Il valore di una compagnia

- Vincent Nagle

Una compagnia a cui uno dà fiducia espande le possibilità di provare la realtà, giudicare l’esperienza e capire l’esistenza attraverso un cuore più grande. Editoriale di VINCENT NAGLE

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Papa Francesco (LaPresse)

Cos’è il valore di una compagnia? Una compagnia a cui uno dà fiducia espande le possibilità di provare la realtà, giudicare l’esperienza e capire l’esistenza attraverso un cuore più grande. Anche se forse questo lo sapevo già prima, un recente avvenimento mi fatto scoprire tutto ciò in un modo nuovo e, per me, commovente.

Questa settimana sono andato a Roma con un gruppo di malati, i loro operatori e volontari per assistere all’udienza generale di Papa Francesco. L’idea è stata proposta da una responsabile, una signora argentina, di una fondazione che ha in cura persone gravemente malate. Questa signora aveva già invitato Papa Francesco a visitare la loro casa di cura durante la sua recente visita a Milano, ma poiché non era stato possibile, ha suggerito il viaggio a Roma.  

Ero molto contento del progetto di questo viaggio. Oltre al valore che sta nell’uscire insieme dal contesto quotidiano per scoprirsi una compagnia di ventura, c’era anche la domanda di significato per la fatica della strada che si fa insieme. Per i malati e non, andare a Roma e le ore passate in piazza erano senz’altro un sacrificio, ma un sacrificio carico di supplica e di attesa. Per me, sono state qualcosa di ancor più grande.

Arrivati in Piazza San Pietro eravamo divisi in due gruppi, quelli in carrozzina e i loro accompagnatori (con solo un accompagnatore per carrozzina consentito), fra cui io, e poi quelli capaci di muoversi a piedi, insieme con gli operatori, i volontari e i responsabili della fondazione. Noi, il gruppo delle carrozzine, eravamo situati proprio  dove sarebbe passato il Papa. Però, quando è risultato che eravamo una persona in più, mi sono offerto io di andare con l’altro gruppo. 

Pensavano che la mia fosse generosità. Non era vero.

Il fatto è che vedevo con quanto desiderio e con quanta attesa tutti stavano lì ad aspettare Francesco, ed ero cosciente di non avere la stessa loro passione per questo incontro imminente.  

Per me il Papa è il Papa. Ma, nonostante la mia ammirazione e gratitudine per il suo slancio verso gli ultimi, il suo sdegno per ogni forma di borghesismo spirituale e il suo attaccamento alla Madre di Dio, mi sono riconosciuto distaccato, un po’ freddo. Quindi ho preferito lasciare spazio ad altri molto più disposti di me ad un grande avvenimento.  

Questo avvenimento grande è avvenuto; e in grazia del legame di stima e affetto che ho per queste persone tutte, proprio loro hanno potuto comunicarmi la natura eccezionale di questo evento, nonostante la mia mancanza. Dopo l’udienza generale il Papa è sceso e ha salutato due nostri malati e due operatori, scelti a caso, fra cui proprio l’argentina che aveva così tanto desiderato questo incontro. Papa Francesco era tutto meno che frettoloso; ha passato tempo con queste persone con calma e interesse. 

La prima cosa che ho notato era la reazione degli altri. Dai responsabili in giù, tanti hanno vissuto questo incontro come una grazia enorme, come un abbraccio che comunicava lo sguardo benigno e grazioso di Dio su tanti anni di lavoro, sacrificio e amore. C’era commozione dove non aspettavo di trovarla. Poi, nei volti dei nostri malati che l’hanno incontrato, ho visto che capivano fino in fondo la preferenza di Dio che gratuitamente è venuta fino a loro per legarli a Lui per sempre.

Ero stupito nel vedere come le preghiere insistenti di questa donna argentina avevano trovato una risposta così precisa. Lei e l’altra responsabile che aveva incontrato Francesco hanno visto uno volto che le accoglieva totalmente, per invitarle a vivere tutta la vita dentro la casa del Padre. 

Solo l’appartenenza ad una compagnia mi ha permesso di vedere queste cose, e di viverle. La mia mancanza di apertura era riempita dalla loro coscienza, dal riconoscere un evento che senza di loro avrei perduto, e senza il quale ora sarei più povero.

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