Vita vs. ideologia

- Fernando De Haro

In Spagna Rajoy ha rinunciato all’incarico di formare un nuovo Governo. Sembra farsi strada la nascita di un esecutivo Psoe-Podemos. Il commento di FERNANDO DE HARO

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Pablo Iglesias, leader di Podemos (Infophoto)

La Spagna è stata salvata dall’Europa. E sicuramente succederà di nuovo. La “transizione miracolosa” che c’è stata dalla dittatura alla democrazia, eccezionale per essere stata pacifica, si deve in gran parte al fatto che esisteva un progetto di costruzione europea in cui sinistra e destra si riconoscevano. Tornando al presente, se alla fine, come sembra, ci sarà un Governo di socialisti, populisti di Podemos e comunisti, ci penserà Bruxelles a limitare i danni. Come ha fatto in Grecia. 

Trent’anni fa la Spagna fu accolta all’interno della Cee con il proposito di stabilizzare la sua democrazia. Il colpo di Stato tentato nell’81 accelerò i negoziati e l’ingresso è stato accompagnato da sostanziosi fondi europei che sono serviti a evitare qualunque radicalismo politico. Bisognava evitare una possibile avanzata dei comunisti e i socialisti diedero il loro sostegno all’operazione.

Bruxelles, quindi, potrebbe vigilare sulla situazione economica, esigendo in ogni caso un controllo della spesa e una riduzione del deficit. Se lo ha fatto già con un Governo di centrodestra (quello di Rajoy), figuriamoci con uno socialpopulista. Anche sui diritti fondamentali l’Europa potrebbe porre dei limiti agli eccessi, sebbene l’intervento della Commissione potrebbe arrivare quando i danni saranno già considerevoli. Nel breve termine, quindi, gli effetti negativi saranno inevitabili. 

Rajoy non ha accettato l’incarico del Re, nonostante guidi il partito che ha ricevuto più voti, con l’obiettivo di creare un problema al Psoe. Solo i baroni regionali e i vecchi del partito possono fermare il loro leader dall’accettare un patto suicida con Podemos. Le condizioni poste da Pablo Iglesias perché Podemos sostenga i socialisti verrebbero respinte nella maggioranza dei paesi europei. Ma la socialdemocrazia spagnola sembra essere scomparsa.

Al momento solo un accordo tra Psoe e Ciudadanos, con un impegno del Pp a non fare opposizione dura, o nuove elezioni possono evitare un Governo Psoe-Podemos. Le circostanze sembrano quindi tutte sfavorevoli. Ed è logico essere preoccupati, dato che c’è un socialismo che è disposto ad abbandonare il consenso costituzionale ed europeo e c’è un fallimento educativo clamoroso. Per questo buona parte dei giovani spagnoli, davanti alla frustrazione, alla mancanza di prospettive al sacrificio abbracciano soluzioni utopiche. Per mancanza di cultura politica, perché non hanno incontrato un’esperienza che li aiuti a vivere con responsabilità periodi difficili. Questi due elementi si sono quindi uniti dando vita a una tempesta perfetta.

La preoccupazione è logica. La paura, l’ansia, l’angustia e persino una certa disperazione possono essere sintomo di un problema nell’inquadrare la vera questione. Le circostanze, ancora una volta, ci invitano a mettere nella giusta proporzione il valore della politica, il valore di un buono o di un cattivo governo. 

Un governo meno peggiore di quello che avremo ci ha insegnato che le libertà non dipendono in ultima istanza dalla loro difesa da parte dei poteri pubblici, ma dal loro effettivo esercizio. L’unica condizione necessaria affinché ci sia libertà di educare, incontro, costruzione di un mondo più umano, imprese che ci rendano più prosperi, è una persona, un gruppo di persone, con una chiara coscienza del valore del loro io e delle loro necessità.

Questo può essere un tempo formidabile per sperimentare e riscoprire che siamo nel tempo della persona, che non è il tempo della “opzione spirituale”, ma della costruzione. La costruzione di relazioni, di reti, di iniziative in cui risalti la libertà. Non occorre più o meno energia, ma bisogna che sia usata in un nuovo impegno dell’io, in un nuovo impegno sociale.

Il fallimento educativo, che può propiziare un Governo non desiderabile, è un invito a riconoscere che le vecchie strutture e le vecchie risposte non servono. Non funzionano i movimenti di contenimento, né è utile alimentare la polarizzazione. Più ideologia c’è al potere, più vita deve arrivare dalla base. La vita, costruita con pazienza, si apre sempre la strada. E nel cammino si impara molto e si possono avere delle soddisfazioni. Chi ha detto che queste circostanze non possano anche essere un’occasione?

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