Dio cambia idea

- Marco Pozza

Quella madre era un osso-duro. Le madri sono abituate a cucire gli strappi, ad abitare i bordi del mistero, a tirare di fioretto. E Gesù la esaudì. Editoriale di MARCO POZZA

rublev_cristo_salvatore_arte
Andrej Rublëv, Cristo Salvatore (XIV sec.)

Dio-sfacciato. Insopportabile, apparente zona-maleducazione: un Dio che, a scrutarlo negli occhi, pare quasi incurante delle creature. Porgetegli l’orecchio più di tre secondi, se siete capaci: una donna sofferente lo invoca ma Lui “non le rivolse nemmeno una parola” (Mt 15,21-28). Il chiedere è cosa lecita, il rispondere è roba di buona educazione: questo vorremmo dirgli noi, bambini cresciuti alla scuola dei nonni. 

E’ una donna non-solo-donna quella che lo strattona con la voce: nel suo ventre c’è stato un parto, è donna-madre. Dovrebbe saperlo Lui, che è creatore, che le madri sono la custodia scelta da Dio fino al termine ultimo. Una donna in preghiera, dunque, è un Dio che mendica attenzione: come rifiutarle un aiuto? Il paradosso è che anche i discepoli – nient’affatto dei geni in materia di Regno di Dio, di salvezza – sembrano rimbrottarlo: “Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!“. 

La loro cafonaggine fa rabbrividire, è certificata nei Vangeli: al loro Maestro non dicono “Salvala, non vedi come sta soffrendo!”. Gli dicono ciò che il loro piccolo-cervellino ritiene più opportuno, conveniente: “Dalle retta, altrimenti non finisce più di rompere!”. Se Cristo l’esaudisce, loro vivranno tranquilli. 

Cristo, però, stavolta si supera: è da solo contro tutti, contro tutto. Addirittura contro ciò che pare prettamente evangelico: “Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele“. E’ brusco al punto da incutere timore Cristo: dice che per alcuni c’è quando bussano, per altri non c’è. Un Dio che fa preferenze?

Quella, però, è un osso duro: è madre. Le madri sono abituate a cucire gli strappi, ad abitare i bordi del mistero, a tirare di fioretto. Non s’arrende per nulla: “Signore, aiutami!“. Lo chiama “signore” quell’Uomo che pare proprio non avere addosso un’educazione-signora. Per lei, però, è Presenza-maiuscola: “Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini“. Sei una pagana, donna: taci, non rompere, vattene! Cristo è proprietà privata dei cristiani, ricordalo bene la prossima volta che t’avvicini. Offesa, rimane al suo posto: affonda lo sguardo, affila il cuore, allarga la preghiera. Gigantesca nella sua umanità, si fa briciola di pane: “E’ vero. Eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei padroni“.

Chapeau, amici apostoli! Guardate Cristo nel volto, guardatelo voi adesso: è per quello sguardo che vi ha portati fin lì, a spasso per Tiro e Sidone, ai margini dell’immondizia. Per farvi vedere cos’è la fede. S’è giocato la faccia, il buon nome, la sua missione. Per ingravidare quella donna di una delle più belle professioni di fede di tutto il Vangelo: “Io, di fronte a Te, sono briciola. Briciola di un pane che Tu ha reso Pane Maiuscolo: non mi serve tutto quel Pane, me ne basta una briciola. Lasciami mendicare-pane”. 

E Cristo tracolla, cede, è in uno stato d’ammirazione che non conosce eguali: “Donna, grande è la tua fede!“. Non per maleducazione, bensì per catechesi azzardò con lei, sul ciglio, quasi-antipatico: “Ciò che ammira (nelle creature) è sempre la medesima meraviglia: non una stupefacente virtù, né una grande scienza teologica: ma un certo stato di resa, frutto di quella lucidità spirituale che è la suprema delle grazie” (F. Mauriac). 

Lei non frequenta il Tempio, nemmeno conosce le orazioni cristiane, men che meno osa chiamare Dio coll’appellativo Padre. Il suo è solo un grido di battaglia, condito dall’eleganza-madre: “Signore!”. A fare la differenza – ch’è poi il nettare più saporito di Cristo – è una questione di cuore: loro sono uomini e gli uomini ragionano per confini, appalti, diritti di prelazione, comodato d’uso. Gli uomini, per allargarsi, dividono. Le donne, per salvarsi e salvare, con-dividono: cioè fanno spazio, aggiungono un bicchiere d’acqua nella minestra, un posto a tavola, una sedia al tavolo. Loro sanno che anche Dio ragiona come loro: non ci sono cani e figli, sgualdrine e sante, pii e miscredenti. L’unica divisione, anche l’unica differenza, è tra chi lo cerca e chi pensa d’averlo in tasca. Capita che Dio, un giorno, lo trovino prima i lontani, perché i vicini manco si sono accorti di trattenerlo in mano nell’eucaristia. Capita: e quando capita Dio va in estasi.

E la preghiera di una lontana fa cambiare idea addirittura a Dio. Che cede.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Ultimi Editoriali