Tommaso, il testimone più grande

- Primo Soldi

Davanti al crudele attacco contro i cristiani il Papa ci chiede di confidare nel Dio ricco di misericordia, di  vivere il perdono e la misericordia verso tutti gli uomini. PRIMO SOLDI

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Caravaggio, Incredulità di san Tommaso (1601) (Immagine d'archivio)

Gesù Cristo risorto è un Dio che porterà per sempre le piaghe della sua crudele passione. Il passato è stato redento, non cancellato. Così appare agli apostoli nel cenacolo; mancava l’apostolo Tommaso. Egli non si accontenta di quello che gli dicono i suoi amici. Vuole vedere, toccare con la sua mano. 

Al palazzo delle Nazioni Unite è approdato finalmente il dibattito sulle minoranze cristiane perseguitate e sulle altre minoranze religiose che sono a rischio di estinzione al seguito del barbaro e sistematico processo di sradicamento etnico, di massacri, esilio, uccisioni senza fine. Purtroppo ogni giorno siamo testimoni di questo crudele e insensato attacco ai cristiani. Solo in Iraq la comunità cristiana è scesa da 600mila persone a 250mila. Nei giorni della settimana santa, papa Francesco ha insistentemente denunciato il silenzio muto e indifferente del mondo (e noi siamo dentro questo mondo) davanti a questa strage inaudita che fa più martiri oggi che nei primi secoli del cristianesimo.

Il grande poeta argentino Borges diventato cieco al termine della sua vita si sentì dire da un uomo nato cieco che la vista è il senso che consente di toccare le cose da lontano. E’ la stessa cosa che è accaduta a Tommaso: egli vuole vedere con i suoi occhi e toccare con le sue mani le piaghe di Cristo. Il dito di Tommaso nel costato nel celeberrimo quadro di Caravaggio sul quale più volte papa Francesco si è soffermato durante i suoi viaggi a Roma è forse il più grande segno di Cristo risorto con un corpo glorioso, reale che conserva i segni della sua Passione. 

E’ possibile non solo toccare, ma sanare le piaghe? L’unico farmaco che risana le piaghe causate da questa guerra a macchia di leopardo contro i cristiani è la misericordia. Insieme alla volontà politica di fermare la vendita di armi. Alla periferia di Cracovia, nel 1931, Cristo ha deciso di apparire per più anni a santa Faustina Kovalska per darle questa missione: essere la “segretaria” della sua infinita misericordia che risana ogni uomo, anche il più grande peccatore; promuovere un grande movimento degli apostoli della divina misericordia. Suor Faustina muore a 33 anni dopo aver portato a termine la sua missione. Essa sarà accolta e approvata da san Giovanni Paolo II, che invitò tutta la chiesa a celebrare nella seconda domenica dopo Pasqua la domenica della divina misericordia. 

Ora, papa Francesco ha indetto l’anno santo della misericordia. Quanto mistero c’è in questi avvenimenti; ma sarà il papa a farci comprendere, come d’altra parte sta facendo fin dall’inizio del suo pontificato, la ragione di questa decisione, di questo Giubileo straordinario. Il nostro secolo supera i più brutti fatti della storia come ferocia, come barbarie, come offesa di tutti i diritti umani a causa di una ideologia che non risparmia più nessuno, né la persona, né la famiglia, né il lavoro, né la patria, nessuna appartenenza. 

Davanti a queste circostanze tragiche il papa ci chiede di confidare nel Dio ricco di misericordia, di vivere il perdono e la misericordia verso tutti gli uomini, compresi i nemici. Questo è il carisma profetico della chiesa del nostro tempo, chiamata a rendere esperienza “quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo contemplato, quello che le nostre mani hanno toccato del Verbo della Vita”. 

Non basta più un discorso, non basta ascoltare delle belle prediche; bisogna vederla in atto questa misericordia, come testimonia a Roma con gesti concretissimi la carità di papa Francesco e della chiesa. Come i pulmini che ogni giorno escono dal Vaticano con un’équipe fatta di vescovi, suore, guardie svizzere per cercare ovunque in Roma i poveri, i senza tetto e offrire loro immediatamente il conforto di un aiuto materiale e morale. Diceva l’apostolo Giovanni: “Chi non ama il proprio fratello che vede non può amare Dio che non vede” (1 Gv 4,20). Diceva san Camillo de Lellis: “Il Signore mi ha lasciato senza piaghe solamente le mani, perché se avessi avute impiagate anche queste, non avrei potuto esercitarmi in beneficio dei poveri”. 

Grazie alla sua ferma volontà e al suo ardente desiderio di toccare le piaghe di Gesù, Tommaso è diventato il più grande testimone della verità storica della sua risurrezione, come ha detto san Gregorio Magno; la sua incredulità ha giovato a noi più che le fede degli altri apostoli.

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