L’allergia di Cristo ai segnali stradali

I segnali stradali offrono indicazioni sulla via da percorrere, ma non sanno nulla dei luoghi a cui conducono. Ma Gesù ai segnali preferiva la compagnia degli amici. MARCO POZZA

04.11.2017 - Marco Pozza
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Cristo cammina sulle acque in un bozzetto di Rembrandt

Dopo intere domeniche vissute a lavorare di lima attorno alle provocazioni di sadducei e di saccenti — soggiornando nei vigneti, organizzando banchetti, conversando sull’amore — oggi Cristo ammette d’aver perso la calma. Dichiara, senza possibilità di replica, la sua allergia pestifera ai segnali stradali. Si sveste dei panni dell’agricolo, veste quelli del viaggiatore mai domo, sempre in strada a pellegrinare. Cos’avranno fatto di male, i segnali stradali, per meritare una così rude invettiva dal Cristo? Nulla. La cagione è proprio il far-nulla: “Dicono e non fanno” (Mt 23,1-12). All’incrocio la segnaletica ripete: “Roma 140, a destra. Napoli 31, prima uscita. Vipiteno 210, quarta uscita”. Dicono cose perfette, ma loro, se tu glielo chiedessi, a Roma, Napoli, Vipiteno non ci son mai stati. Sono nati apposta per dire agli altri dove andare, sapendo che in quei paesi loro non ci sono mai voluti andare. Credono e professano che quella è la giusta distanza dai paesi, ma il loro non averli mai frequentati non li rende credibili nell’annunciare il sapore di quelle terre, la loro cultura, le tradizioni, il peso della memoria, l’inquietudine.

Dicono ma non fanno: e Cristo, giunto all’incrocio, li guarda e quasi li irride.

Pellegrino e guida di pellegrini — in materia ha idee inamovibili: “Non fatevi chiamare ‘guide’ perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo” —, Cristo mette in guardia il mondo amico, quello sfiancato, sbandato, oppresso: “Non ascoltateli: sono segnali stradali, null’altro. Dicono e non fanno, mandano ma non vengono assieme. Gente inadatta ad ospitare il Regno, a farsi ospitare da Lui”. Con tratti evangelici: “Legano fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito“.

Che farsene, pensa Cristo, di una perfezione senz’anima, di un’intelligenza senza il cuore, di una storia senza la vita addosso? I Vangeli narrano una storia amorosa, una di quelle da far stralunare i sensi: storie che, siccome sono avventure di salvezza, hanno tutte l’obbligo di fare festa. E la festa sboccia dopo una riparazione, una cucitura, una ferita risanata. Ai suoi amici Cristo lascia un unico dogma al quale attaccare la loro destinazione: la carne, quella ferita, sciupata, arsa. E, chi nutre nell’uomo un pizzico della fede che nutre Cristo, sa bene che allo sguardo del Creatore vale molto più una stoffa rattoppata per troppa usura che un panno di damasco ancora sigillato nella carta-regalo. E’ necessario accettare d’essere sempre sul punto di perdersi per potersi ritrovare. Per riaprire le danze.

I segnali stradali sono vanitosi: in certe rotatorie trovate giardini, la cura è affidata a professionisti, l’estetica è obbligata. Mica è sbadato Cristo: “Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente“. Colpiti, affondati. Anche sostituiti: ai segnali stradali, Cristo predilige i compagni di viaggio. Quelli che, il giorno che decidi d’andarli a trovare per la prima volta, invece che stare incollati al telefono a spiegarti la strada, son capaci di premura: “Tranquillo: ti aspetto al casello dell’autostrada, alla stazione, davanti al municipio. Vengo io a prenderti, non ti preoccupare”. Non ti indicano il paese, ti accompagnano. Di più: partono da casa per venire a prenderti e portarti da loro: se non son ali-d’aquila queste, poco manca. Dategli torto, se vi riuscirà: “Te la senti d’incoraggiare il sofferente dicendogli che è un privilegiato o meglio sarebbe per lui e per te restargli vicino in silenzio?” (P.M. Boselli, La strada entra dai piedi).

Che nessuno dubiti più: in cielo i segnali stradali son tutti banditi. Il loro posto, agli incroci dell’esistenza, è già stato rimpiazzato: troverete dei testimoni. E’ la nuova segnaletica del Cielo: i santi. Gente non perfetta, dunque peccatrice. Geniale, però: da peccatori mai si sono arresi al peccato. Dopo ogni caduta sono ripartiti, con cicatrici addosso. E’ lo spettacolo che fa sobbalzare il cuore a Cristo. Alla perfezione asettica di cuori senz’anima, preferisce di gran lunga l’imperfezione di chi, provandoci, fallisce. Il contrario sono i segnali-stradali: si pensano già santi. Stanno col dito puntato.

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