La trappola dell’autunno

- Federico Pichetto

“La corruzione porta via la speranza”, ha ripetuto più volte Papa Francesco. Come fare per non lasciarsi sopraffare quando le delusioni corrompono il desiderio della vita? FEDERICO PICHETTO

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(LaPresse)

Le ultime vicende che raccontano di sospette commistioni tra malaffare e politica, in Sicilia come ad Ostia, alimentano l’insofferenza di tanti nei confronti delle istituzioni. C’è un racconto della realtà che genera sfiducia e scetticismo al punto che in molti — lo si è visto nelle ultime tornate elettorali — hanno smesso di sperare che qualcosa possa cambiare. 

“La corruzione porta via la speranza”, ha ripetuto più volte in questi anni Papa Francesco. Il fatto è che ad un certo punto della vita, pubblica o personale, dopo averne passate tante e averne viste ancor di più, sorge in cuore la tentazione di pensare che tutto sia stato un’enorme fregatura e che l’unica strada realmente percorribile sia quella di mettersi al sicuro, cercando di pensare a sé e di portare a casa qualcosa di “concreto”, abbandonando gli sterili ideali della giovinezza. Si fa sempre più strada un cuore rassegnato e cinico, pronto a vedere un complotto in ogni cosa, sospettoso nei confronti della politica come del Papa, dei colleghi di lavoro come dei vicini di casa. 

Inizia così una nuova epoca di egoismi e risentimenti che cercano giustizia e vendetta senza neppure ricordare il motivo per cui si è cominciato a desiderare che il mondo — e la vita — non finissero così. Si inseguono i soldi, il piacere, la soddisfazione e ci si allontana in misura crescente dal punto da cui era partita ogni cosa. Tutto è iniziato con un grande dolore, una grande delusione, un tradimento delle attese del cuore che ha riempito di aridità l’esistenza, allontanando sempre di più le speranze della primavera e rimpicciolendo i desideri dell’estate. È il tempo dell’autunno, il momento in cui il finale sembra già scritto e il disincanto appare l’unica strada percorribile. 

Andrea è un ragazzo di sedici anni con una storia difficile di abbandoni e di violenze alle spalle. L’altro giorno, in un piccolo centro di periferia, è stato chiamato a presentare la sua scuola superiore ai ragazzi di terza media. Prendendo la parola ha esordito dicendo che lui non sapeva che cosa dire del suo liceo se non il fatto che, negli ultimi tre anni, aveva capito che scegliere di entrare in aula aveva significato scegliere di stare dentro ad un rapporto. E che questo fatto era stata l’unica cosa davvero nuova della sua vita. “Perché ogni giorno quello che ti fa sperare non è quello che riesci a prendere, ma quello che guardi. Il fatto è che molte volte la vita sgomita per farsi guardare e noi pensiamo che quello che accade sia invece una disgrazia o una sfortuna. Le cose, invece, succedono perché tu ti possa ricordare che prima del dolore, prima della rabbia, prima del tradimento, tu eri solo un uomo che voleva essere felice”. Quando ha finito di parlare nessuno osava interrompere il silenzio misterioso che si era creato nella stanza. 

Tutti un tempo erano partiti da casa, avevano scelto l’università e si erano sposati per essere felici. Solo che lo avevano dimenticato. Di fronte alla corruzione l’unica risposta possibile è dunque Andrea, il miracolo di un Andrea che ricomincia a sperare perché si è lasciato guardare. A volte le persone o gli Stati hanno quindi solo bisogno di lasciarsi curare da quel poco di bene che c’è e che vive. Nel segreto della loro libertà, loro magari non lo sanno, si gioca tutto l’intero futuro.

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