Madre Teresa, quell’eterna giovinezza

- Mauro Leonardi

Il 4 settembre 2016 papa Francesco proclamerà santa madre Teresa di Calcutta. Ieri il papa ha firmato il decreto di canonizzazione. “Lei è di tutti, lei è per tutti”. MAURO LEONARDI

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Giovanni Paolo II con Madre Teresa di Calcutta (Infophoto)

Il 4 settembre sarà canonizzata. Quasi non c’è bisogno di dire chi. Quando si tratta di lei non c’è mai bisogno di aggiungere altro. Come se tutto quello che la riguarda arrivasse a tutti subito e come se tutto di lei fosse subito di tutti.

La notizia è appena uscita e già tutti lo sanno, lo ricordano: il 4 settembre sarà canonizzata Madre Teresa di Calcutta. Non è difficile da spiegare. Lei è di tutti, lei è per tutti. Lo era in vita. Lo è ora che è nella Vita perché la parola morte non la riguarda. La santità di Madre Teresa è una notizia non notizia e scriverci sopra un articolo è facile: perché ogni cosa che ti venga in mente di bello e di santo che riguarda Cristo, i poveri e la misericordia, va bene, è azzeccato, la riguarda.

Tutti sanno chi è Madre Teresa perché tutti già lo sapevano che è santa. Il 4 settembre sarà solo una data per festeggiare tutti insieme.

Se fosse un brand, Madre Teresa sarebbe la gioia di ogni pubblicitario e per questo c’è chi dice che Papa Francesco è un furbo e che per salvare il Giubileo prima si è fatto bello con Padre Pio e adesso lo fa con Madre Teresa. Io dico che fa bene perché non è un farsi bello ma è far bella la Chiesa, è far vedere che Cristo attrae, e che chi ci crede e Lo segue, diventa santo e cioè felice.

Non c’è bisogno di dire altro per riconoscere la piccola suora e la sua immensa storia: Madre Teresa.

Basta il nome. E subito il suo volto rugoso e la sua schiena piegata sono negli occhi e nel cuore di ogni uomo. Cristiano o no, perché per lei non c’era differenza. Tutto e tutti erano Cristo per lei.

Se Madre Teresa fosse un paesaggio sarebbe patrimonio dell’umanità.

E quando dico tutti, penso proprio a tutti perché la santità non è l’Oscar dei cristiani. Santità è quell’eterna giovinezza di cuore di anima e di corpo che continua a generare fino alla fine. Che sa solo generare. Conosco una coppia che ha adottato due bambini indiani. Quando me li hanno presentati, mi hanno detto i nomi e poi hanno aggiunto “sono i bambini di Madre Teresa”. Intendevano dire che li avevano adottati grazie a lei, per la spinta interiore che da lei avevano ricevuto. Questa è la generatività dei santi. Cioè, questa è la santità: generare vita, salvarla, donarla, lasciarla andare lasciandole il proprio nome, segno d’amore.

Quando andrà sugli altari sarà con il suo saio così come è vissuta. Ricca come solo i poveri in spirito sanno essere: povera perché il suo spirito fluiva via, risucchiato dai suoi poverissimi.

Non ci sono immagini sue da giovane.

Il suo viso, rugoso come legno, è quanto di più giovane e bello la vita ci abbia donato.

Il 4 settembre è già diventato una delle nostre feste come lo era lei: una festa. Nostra.

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