Un “Encounter” che dura da duemila anni

- Riro Maniscalco

Alla sua nona edizione il New York Encounter ancora una volta, tra personaggi illustri e gente comune, rivela la portata del suo contenuto. di RIRO MANISCALCO

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Volontari al New York Encounter

“Sir, whose quote is that?”, “Signore, di chi è quella frase?”. In nove anni di New York Encounter, vissuti e raccontati, mi è capitato più volte di prendere le mosse dalle mie conversazioni con le security guard, quegli omoni che se ne stanno li fissi come pali della luce agli angoli delle sale dove l’Encounter corre via per un weekend. Perché questo è il loro lavoro. Loro son sempre li, dall’inizio alla fine, e così io. La mia “casa” durante l’Encounter è quella che chiamiamo la “Vip Room” dove accogliamo tutti i nostri ospiti famosi prima di spedirli sul palco. Ma gli ospiti vengono e vanno, le security guard ed io siamo sempre li.

Sono le 6:10 di Venerdì pomeriggio, e mi sto chiedendo cosa fare visto che a venti minuti dall’apertura ufficiale il pianoforte a coda fa bella mostra di se sul palco, ma a parte la coda (intatta) tutto il resto è smontato e sparso in mille pezzi sul carpet mentre il maestro accordatore cerca di sistemare qualcosa di apparentemente insistemabile … Il tutto sotto il riflesso della grande immagine che da il titolo all’edizione di quest’anno: “Reality Never Betrayed Me”, la realtà non mi ha mai tradito. Ed è proprio al titolo che la security guard si riferisce. Guardo quest’omone nero che mentre chiede mi porge la mano presentandosi, e in qualche modo gli rispondo che la frase viene da un amico Italiano, tale Luigi Giussani. 

Son lì col pensiero fisso del pianoforte ancora smontato e mi chiedo se avventurarmi in qualche tentativo di spiegazione di un titolo complicato quando il mio nuovo conoscente incalza, “Avrò occasione di incontrare presto questa persona?”. 

Beh, replico io, a Dio piacendo ci reincontreremo tutti ad un certo punto, ma magari tra un pochino … “Ah, capisco”, fa lui, “Peccato perché io un uomo capace di dire una cosa del genere lo vorrei proprio incontrare. Quella è una frase che ti prende!”. Dietro di me c’è Darryl Tookes, l’artista che di lì a poco ci canterà “There’s a crack in everything, that’s how the light get in”, c’è una crepa in ogni cosa, ed è di li che passa la luce. Accompagnandosi al pianoforte — sempre che il maestro accordatore riesca a rimetterlo insieme per tempo. Dopo aver assistito a questo scambio Darryl mi guarda e sorridendo mi dice, “beh, ecco il tuo Encounter, no?”

Sì, ecco l’Encounter, un luogo, il luogo di una improvvisa ed inattesa corrispondenza, di un fiorire immediato ed imprevedibile di rapporti dove ognuno è a casa. Sei Lì da cinque minuti e ti senti a casa. Che tu sia Richard Cabral, ex gang member di Los Angeles ed ora superstar di serie televisive, che tu sia Timothy Dolan, Cardinale di New York, completamente rapito, quasi ipnotizzato dalla testimonianza di una ragazzina del Midwest, o che tu sia Polly Matzinger, immunologa di fama mondiale che a quasi settant’anni si ritrova a ballare a piedi nudi assieme ai volontari alla festa conclusiva. 

Oppure che tu sia una delle security guard o dei tecnici del Manhattan Pavilion che Domenica sera, in mezzo alla baraonda dello smontaggio, ci correvano dietro per ringraziarci. Baci e abbracci di gratitudine e la speranza di ritrovarsi ancora tra un anno. Dovunque andiamo tutti finiscono per volerci bene. E ci aspettano. Qualcosa vorrà dire.

E’ strano l’Encounter. Apparentemente spunta come un fungo all’alba di un venerdì mattina e se ne va tre giorni dopo.

Ma come tutte le cose grandi né spunta come un fungo, né se ne va dopo tre giorni. L’Encounter ha duemila anni e durerà quanto la storia dell’umanità, perché l’Encounter altro non è che un piccolo frutto dell’Incontro Cristiano. Questa è la sua invincibile bellezza, l’origine della sua creatività ed anche la ragione per cui può far paura — a noi che ci dedichiamo tanto ed ai nostri ospiti.

Perché l’Encounter offre una promessa, ma questa promessa non ti chiede di fare certe cose, chiede tutto di te.

Chissà cosa hanno portato a casa nel segreto del loro cuore il più celebre e celebrato editorialista d’America, l’ex criminale ora star di Hollywood, l’immunologa scatenata, i maghi della fotografia, le decine di relatori ed artisti, i 400 volontari, i più di diecimila che hanno affollato le sale del Pavilion, e i miei amici, le security guards.

Alla fin fine tutto è affidato alla nostra libertà.

Noi intanto, per quel che siamo capaci, ci rimettiamo all’opera perché quella promessa è troppo bella per non essere annunciata.

God Bless the Encounter!

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