L’edilizia di Dio

Cristo è un grande costruttore. Ma i mattoni non bastano: non voleva che nessuno, nemmeno tra la cerchia degli amici, lo seguisse cogli occhi bendati. L’editoriale di MARCO POZZA

03.09.2016 - Marco Pozza
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Caravaggio, Sacrificio di Isacco (particolare) (1603-04)

L’edilizia è affare serio: costruire non è mestiere per tutti. “Che ci vorrà a tirar su una casa? Mattoni, cemento, poco altro”. La litania dei tentativi mancati, però, è troppo lunga per fidarsi dell’edilizia fai-da-te: Accumuli, Amatrice, Pescara del Tronto, Arquata. Prima L’Emilia, L’Aquila, l’Irpinia, il Belice. C’era il cemento, c’erano i mattoni: ciò che oggi rimane è il ricordo di città ridotte in polvere, simili a donne-mute senza più ossatura, ammassi di detriti. Che cosa, dunque, mancò loro per reggere gli scassi della storia, l’agguato della natura? “L’architettura comincia dove due pietre vengono sovrapposte accuratamente” (Van der Rohe). Accuratamente: avverbio di modo, di stile. L’avverbio della sequela.

Figlio di un casato di pastori, Cristo scelse d’andare a caccia coi pescatori: ottimi conoscitori delle burrasche, le onde del mondo non li avrebbero agitati. Destreggiarsi sulle onde, insegnare a stare in piedi sulle onde: pare sia questo il tutto cristiano. Dopo la pastorizia e la pesca — passatempi del Dio incarnato —, aggiunse l’edilizia: “Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? (Lc 14,25-33). Gli storici falsificano il passato, gli ideologi il futuro. Cristo s’interessa del futuro, invece: è lì che l’uomo passerà il resto della sua vita. Perciò, da fine imprenditore qual è, suo scopo sarà d’insegnare a progettare, “per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, quelli che lo vedono comincino a deriderlo“. 

Ancor oggi il mattone è simbolo di crescita: “Investiamo sul mattone”. Certe domande, poi, sono mattoni-di-fondamenta, pietre angolari: “Chi sono, chi voglio essere, chi son chiamato ad essere”. Interrogativi splendidi e arcaici, materiale bellico e lirico: la segnaletica dei lavori in corso. Il Vangelo, però, sparge un sospetto: che il mattone non basti, da solo. I mattoni qualcuno li potrebbe collezionare, metterli in un deposito, barattarli con dell’altro. C’è anche chi ha paura d’aver dei mattoni: ha una tale sfiducia nel futuro che fa i suoi progetti per il passato, come ironicamente annotava Ennio Flaiano. Che farne, dunque, dei mattoni perché nessuno possa dire di noi che “costui ha iniziato a costruire ma non è stato capace di finire il lavoro?“.

Lezione del Cristo-impresario: “Voler costruire non basta. Firmate prima un progetto”. Parlava così — alla suocera perché capisse la nuora — perché non voleva che nessuno, nemmeno tra la cerchia degli amici, lo seguisse cogli occhi bendati, per partito preso o sull’onda dell’emozione. Impose loro seriamente che calcolassero il costo dell’andargli dietro, se convenisse loro davvero: “Colui che non porta la sua croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo“. Ancor oggi questo è il tutto dell’Evangelo: se non vi sta bene, leggete dell’altro. 

Nessuno obbliga a seguire Cristo: “Abbiamo bisogno di maestri che ci parlino così — annotava don Mazzolari, parroco a Bozzolo —: altrimenti non ritroveremo né la nostra dignità di uomini, né il senso della giustizia”. Impresari-di-futuro che non ci nascondano la miseria della storia ma c’infondano la certezza che, al cuore della fatica, qualcuno ha seminato una percentuale di bellezza d’andare a cogliere. Nascosta apposta per accenderci di desiderio. Per destare il desiderio di Lui. E’ il futuro: “Costruire il presente con veri progetti di vita” (M. Barbery).

Lo dissero, confabulando tra di loro, i suoi più acerrimi nemici: “Mai un uomo ha parlato così” (Gv 7,46). Lo star-bene a buon mercato è la solita truffa di Satana: importante è il cammino. Vivere-a-progetto è il Regno di Dio: “Perché corri se non sai dove andare?” La santità, ch’è la sequela riuscita, è l’esser certi che non c’è passione nel progettare una vita che sia inferiore a quella che si potrebbe vivere. Cristo, fatti bene i conti, mostrò d’essere veramente uomo: non illuse l’uomo, non s’illuse dell’uomo, rimane il caso-serio di ciascuno. Per coloro che s’arrischieranno nella sequela — consacrandosi, ammogliandosi — imparare a dosare le forze sarà il segreto per spiccare voli. Senz’opera di dosaggio, saranno solo false partenze: voli temerari, sequele improvvisate, vite randagie.

Con l’illusione non ci s’incammina su per i tornanti del Calvario.

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