Post Macerata: impastare il bene di tutti

- Maurizio Vitali

Ci sono la piazza dei ponti pro-incontro e la piazza dei muri anti-nemico. La prima è quella del papa, la seconda quella di Macerata. Editoriale di MAURIZIO VITALI

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Papa Francesco (LaPresse)

C’è la piazza del dialogo e quella delle parate. La piazza dove gente di buona volontà si rimbocca le maniche per contribuire al bene di tutti e la piazza dove vecchie volpi e furbastri apprendisti della politica usano le parole come armi. La piazza dei ponti pro-incontro e la piazza dei muri anti-nemico. Piazza del Ponte è quella indicata da papa Francesco, in particolare nel suo discorso sulla politica a Cesena il 1° ottobre dello scorso anno. Lì si vede una novità che dà speranza. Piazza del Muro è quella, per esempio,  allestita attorno alla tragedia di Macerata. Ed è un deprimente déjà vu, per di più in avanzato processo di incarognimento.  

Una sfortunata ragazzina diciannovenne, Pamela Mastropietro,  con problemi di tossicodipendenza, barbaramente fatta a pezzi da spacciatori nigeriani. Un giovane con problemi psichici gravi, Luca Traini, respinto da padre e madre, con la scritta emarginato tatuata sulle dita, che per far giustizia prende a pistolettate i primi giovani di colore che trova per strada ferendone sei. Sparare no, però… Il borborigismo dei social ha trasmesso segrete approvazioni provenienti dalla pancia del Paese, e la destra subito a cavalcarle, e la sinistra a fiutare l’odore del nemico.  La logica del Muro è semplice: se c’è un problema c’è un pericolo. Se c’è un pericolo c’è un untore, cioè un nemico. Da eliminare.  Datemi il potere, vi darò la soluzione: faccio fuori il nemico, il pericolo scompare e voi, amato popolo, potete a buon diritto sentirvi in sicurezza. Fa niente se il problema reale non è nemmeno stato affrontato.

Sì, perché la sicurezza è, in Italia e in Europa, l’argomento che ha più presa. Non importa se l’insicurezza sia davvero oggettivamente la cosa più grave: basta farlo credere, e zac, il politico si propone come demiurgo. Come nel meteo: cosa tre ne frega dei gradi centigradi del termometro, conta il percepito.

La destra ha gioco facile: il pericolo è la delinquenza, l’untore-nemico è l’immigrato. Salvini: un’invasione di immigrati fuori controllo porta allo scontro sociale. Fatemi governare e so io come mettere gli italiani al sicuro. Meloni: va’ come le sinistra ha ridotto l’Italia. Berlusconi sulle prime ha detto cose ragionevoli, poi un occhio all’applausometro ed è corso dietro ai due alleati: date a me il governo e vi spedisco fuori dai piedi 600mila irregolari.

E la sinistra? Non può dire che sono gli stranieri, ovvio. Da una vita non è più contro il capitalismo. Possibile che non ci sia niente che ci incombe addosso come una minaccia mortale? Ma sì che c’è: il ritorno del fascismo. La prova? Luca Traini è fascista: ha tatuato un simbolo da SS sul corpo (oltre alla scritta “emarginato” sulle dita, ha in casa Mein Kampf di Hitler (va a sapere se l’ha letto: il libro è di una mattonata barbosissima) e si è coperto col tricolore. Ed ecco Macerata palcoscenico dell’antifascismo venuto da fuori, con gli abitanti ancora sconvolti dalla tragedia chiusi dietro persiane e saracinesche o al massimo spettatori. Qualcuno degli antifascisti è così intransigentemente antifascista che riaprirebbe le foibe per seppellirci dentro il nemico: sedicenti titini, provocatori infiltrati dei servizi deviati e compagni che sbagliano? Dettagli.

In mezzo al guado sono rimasti Renzi e Di Maio. Hanno giustamente chiesto silenzio e non strumentalizzazione. Quanto a Renzi, ha mantenuto l’impegno, anche se l’impressione è che la sua scarsa loquela sia più che altro frutto di afasia e di idee non chiare. Certo, un bel tacer non fu mai scritto: ma è magra consolazione. Quanto al grillino vestito di nuovo, dopo un po’ non ha resistito ed è sbottato accusando Berlusconi di essere un traditore della patria, perché “ha portato qui lui gli immigrati”, ed ora “ci penseremo noi a rimpatriarli”.  

Piazza del Muro potrebbe anche essere nominata Piazza Menzogna, o Piazza della Cattiva Politica: il meccanismo che vi impera è non riconoscere il problema nella sua realtà effettiva, ma fornire una rappresentazione deformata — astratta e ideologica — utile a esibire le insegne di guerra dell’orda di appartenenza e a raccattare consensi.  

Dunque, consiglio vivamente di  cambiare piazza. Seguendo le poche ma autorevoli voci che meritano di essere ascoltate. Per esempio, quella del vescovo Nazzareno Marconi, che non ama “essere anti, essere contro qualcuno”; ama le parole “educare, costruire, dialogare, condividere, con la pazienza e la costanza del lavoro di ogni giorno”; prega per le vittime e per le madri di Pamela, di Innocent Osenghale, di Luca Traini; assicura che spenti i riflettori politico-mediatici, “noi restiamo a raccogliere i cocci e a ricostruire… la serenità delle famiglie, la volontà di accogliere e di lavorare per il bene comune”; chiede sostegno alla comunità maceratese “nella lotta contro la droga e nella ricostruzione di una città che è ancora (se ne sono scordati tutti?, ndr) terremotata”. Come dire: chiedo una buona politica che accompagni e sostenga una comunità al lavoro.

“L’Italia — ha detto l’altra voce da seguire, il presidente Sergio Mattarella — ha bisogno di sentirsi comunità di vita in cui tutti siamo legati da sorte comune, in cui si vive insieme agli altri senza diffidenza. Se manca la comunità, l’egoismo porta all’intolleranza e talvolta alla violenza”.

Dunque, rinnovo il consiglio di cambiare piazza. Via da Piazza dei Muri, frequentiamo Piazza del Ponte, dove echeggiano le voci di un Marconi, di un Mattarella, e dove gente di buona volontà, per dirla con le parole del papa, “impasta il bene comune di tutti”.

Quando c’è da votare, tanti vanno un po’ in tilt. Suggerisco sommessamente a costoro di prendere tutte le mattine un caffè in Piazza del Ponte. Aiuta a chiarirsi le idee. Dall’altra parte, in discesa, c’è Vicolo Astensione: ma lì non c’è nemmeno il bar.

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