Il populismo “buono”

- Fernando De Haro

La manifestazione organizzata da Podemos a Madrid, spiega FERNANDO DE HARO, è stata un successo. Il populismo sembra dilagare in Europa, mettendo in difficoltà i partiti tradizionali

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Pablo Iglesias (CC Discasto)

C’erano molte persone a Puerta del Sol, secondo la polizia 100.000. Erano di più, circa il doppio: una grande capacità di richiamo in un’epoca di forte scetticismo. Il pubblico era difficile da qualificare: non erano i soliti militanti, ma una sorta di classe trasversale, di tutte le età, anti-politica che è tornata a credere nella politica.

La “Marcia di Madrid”, organizzata da Podemos, il partito populista che scuote da mesi la politica spagnola, ha avuto successo. Pablo Iglesias, il leader della formazione, l’aveva organizzata per iniziare un percorso che, a suo vedere, porterà fino al Governo. Se Syriza ci è riuscito in Grecia perché non può accadere in Spagna?

La Marcia di Madrid aveva già avuto successo prima di iniziare. Pp e Psoe, i due principali partiti spagnoli, sono stati assolutamente polarizzati su questo appuntamento. Il primo ministro è andato a Barcellona per replicare a Pablo Iglesias, dicendo che la Spagna nera che dipinge non esiste, che il Pil cresce del 2%, che creerà più di un milione di posti di lavoro in due anni, che la politica del centrodestra funziona. I socialisti, divisi e spaventati dal fatto che Podemos possa togliergli voti, si sono riuniti per cercare un’unità che manca da quando hanno perso il potere. E anche loro hanno attaccato la Marcia di Madrid. 

La sinistra e la destra, che non vanno d’accordo pressoché su nulla da quando Aznar ha vinto le elezioni nel 2000, ora sparano, ognuna dal suo angolo, contro la forza emergente. Nel frattempo, però, non sono riuscite a riformare la legge elettorale, ad avvicinare i loro partiti alla gente, a frenare la partitocrazia che soffoca le istituzioni. Duecentomila persone in strada sono molte. Podemos è il sintomo, il segnale di un profondo malessere. E i principali partiti non sanno leggere l’alfabeto con cui il malcontento sociale è scritto. Il governo è convinto che l’economia risolva tutto. Questa è la mentalità liberale, unidimensionale.

Iglesias ha usato toni epici. Ha parlato di sogni e di cavalieri erranti. Un buon linguaggio che nasconde un’ambiguità non calcolata. In realtà, Podemos non sa se è eurocomunista, chavista o semplicemente antisistema. Sì, sotto le belle parole c’è una musica inquietante. Perché Iglesias nel criticare le politiche del governo le ha definite totalitarie. Il leader di Podemos ha detto che la base sociale è democratica, ma ciò che c’è sopra è antidemocratico. Nella formazione c’è una sospetta tendenza a ritenere che la sovranità delle urne, della maggioranza, quella che si esprime nel Parlamento e mediante la Costituzione, non abbia alcuna legittimità.

Podemos è un partito che è cresciuto nei talk show televisivi, nelle manifestazioni di piazza e nei social network. Si può essere tentati di pensare che le nuove forme di partecipazione, virtuali e reali, contino più dei voti. Come se i caleidoscopi postmoderni possano sostituirsi alla realtà. Fortunatamente lo Stato di diritto garantisce un minimo di quel coraggio che occorre per ammettere l’imperfezione di tutta l’opera umana su cui le nostre democrazie si fondano.

Iglesias ha invocato l’esempio di Syriza in Grecia. Syriza ha fatto cose molto ragionevoli e altre folli nei suoi primi giorni di governo. Il partito di Tsipras ha formato un esecutivo in poche ore e ha annunciato in modo rapido e chiaro le sue prime decisioni. Il Pp in Spagna ha impiegato quattro mesi per cominciare ad attuare il suo programma di riforme. Tra le misure di Tsipras ce ne sono alcune (come restituire ai pensionati gli assegni tagliati) che sono giuste: il livello di sofferenza sociale dei greci è intollerabile. E ce ne sono altre che comportano un’ostinata resistenza alla modernizzazione. Non riconoscere la troika, come ha fatto il ministro delle Finanze Varufakis, vuol dire mettere un cappio al collo dei greci. Speriamo che questa sia solo una posizione di partenza per negoziare in condizioni più favorevoli l’allungamento del debito. 

Una soluzione per l’economia greca si può trovare, specialmente ora che, finalmente, la Germania ha riconosciuto la necessità di una maggior politica sociale e di un’espansione monetaria. Per questo non conviene esacerbare le situazioni di scontro. Vedremo presto se in Syriza domina lo spirito rivoluzionario di rottura o la matrice eurocomunista.

Se la Grecia ha una soluzione, a maggior ragione ce l’ha la Spagna, così come tutta l’Europa. Ma per raggiungerla dobbiamo combinare il lavoro per un’economia competitiva in un mondo globale (istruzione, produttività, Pmi più grandi, welfare efficiente) con una politica sociale che riduca la sofferenza e che non deresponsabilizzi. E, soprattutto, dobbiamo essere consapevoli che il populismo non cresce solamente mediante la demagogia, ma perché c’è un popolo che vuol essere protagonista della vita politica e istituzionale. Il problema è che a volte si scelgono le soluzioni sbagliate.

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