La democrazia, il Nobel e il caos in Catalogna

- Fernando De Haro

Delle parole del fresco Premio Nobel per la letteratura, Kazuo Ishiguro, possono essere utili per capire cosa sta accadendo in Catalogna in questi giorni. FERNANDO DE HARO

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Catalogna, referendum e dichiarazione d'indipendenza (LaPresse)

Kazuo Ishiguro, fresco Nobel per la letteratura, ha detto che per decenni c’è stato un consenso su cosa fosse la democrazia, ma che questo consenso non c’è più. Queste parole possono forse essere utili per capire quel che accade in Catalogna. Ishiguro, che mette sullo stesso piano la minaccia del nazionalismo e quella del populismo, sottolinea che il mondo non ha alcuna certezza sui suoi valori. 

Ripetiamolo, dall’inizio, per fugare ogni tipo di dubbio. Per gli analisti britannici, francesi e soprattutto italiani, per i disinformati romantici o i sostenitori del nazionalismo e del populismo che approfittano della situazione per minare l’attuale Europa. La dichiarazione di indipendenza di una regione europea, dopo una consultazione senza garanzie di alcun tipo, incostituzionale e non riconosciuta dall’Ue, contraria alla sovranità di un Paese membro, provocherà molte sofferenze. Sarebbe una violenza politica farla dopo che questa consultazione truccata (con voti ripetuti e senza un riconteggio degno di questo nome) ha avuto il sostegno del 38% degli aventi diritto al voto. Ripetiamolo, quindi: la legalità deve essere ripristinata.

Davanti a questa situazione e alla mancanza di una buona risposta da parte del Governo del Pp, si è fatta largo la posizione di un gruppo di pensatori ed ex politici che difendono il patriottismo costituzionale in nome dei cittadini liberi e uguali. Liberi e uguali (questo il nome della piattaforma civica) di fronte a coloro che agiscono contro la legge. Già qualche anno fa è stata creata una piattaforma con questo nome. I suoi membri più attivi sono quelli che si sono maggiormente mobilitati. L’iniziativa è molto salubre in una Spagna dove mancano soggetti sociali con capacità di riflessione critica. Tutto andrebbe meglio se in molti luoghi sorgessero realtà simili. Molti membri di questa piattaforma hanno dovuto lavorare in condizioni molto difficili e hanno superato lo scetticismo cinico degli intellettuali che sanno tutto, che pensano che non esista una verità per cui valga la pena sacrificarsi.

Per questo devono essere presi sul serio. E seriamente bisogna dissentire da loro. Il grave problema causato dai sostenitori di una Catalogna indipendente – sostengono – sarebbe di ordine pubblico in senso lato. Lo Stato è stato assente da decenni e ha incoraggiato un progetto nazionalista che avrebbe snaturato l’essenza della democrazia. Un’essenza che non è costituita dai diritti del popolo, bensì da quelli dei cittadini. Questo è il fondamento dell’universalità democratica. Recuperiamo -“è la loro proposta – l’essenza della democrazia come stabilita dall’illuminismo, nella sua forma francese, se è possibile. La Costituzione è quella scritta, ciò che conta è che lo Stato tuteli i diritti soggettivi, la libertà (intesa come non essere costretti a fare ciò che non si vuol fare) e l’uguaglianza di opportunità. I diritti, in particolare quello alla sovranità, sono sottomessi alla ragione che ha un soggetto ben chiaro. Quello che deve fare lo Stato è ristabilire la legge e questi principi propri di una democrazia liberale. E così il problema è risolto. Se c’è da ricorrere a un certo grado di violenza, è compito dello Stato monopolizzarla. Non si può essere tolleranti o transigenti con una sociologia e una pratica che dissolve la sicurezza giuridico-politica.

Lo ripetiamo ancora? La legalità deve essere ripristinata. Ma c’è un dato che i democratici illuministi sembrano dimenticare. E che Ishiguro nota. Il consenso sulle fondamenta della democrazia, quel valore universale di una formula di convivenza tra cittadini liberi e uguali, è scomparso. L’illuminismo ha pensato a una democrazia che dava per scontato una tipologia umana, un’antropologia universale nello spazio e definitiva nel tempo. Ma quell’antropologia sta scomparendo o è già scomparsa. Molti dei nostri con-cittadini non si sentono liberi nell’attuale stato di diritto, perché riappare confuso, manipolato, ma ostinato, il desiderio che la libertà sia qualcosa di più di un procedimento giuridico-formale. Riappaiono le vecchie utopie, alimentate da una democrazia burocratica e lontana dal cuore. D’altra parte la crisi (essenziale nel processo verso l’indipendenza della Catalogna) ha fatto esplodere una disuguaglianza reale che fa sparire l’uguaglianza di opportunità.

Negli ultimi anni, dopo la guerra in Iraq nel 2003 o dopo quella ancora in corso in Siria, è diventato evidente che una democrazia non prospera se si dimentica che è l’antropologia a esserne fondamento. La democrazia occidentale non funziona in Medio Oriente. La democrazia basata su un’antropologia illuminista è sempre più condannata a subire tensioni più difficili da risolvere perché l’uomo europeo del XVIII secolo, con le sue certezze e le sue evidenze, è una specie in via d’estinzione. E con questo dovremo fare i conti. Ripristinare l’ordine pubblico o lo stato di diritto è necessario ma insufficiente per il tipo di sfida che abbiamo di fronte. 

Non basta essere liberi e uguali, è necessario che in una democrazia ci siano spazi dove sia possibile un’esperienza concretissima di libertà e di uguaglianza. In queste condizioni. Con un uomo del XXI secolo.

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