sistema finanziario, né la mancanza di un buon sistema educativo, né gli errori della classe politica (partitocrazia), né decadi di statalismo, né l’aumento delle disuguaglianze, né l’ideologia a favore del mercato hanno impedito che la persona si interessasse alla persona.

La nostra ossessione per i sistemi può considerare tutta questa energia sociale come un rimedio passeggero, una soluzione d’emergenza che deve essere “rimpiazzata” quanto prima. Ma c’è anche un’altra interpretazione, forse più appropriata. Il sistema non sta più in piedi: né quello istituzionale e democratico, né quello economico. L’energia sociale che abbiamo visto dispiegarsi, la responsabilità della persona verso la persona, non è una risorsa del passato, ma del futuro. 

Si potrebbe obiettare che questo discorso vale solo nel settore no profit, ma la dinamica è la stessa per affrontare il rinnovamento necessario nel tessuto produttivo. La Spagna è un Paese di Pmi e per accrescere la propria competitività ha bisogno di creare Pmi più grandi in settori innovativi. Per far questo occorre rinnovare il sistema di contributi sociali, migliorare la formazione professionale, continuare a trasformare la struttura della contrattazione collettiva, e soprattutto la fiducia reciproca e la capacità imprenditoriale.

Una prospettiva del genere fa sì che le prossime elezioni possano essere guardate con un certo distacco. Questo non vuol dire che non cambierà nulla se vincerà una parte piuttosto che un’altra. Tuttavia nessuno dei partiti risulta essere particolarmente sensibile verso quella che abbiamo chiamato energia sociale. Ma alcuni favoriscono la stabilità, altri no; alcuni aiutano la colonizzazione ideologica, altri no; alcuni fanno affidamento sul protagonismo dello Stato, altri no.

Le proposte fiscali sono un buon test in proposito. I socialisti hanno già detto che è impossibile abbassare le tasse: il welfare non permette che le entrate diminuiscano. I popolari e Ciudadanos, invece, hanno promesso aliquote più basse sui redditi. La Spagna, però, deve ridurre il deficit e portarlo sotto il 3% del Pil. Il fatto è che il sistema fiscale spagnolo ha bisogno di una riforma profonda, perché raccoglie meno dei paesi vicini, a causa di tanta evasione e troppe detrazioni. 

Anche se il tema è complesso, tuttavia in linea di principio sembra preferibile – sempre che non si smantellino i servizi pubblici e si limiti la voracità del mercato – che il denaro sia nelle mani della società. Società che vuol dire anziani che si prendono cura dei nipoti e volontari del Banco alimentare.

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