Mattarella e l’ideale personalista

- Giorgio Vittadini

Al Meeting di Rimini si parla anche di esistenze che sembravano perdute e che invece sono tornate a fiorire, grazie alla riscoperta del proprio Io. L’editoriale di GIORGIO VITTADINI

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Immagine di archivio

Non lo conosciamo ma ci determina, detta la trama della nostra quotidianità, consapevoli o meno che ne siamo. Il titolo del Meeting 2015, “Di che è mancanza questa mancanza, cuore, che a un tratto ne sei pieno?” parla di quel qualcosa che urge la nostra esistenza ed emerge in modo perentorio soprattutto nelle situazioni limite. O nelle emergenze, come quella che ha scosso l’opinione pubblica italiana questa estate: la morte di alcuni giovani a causa di sostanze stupefacenti consumate in alcune discoteche.

Non è un mistero che ogni giorno vengono prodotti nuovi tipi di droghe sintetiche pericolosissime che circolano facilmente anche in tante scuole della penisola e sono consumate da ragazzi sempre più giovani. Anche l’alcolismo si sta diffondendo tra i giovanissimi tanto che, secondo un recente studio, l’alcol alla guida è la prima causa di disabilità e mortalità diretta o indiretta per i giovani fino ai 24 anni di età. Un altro modo di drogarsi, legalizzato, con conseguenze devastanti. Uscendo da questa ipocrisia consacrata si capisce che non bastano provvedimenti legislativi di fronte alla vastità del problema.

Di recupero dalle dipendenze si è parlato in uno degli eventi della giornata inaugurale del Meeting, attraverso l’esperienza della cooperativa sociale Pars “Pio Carosi” di Corridonia, in provincia di Macerata. Nell’incontro si è denunciato il fatto che la strategia prevalente dei servizi pubblici non è puntare alla liberazione dalla dipendenza, bensì di tamponare il problema “metadonizzando”, lasciando cioè le persone ai margini vita natural durante. L’ambizione della Pars è ben altra, come ha raccontato José Berdini: “è l’interesse per la vita, la realtà, la bellezza, e per tutto ciò che è degno di essere vissuto quello che manca a questi ragazzi. E noi li aiutiamo, con il lavoro e iniziative di diverso tipo, a riprendere coscienza di sé, come portatori di una vita più grande che c’è in loro”. Ci vuole una grande forza, una grande libertà e speranza per decidere di rieducare qualcuno che sembra perso ad un corretto rapporto con se stesso. Ma da dove può venire questa forza?

Nessuno sembra più nemmeno chiedersi da dove nasca il bisogno di sballarsi a tutti i costi, di affogarsi in un divertimento che è solo cancellazione della realtà per poche ore.

Silvio Cattarina, responsabile di un’altra comunità di recupero, L’imprevisto di Pesaro, fa notare che da tempo non si dice più “drogarsi”, ma “farsi”, ad indicare il tentativo di colmare da sé quella mancanza di fronte a cui non si riesce a stare. Mancanza che è strutturale in tutti, anche in chi si sente a posto e fa “finta di essere sano”, come diceva Giorgio Gaber, mancanza che è bisogno di quel qualcosa o qualcuno che aspettiamo perché venga a rispondere alle domande di amore, giustizia, verità, felicità di cui siamo fatti e che non sappiamo colmare da soli.

E’ quel “buco nello stomaco” che non ascoltiamo, instupidendoci anche senza droga e alcol. Basta osservarci nell’illusione di un amore o di un lavoro risolutivi, nelle domeniche ai centri commerciali, ostaggi del consumismo; e ancora, assorbiti dalla realtà virtuale di internet o dalla televisione che “la t’endormenta come un cuiun”, come diceva Enzo Jannacci. Per poi trovarsi, quando il piacere finisce, con quel vuoto desolato di cui hanno parlato tanti poeti di tutte le epoche da Ovidio a Baudelaire.

Il Meeting come sempre metterà al centro dell’attenzione testimonianze di persone che hanno osato chiedere di più alla vita, tracciando una strada che si è rivelata ricca di risposte. L’inizio della nostra civiltà è segnato da un uomo così, Abramo, che, possiamo immaginare, non si è accontentato di ciò che viveva, ha alzato la testa ed è entrato in dialogo con il Mistero, con Dio che lo chiamava, e non smetterà mai di credere che Egli esaudirà le sue richieste. Ne è nata una nuova mentalità, quella di una personalità non più determinata dai suoi antecedenti biologici e storici, che scopre di essere responsabile, libera, protagonista di una storia che rompe la ripetitività ciclica del fato. “Abramo. La nascita dell’io” è infatti il titolo di una delle mostre allestite al Meeting, e al patriarca è dedicato anche il dialogo tra Joseph Weiler, Presidente dell’European University Institute e Julián Carrón, Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione che si svolgerà lunedì. E’ l’“ideale personalista” – come ha scritto il Presidente Mattarella nel suo messaggio al Meeting – “una grande aspirazione dell’uomo moderno che trova nelle formazioni sociali e nei corpi intermedi il suo pieno compimento. E’ un impegno di popolo, al quale ciascuno è chiamato a contribuire nel pluralismo delle convinzioni e delle culture”.

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