In Siria è il momento delle cuoche

- Giovanna Parravicini

“Ogni cuoca governerà lo Stato” diceva Lenin. Cioè è il momento di ripartire dal realismo e dal buon senso. Come ha mostrato la telefonata tra Francesco e Kirill. GIOVANNA PARRAVICINI

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In Siria dopo l'attacco del 14 aprile (LaPresse)

Vedendo il cielo siriano solcato dalle luci dei “missili belli e intelligenti” di Trump, in quest’ultimo intervento che ha contribuito ulteriormente a “destabilizzare lo scacchiere siriano, che appare come una guerra mondiale in miniatura” (come ha giustamente osservato Fernando De Haro), sabato scorso mi sono chiesta come mai tutti i politici ed esperti mondiali non siano stati raggiunti da un pensiero elementare – forse un pensiero da sempliciotti, da donnette: e provare invece a usare tutti quei soldi che stavano andando in fuoco e fiamme per risollevare un Paese, un popolo così mortalmente provato da una guerra che non ha voluto lui?

Lenin aveva lanciato uno slogan divenuto proverbiale in epoca sovietica, “Ogni cuoca governerà lo Stato”, che evidentemente nelle sue intenzioni aveva tutt’altro significato – stava a indicare la necessità di un processo di coscientizzazione politica delle masse. Oggi, però, lo potremmo rileggere in un’altra chiave, quella di un ritorno al buon senso, anzi al senso comune della natura umana, che sembra diventare merce sempre più rara nelle nostre società.

Davanti alla cinica, colpevole insensatezza dei politici, forse è venuto il momento di far veramente appello alle “cuoche”, cioè alla gente normale, che sembra non avere alcuna voce in capitolo nei giochi di potere ai vertici. Per il momento le “cuoche”, ovvero ciascuno di noi, continuano a fare la propria vita, dispiacendosi magari di quanto sta succedendo, ma con un senso di impotenza e anche, in fondo, la sensazione che tutto si svolga su un altro pianeta.

Eppure la storia – anche la grande storia – continua a interpellarci, sì, a interpellare proprio noi, ciascuno di noi. Sabato il patriarca ortodosso russo Kirill ha preso l’iniziativa di telefonare a papa Francesco per esaminare la possibilità di iniziative solidali tra cristiani, e poi ha telefonato anche al patriarca Bartolomeo di Costantinopoli e ai primati delle Chiese di Antiochia, Alessandria e Gerusalemme.

Chi conosce sia pur a grandi linee la situazione del dialogo ecumenico e inter-ortodosso sa bene quante tensioni vi esistano e come una telefonata fra Mosca e Roma sia un evento sensazionale. Del resto, in questi giorni in Russia gli “ultra-ortodossi” si sono già stracciati le vesti condannando questo nuovo cedimento del patriarca all’eresia latina, e i liberal accusano Kirill di aver telefonato “per politica”, su pressione del Cremlino e in difesa dei suoi interessi.

Sta di fatto che, sullo sfondo di un mondo politico ed economico sempre più cinicamente diviso, ma soprattutto sempre più insensatamente lontano dalla realtà, dove la politica diventa l’arte di costruire muri, alzare i toni e inseguire ciascuno le proprie ideologie e i propri presunti interessi, i cristiani hanno testimoniato il bene prezioso del realismo, del ritorno a un linguaggio umano, che si accompagna sempre a gesti di unità, di condivisione. Come risulta dai contenuti della telefonata intercorsa tra Kirill e Francesco: “I cristiani non possono rimanere indifferenti davanti a ciò che sta succedendo in Siria… La Siria, il Medio Oriente sono il luogo dov’è nato il cristianesimo, e terribili conflitti come quelli che dilaniano queste terre non possono non costituire una minaccia anche per la presenza cristiana. Ma, al di là di questo, è evidente che c’è gente che soffre. E il messaggio della Chiesa al mondo è sempre legato alla predicazione della pace e della giustizia fra gli uomini. Quindi, non possiamo tacere, quando succedono cose come quelle che stanno succedendo in Siria. Bisogna fare di tutto per fermare lo spargimento di sangue”.

Insieme a questo bombardamento, nella storia entrerà anche questa telefonata. Il primo ha captato l’attenzione del mondo intero, ci ha lasciati senza fiato e impotenti davanti ai televisori; la seconda è probabilmente passata inosservata ai più, ma segna una strada, interpella ciascuno perché ci reintroduce da protagonisti nella vicenda del mondo, ci ridice che abbiamo un compito e una forza – la forza della realtà e di un’unità che viene prima di ogni divisione e può rinascere nel modo e nel momento più impensato.



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