Immigrati, la paura non paga

Cresce in Spagna il numero di migranti arrivati via mare. Questo fenomeno può essere un’occasione formidabile per la società, spiega FERNANDO DE HARO

09.10.2018 - Fernando De Haro
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LaPresse

Negli ultimi mesi la Spagna ha superato l’Italia per numero di immigrati irregolari arrivati via mare. Nei primi nove mesi dell’anno sono stati più di 41.000. Chiusa la rotta libica e con la politica di Salvini (con il suo rifiuto di dare porto sicuro alle navi di salvataggio), i percorsi di quanti cercano un luogo migliore hanno ora come obiettivo l’Andalusia. Durante l’estate la preoccupazione degli spagnoli per la crisi migratoria è cresciuta in modo significativo, secondo i sondaggi più accreditati è passata dal 3% all’11%. Sono percentuali ancora distanti dalla media europea (38%) e dalla preoccupazione che persiste in Germania (39%). Questi dati tuttavia dicono che la politica del Governo socialista di Sánchez è stata totalmente ondivaga negli ultimi mesi. Si è passati dall’accogliere chi viaggiava su una nave di salvataggio (Aquarius) a respingerne altri e a praticare i “rimpatri a caldo” (senza rispettare i requisiti e i tempi di identificazione di coloro che sono arrivati) duramente criticati da Bruxelles. 

Il Governo di Sánchez ha i Centri di identificazione ed espulsione (Cie) pieni di migranti, non sa cosa fare con i minori non accompagnati (non possono essere rimpatriati) che sono diventati “bambini di strada” in città come Madrid e Barcellona. Non mette nemmeno sul tavolo soluzioni per affrontare la strage del Mediterraneo (cinque anni dopo la tragedia di Lampedusa, Vicent Cochelet dell’Unhcr ha denunciato che la gente sta morendo nella crescente indifferenza), né richiama con forza Bruxelles a mettere in atto una politica di sostegno ai paesi del sud (i Consigli europei si susseguono senza che la questione sia affrontata seriamente).

Una gestione disastrosa del problema dell’immigrazione da parte del Governo socialista sarebbe un terreno fertile perché la preoccupazione aumentasse e perché la “paura di un’invasione” fosse utilizzata politicamente. L’opposizione critica la mancanza di una strategia di Sánchez, ma non sfrutta la paura dello straniero. Non può farlo. I sondaggi mostrano che il 70% degli spagnoli era favorevole all’accoglienza di coloro che erano stati salvati dall’Aquarius. I sostenitori dell’accoglienza nel centrodestra erano il 50%. Non ci sono, al momento in Spagna, né movimenti anti-immigrazione, né strumentalizzazione politica. Il populismo è di sinistra e, dopo la sua grande crescita iniziale, ora è al 16% nelle intenzioni di voto (tipico di un partito neo-comunista). La distruzione di certe evidenze civiche, nonostante la crescente polarizzazione, sembra essere più lenta che in altre parti d’Europa. Forse influisce il fatto che la Spagna e il Portogallo sono le più giovani democrazie del Vecchio Continente. In ogni caso, le certezze sul valore dell’altro possono essere dissolte in qualsiasi momento.

Paradossalmente, sono gli altri a poter salvare la Spagna. L’inverno demografico e l’invecchiamento della popolazione sono due problemi molto gravi. Il tasso di fertilità è pari a 1,3, uno dei più bassi in Europa, e si prevede che gli spagnoli e i giapponesi avranno la più alta percentuale di anziani nel 2050.

L’Autorità indipendente di responsabilità fiscale, un organismo prestigioso e non soggetto a controlli politici diretti, ha corretto negli ultimi giorni le previsioni negative. La popolazione spagnola, dice questo organismo, aumenterà nei prossimi 30 anni fino ad arrivare a 13 milioni di persone. Questa crescita della popolazione spagnola sarà possibile, in gran parte, con l’arrivo di 270.000 immigrati all’anno.

Siamo invitati a considerare i flussi migratori non come una minaccia, ma come un’opportunità. Senza dubbio questi flussi migratori devono essere ordinati, è necessario garantire la sicurezza. Ma il futuro passa attraverso un nuovo meticciato già in atto che richiede uno sforzo per recuperare criticamente la cultura e l’identità che strutturano la nostra esperienza sociale. L’arrivo degli immigrati, da cui dipendiamo, è un’occasione formidabile per pensare e dialogare su ciò che ci fa vivere, stare insieme, condividere, costruire. Senza questo esercizio non ci sarà un’integrazione autentica.

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