Le rotte della nuova politica economica

- Gianni Credit

Una vasta porzione dell’Azienda Italia ha mantenuto la sua competitività nella recessione più lunga puntando su manifattura ed export. GIANNI CREDIT

lavoro operaio fabbrica attività
(LaPresse)

In un’Italia senza governo e senza rotte politiche, Marco Fortis segnala l’emergere di un nuovo “triangolo d’oro” fra Milano, e il Grande Nordest, fra il Veneto e Bologna. Una macro-regione manifatturiera, che nel suo aggregato core di dieci province già nel 2015 produceva un Pil superiore quello dell’Austria e un output industriale superiore a quello della Svezia. Ma allargato a tutte le province di Lombardia, Nordest ed Emilia, il “Triangolo LNE” sarebbe la sesta potenza “regionale” nella Ue: più importante di Olanda o Polonia.

Il motore LNE ha molta cilindrata a disposizione di numerosi pistoni: sarebbe il secondo paese-membro dell’Unione nella meccatronica, il sesto nel food (alimentare-bevande-tabacco); ancora il secondo (dopo il resto d’Italia…) nel tessile-abbigliamento-calzature; il quinto nel legno-carta; il settimo nella chimica-farmaceutica, il quarto nella gomma-plastica. Ma il valore aggiunto dell’Azienda LNE è la sua configurazione export-led. Un dato su tutti: in termini di manifatturiero non alimentare, LNE nel 2018 ha registrato un saldo commerciale secondo solo a quello della locomotiva Germania.

Una lettura orientata alla speculazione politica spicciola può pensare di accostare queste cifre alla mappa del voto ridisegnata il 4 marzo: magari per ridividere il sistema-Paese in buoni e meno buoni (oppure: fra chi vuole un taglio delle tasse in premio e chi vuole un reddito di cittadinanza a risarcimento dell’assenza di pari opportunità). Le stesse cifre possono essere utilizzate da altre forze politiche in funzione recriminatoria: contro gli italiani presunti ingrati o addirittura vendicativi verso chi ha prodotto Jobs Act e Industria 4.0

Una lettura semplicemente onesta e realistica di un’analisi come quella di Fortis dice che austerity, credit crunch e lunga recessione non hanno minato la resilienza di un’Italia che produce beni ad alto valore aggiunto a prezzi competitivi su scala globale. E ad alimentare la domanda – cui LNE ha mostrato di saper rispondere con tanta efficacia – non è stato certamente il bonus di 80 euro, né potrà essere alcuna forma di sussidio strutturale. A consolidare un’Italia formato LNE – tutta l’Italia trainata oggi da LNE – non sarà neppure un taglio delle tasse piatto, rozzo, ideologico-demagogico (“trumpiano”).

Quello che un governo dell’economia può e deve fare nel breve periodo è aiutare questa’Italia a fare bene il suo lavoro, provando a fare salire sul suo treno gli altri italiani. Mezzo secolo fa arrivarono dal sud al Nord su treni veri (e i traguardi raggiunti da LNE nelle due generazioni successive sono anche merito). Oggi i veicoli dello sviluppo sono altri: a cominciare dall’education e continuando con un sistema bancario risanato nel suo ruolo di supporto all’economia reale..

© RIPRODUZIONE RISERVATA