Je suis l’Africa

PRIMO SOLDI ricorda con emozione le parole pronunciate da papa Francesco al suo ritorno dall’Africa, in cui ha invitato i giovani di quel continente a farsi missionari di Cristo

05.12.2015 - Primo Soldi
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Immagine di archivio

Queste parole sono state scritte in una circostanza particolare e con particolare entusiasmo. Mercoledì scorso mi trovavo in Piazza San Pietro per partecipare all’udienza di Papa Francesco, la prima dopo il suo viaggio apostolico in Africa. Un pallido sole illuminava questa piazza dove ogni mercoledì gente da tutto il mondo viene per ascoltare le catechesi di Francesco. “L’Africa è bella” esclama all’inizio il Papa ed offre a tutti una sintesi della sua visita in Kenya, Uganda e Repubblica Centrafricana. “La convivenza tra miseria e ricchezza è uno scandalo, una vergogna per l’umanità”.

Ripercorrendo le sue giornate africane, ricorda le parole poste a tema nei vari paesi da lui visitati. In Kenya: “restate saldi nella fede e non abbiate paura”. In Uganda: “sarete miei testimoni, avrete forza dallo Spirito Santo”. E nel cuore dell’Africa: “passiamo all’altra riva”. A proposito del Centrafrica, ultima tappa, ma — precisa — in realtà la prima nelle sue intenzioni, parla dei missionari, uomini e donne che hanno lasciato la patria da giovani e sono andati in quelle terre, scegliendo una via di tanto lavoro, alle volte dormendo addirittura sulla terra. Ricorda di aver conosciuto a Bangui una anziana suora italiana di 81 anni. È arrivata dal Congo in canoa in compagnia di una bimba che la chiama “nonna”. È un’infermiera e ostetrica che ha fatto nascere più di 3.200 bambini: “tutta una vita per la vita, per la vita degli altri e come questa suora, ce ne sono tante, tante: tante suore, tanti preti, tanti religiosi che bruciano la vita per annunciare Gesù Cristo”. 

Il Papa è rimasto colpito dall’immenso numero di giovani incontrati nei vari paesi che “lo festeggiavano con tanta gioia e con lo stomaco vuoto”! In Europa ce ne sono pochi, perché la natalità è un lusso. “Mi rivolgo a voi giovani; chiedetevi: cosa penso di fare della mia vita?” L’invito del Papa è di prendere esempio da questa suora e da tante come lei che hanno dato la vita, a volte anche perdendola, per la missione. 

“La missionarietà non è fare proselitismo, perché, mi diceva questa suora, che le donne musulmane vanno da loro perché sanno che le suore sono infermiere brave, che le curano bene e che non fanno la catechesi per convertirle! Rendono testimonianza; poi a chi vuole fanno la catechesi”. “È il momento di pensare di chiedere al Signore che vi faccia sentire la sua volontà” dice il Papa rivolto ai giovani “ma non escludete, per favore, questa possibilità di diventare missionari per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri paesi”.

Le speranze del Papa sono per il Centrafrica, un paese che sta cercando di uscire da conflitti violenti e da tanta sofferenza. Francesco ha voluto aprire proprio a Bangui la prima Porta Santa del Giubileo della Misericordia. “Lasciare alle spalle la guerra, le divisioni, la miseria e scegliere la pace, la riconciliazione, lo sviluppo. Ma questo presuppone un passaggio che avviene nelle coscienze e nelle intenzioni delle persone”. Parole che si sposano con quelle del profeta Baruc che invita a “deporre le vesti del lutto e a rivestirsi dello splendore della gloria; lo splendore che viene dall’avvolgersi del manto della giustizia di Dio”. 

Abbiamo sentito dire in questi giorni: “io sono Parigi”, ma si potrebbe anche dire: “io sono l’Africa”! Proprio da questo continente così povero e così ricco viene la testimonianza di un mondo giovane che verrà probabilmente a rievangelizzare noi europei. E nel frattempo, come ricorda il vangelo che leggeremo domani: quanti sentieri ci sono da raddrizzare, burroni da riempire, monti e colli da abbassare! Ciascuno di noi dovrebbe chiedersi che cosa può fare per migliorare il mondo in cui viviamo. Nel continente più povero si vive con più solidità e con maggiore entusiasmo il vangelo della gioia (Evangelii Gaudium). 

Alla fine il Papa ha invitato tutti a vivere il tempo dell’Avvento come preparazione alla nascita di Gesù, volto del Padre misericordioso, nel contesto straordinario del Giubileo, con spirito di carità, maggiore attenzione a chi è nel bisogno, e con momenti di preghiera personale e comunitaria.

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