La bellezza d’averci provato

La chiamata di Cristo è un invito che ancora oggi, dopo duemila anni, conserva il suo fascino attrattivo. Con una raccomandazione particolare: la leggerezza. MARCO POZZA

14.07.2018 - Marco Pozza
vocazione-san-matteo_caravaggio_particolare
Caravaggio, Vocazione di San Matteo, particolare (1599-1600)

Loro non s’aspettavano nulla in quell’attimo, l’attimo della chiamata: nel mare di Galilea non tirava un alito di novità. Non s’aspettavano nulla, iniziò per loro la partita. Lui diede il calcio d’inizio alla partita: “Io e voi contro tutto il resto del mondo”. “Chiamò a sé quelli che egli volle (…) che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il poter di scacciare i demoni” (Mc 3,13-15). Si accollò il peso della scelta: che nessuno avesse nulla da rinfacciare loro. Chiamò “quelli che volle”. Fu l’unica maniera per non accollare loro il peso della miseria. 

Già suo Padre aveva dettato lo stile: Abramo era bugiardo, Sara impaziente, Giacobbe imbroglione, Giona disobbediente, Davide adultero. Il Figlio scelse Pietro “tanto fumo, poco arrosto”, Tommaso il dubbioso, Zaccheo il mafioso. Paolo, l’en-plein, era assassino. Duemila anni dopo aver attraversato le sue labbra, quell’invito sorridente ha mantenuto tutto il fascino di quella prima volta: apre le strade, fa cadere tutte le muraglie. È un’esca luminosa: “Davvero vuoi passare tutta la tua vita a raschiare le rive del lago? Perché non ti metti in cooperativa con me. Guarda che sarà tutto folle, più rischioso: ma io sarò con te. Ci stai?”. D’allora si accetta, non si accetta, si sta a lungo a meditare: mica facile capacitarsi che trionfare nel mondo significa essere disposti a perdere tutto. Provateci: se non barcollate è perché lui è Amore-gigante.

Scelti perché “stessero con Lui” – Dio, l’Onnipotente, ha bisogno dell’affetto, della compagnia degli impotenti: se non è insulto al buon senso questo, manca poco! – poi li inviò. Tutto chiaro: prima ci s’allena, poi si entra in campo a giocare per vincere. Accanto a Lui respireranno cos’è il Regno e le sue follie, agli altri si andrà a raccontare non le verità imparate a memoria, ma le conquiste fatte per il gusto d’essersi lasciati sorprendere da Lui. Verranno mandati, non decideranno loro, “a due a due (…) nient’altro che con un bastone”. Il loro companatico sarà un bastone e un amico: il primo per appoggiare il corpo quando sarà spossato, il secondo per il cuore quand’è fiacco e sconsolato. Per tutto il resto ci sarà Lui, la sua Provvidenza. 

L’uomo misura il peso: “Diamo il giusto peso alle cose”. Dio soppesa la leggerezza: “Vi raccomando solo la giusta leggerezza di voi stessi”. È la ragione per cui gli angeli san volare il prendersi con leggerezza: “Prendete la vita con leggerezza – scriveva Calvino -, che leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Il cuore, al cuore, di ogni Sua chiamata: pensare con leggerezza non significherà prender le cose alla leggera, esser persone leggere. Scegliere il sorriso, ch’è scelta di coraggio.

Il mondo, certi giorni, è pesante: “Quanto sei pesante oggi!”, dice l’uomo a chi gli è simile. In questo mondo popolato di uomini e donne che portano a spasso l’idea altissima che hanno di loro stessi, Dodici incapaci-leggeri insegneranno a librarsi in volo. A mettersi a dieta di pesantezza: “Proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti dèmoni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano”. È il segreto della leggerezza di Cristo, dell’eterna giovinezza ideata per il mondo: “Il regno di Dio è vicino: son sbalordito da queste parole di Cristo. Tra i granelli fitti di poche parole – scrive Christian Bobin in Louise Amour –, mi si è mostrata la più grande vita possibile”. In un granello di sabbia, qualcuno ha la grazia d’intravedere la fisionomia di com’è fatto il Cielo, con i suoi misteri.

Andranno, dunque: non stazioneranno attorno al Cristo, alla sua compagnia. Si è raccomandato loro d’essere leggeri nel viaggiare: per balenare in burrasca, stare in piedi sulle onde, non scoraggiarsi troppo alle porte sbattute in faccia. È lo stile che a Cristo preme: il come – che è il contenuto – è Lui stesso. In loro, la gente potrà vedere Lui: lo stile svela il contenuto. “Se non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere” (Mc 6,7-13). Per tal ragione, anche quando perderanno vinceranno: rimarrà loro la bellezza d’averci provato.