Mondiali, ci restano solo birra e frittatona

Cominciano i mondiali di calcio in Russia, ma stavolta l’Italia non ci sarà, eliminata dagli armadioni dell’Ikea. Tutti pronti a gufare contro di loro? MAURIZIO VITALI

14.06.2018 - Maurizio Vitali
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Nazionale, Ranieri - La Presse

Oggi finisce il Ramadan. Ma comincia per l’uomo italico un mese di digiuno assai più penoso. L’Italia è in piena astinenza dai mondiali di calcio, dall’alba al tramonto, e anche dal tramonto all’alba. Alle 17 c’è Russia-Arabia Saudita. Akinfeev; Mario Fernandes, Kutepov, Ignashevich, Zhirkov; Samedov, Gazinsky, Dzagoev, Zobnin, Golovin; Smolov contro Al Owais; Al Shahrani, Hawsawi M., Hawsawi O., Al Harbi; Al Faraj, Otayf; Al Dawsari, Al Muwallad, Al Jassim; Al Sahlawi. E chi se ne frega. Sfido a ricordarvi un nome, a parte Mario Fernandes, che come farà a essere russo. Alle 17 ci sarà ben qualcos’altro da vedere in tv. No, non è per fare lo snob: è quasi un dovere sportivo mostrare dignitosa indifferenza. Dunque, vediamo: su Canale 5 c’è “Caduta libera”: gliela auguriamo di cuore a quegli armadioni dell’Ikea che ci hanno sbattuti fuori. Su Rai 5, “Nessun dorma”: eh, dovevamo svegliarci prima. Nei cartoon, “Avventure dei trullalleri”, che sembra un’autobiografia della nazionale di (s)Ventura. Tv 2000 propone il Rosario da Lourdes: non per sfiducia nel Mancho, ma mi sembra l’idea più acconcia.

A proposito degli armadioni, se la vedranno il 27 con la Corea del Sud, che ha appena rifilato un 16 a zero al Nepal: ‘stica… Lo so, non sono partite che ci aiutano a rimediare al crollo della libido calcistica che ci affligge. Però, ne dessero anche solo la metà, o un quarto di sedici, agli scandinavi dell’Ikea. Siamo disposti a dimenticarci dell’arbitro Moreno-figlio-di-corruzione che li fece vergognosamente vincere contro di noi nel 2002, salvo finire — l’arbitro carioca da operetta, dico — in scandali calcistici, poi in galera per spaccio di droga e sotto inchiesta per evasione fiscale. Siamo disposti a rendere omaggio a Pak Doo Ik, pure coreano, che ci rifilò il gol e la sconfitta nel ’66. D’accordo, Pak è del Nord Corea, ma dopo la stretta di mano di Trump a Kim Jong-un, ci si sente tutti più buoni. L’importante è gufare contro la Svezia.

La sera del 27, allora, tutti col tavolino davanti alla poltrona, frittatona di cipolla, familiare di Peroni gelata, gufaggio spudorato e rutto libero all’indirizzo di chi sappiamo noi. Voglio vedere i loro tifosi a imitarci nel sacro rito fantozziano. Loro? Me li figuro: scalfarotti di lana grossa gialle, felpona grigia come il loro sorriso, tavolinetto in masonite premasticata Nordli, poltrona Hindo, o Alvangen o Hektar, una più scomoda dell’altra, a spararsi Vilt Snacks di alce essiccata, Ol Ljus Lager (1 euro e trenta) temperatura ambiente, a tifare Ikea con piccoli garbatissimi e controllati  borborismi. Naturalmente il tutto facendo coincidere con i 15 minuti di intervallo tra un tempo e l’altro la pausa colazione, cui pare tengano molto e che forse scaramanticamente chiamano fika. Gli armadioni invece si chiamano Olse, Krafth, Lidenlof, Granqvist, Augustinsson; Claesson, Ekdal, Larsson, Forsberg; Berg, Toivonen. I trottolini coreani sono Seung-Gyu, Young-Sun, Ban-Suk, Min-Woo, Lee-Yong, Jung, Sung-Yeung, Jo-Hoo; Jae-Sung; Heung-Min, Hwang. Mandate a memoria e attenti a non confondervi.

In tutte le altre serate, moriremo di malinconia? Chissà.

Ci sono siti di psicologia creativa che contro l’abulìa, la noia e la depressione (leggera) suggeriscono 45 hobby da uomo che più uomo non si può (sic!). Eccone alcuni. Giocare a tombola. Giocare a Monopoli. Praticare il ballo, meglio se latinoamericano o acrobatico. Lavorare il legno. Modellare la pasta di sale. Dedicarsi al découpage. Fotografare. Bere whisky. Fumare un sigaro (lentamente). Costruire modellini in miniatura (vi sembrerà di avere in mano il mondo). Infilare navi nelle bottiglie. Impegnarsi in una caccia al tesoro (col Gps). Assemblare un puzzle da 150 pezzi. Scrivere lettere (a chi?). Per i più esigenti, c’è sempre Battaglia navale, o Memory. Nell’elenco manca il ricamo, ma prima o poi qualcuno suggerirà anche quello. Naturalmente si potrebbe anche andare al cine.

No, no. Non è vita questa.

L’uomo italico alla fine non trova antidoto alla malattia del pallone che gli ha preso la testa e il cuore e che gli cura anche la depressione risvegliando il Neanderthal che è in lui.

In fondo un Nepal-Costarica o un Panama-Tunisia, o anche un Egitto-Uruguay è infinitamente meglio di una serata a tombola o a canasta. E poi, nel mondo globale, stiamo a vedere se saltano fuori nuove promesse, e nuovi candidati a… buscarsele da un redivivo undici azzurro, la volta che viene. Fra quattro anni, saremo pronti col bandierone tricolore e l’orgoglio nazionale di quando zittimmo, nell’82, Argentina Brasile e Crucchi, e nel 2006 quei figli di Macron che invano ci presero a crapate il Materazzi e che adesso ci insultano tutti con spudorata ipocrisia, per via della vicenda della nave Aquarius. Altro che découpage: noi italioti siamo sempre qui, “tra i Francesi che si incazzano, e i giornali che svolazzano”, aspettandoli al varco, per constatare che “i francesi ci rispettano, ché le palle ancora gli girano” dai tempi di Bartali stravincitore del Tour. Via, rompiamo il digiuno. E chi non gufa, disfattista è, è, è.

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