Le rotte della nuova politica economica

Una vasta porzione dell’Azienda Italia ha mantenuto la sua competitività nella recessione più lunga puntando su manifattura ed export. GIANNI CREDIT

25.04.2018 - Gianni Credit
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In un’Italia senza governo e senza rotte politiche, Marco Fortis segnala l’emergere di un nuovo “triangolo d’oro” fra Milano, e il Grande Nordest, fra il Veneto e Bologna. Una macro-regione manifatturiera, che nel suo aggregato core di dieci province già nel 2015 produceva un Pil superiore quello dell’Austria e un output industriale superiore a quello della Svezia. Ma allargato a tutte le province di Lombardia, Nordest ed Emilia, il “Triangolo LNE” sarebbe la sesta potenza “regionale” nella Ue: più importante di Olanda o Polonia.

Il motore LNE ha molta cilindrata a disposizione di numerosi pistoni: sarebbe il secondo paese-membro dell’Unione nella meccatronica, il sesto nel food (alimentare-bevande-tabacco); ancora il secondo (dopo il resto d’Italia…) nel tessile-abbigliamento-calzature; il quinto nel legno-carta; il settimo nella chimica-farmaceutica, il quarto nella gomma-plastica. Ma il valore aggiunto dell’Azienda LNE è la sua configurazione export-led. Un dato su tutti: in termini di manifatturiero non alimentare, LNE nel 2018 ha registrato un saldo commerciale secondo solo a quello della locomotiva Germania.

Una lettura orientata alla speculazione politica spicciola può pensare di accostare queste cifre alla mappa del voto ridisegnata il 4 marzo: magari per ridividere il sistema-Paese in buoni e meno buoni (oppure: fra chi vuole un taglio delle tasse in premio e chi vuole un reddito di cittadinanza a risarcimento dell’assenza di pari opportunità). Le stesse cifre possono essere utilizzate da altre forze politiche in funzione recriminatoria: contro gli italiani presunti ingrati o addirittura vendicativi verso chi ha prodotto Jobs Act e Industria 4.0

Una lettura semplicemente onesta e realistica di un’analisi come quella di Fortis dice che austerity, credit crunch e lunga recessione non hanno minato la resilienza di un’Italia che produce beni ad alto valore aggiunto a prezzi competitivi su scala globale. E ad alimentare la domanda – cui LNE ha mostrato di saper rispondere con tanta efficacia – non è stato certamente il bonus di 80 euro, né potrà essere alcuna forma di sussidio strutturale. A consolidare un’Italia formato LNE – tutta l’Italia trainata oggi da LNE – non sarà neppure un taglio delle tasse piatto, rozzo, ideologico-demagogico (“trumpiano”).

Quello che un governo dell’economia può e deve fare nel breve periodo è aiutare questa’Italia a fare bene il suo lavoro, provando a fare salire sul suo treno gli altri italiani. Mezzo secolo fa arrivarono dal sud al Nord su treni veri (e i traguardi raggiunti da LNE nelle due generazioni successive sono anche merito). Oggi i veicoli dello sviluppo sono altri: a cominciare dall’education e continuando con un sistema bancario risanato nel suo ruolo di supporto all’economia reale..

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