Le tentazioni politiche da evitare

In questo periodo c’è qualcosa che politicamente lega Italia e Spagna. È importante non cedere a tre tentazioni in campo sociale e politico. FERNANDO DE HARO

13.09.2018 - Fernando De Haro
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Il premier spagnolo Pedro Sanchez (LaPresse)

In questo periodo c’è qualcosa che politicamente lega Italia e Spagna. I due paesi hanno governi che prendono decisioni solo in base a elezioni che non sono state convocate, ma che non tarderanno ad arrivare. In Italia, Salvini, primo ministro di fatto, sta lavorando per ottenere una futura vittoria netta della Lega. Saper usare come leva le paure e lo smarrimento di buona parte dell’opinione pubblica muta i valori della Repubblica. In Spagna, Sánchez, che dovrebbe essere un socialdemocratico moderato e antipopulista, guidato dai suoi alleati di Podemos, torna ad alimentare la tensione su temi sociali e mette mano di fatto al patto che si era avuto ai tempi della Transizione. Nelle prossime settimane si celebrerà il 40° anniversario della Costituzione e Podemos spinge per mettere in discussione l’accordo che ha rifondato la Spagna dopo la dittatura.

In Italia e in Spagna in questo periodo si sommano tre tentazioni di fronte a ciò che realmente conta: l’avanzamento di un’antropologia positiva di base che non cada nella polarizzazione, che apra nuovi spazi sociali e consenta di fare politica in altro modo. La distruzione dei valori della Repubblica in un caso e della Costituzione nell’altro possono risvegliare “l’ansia di contenere” la dissoluzione sociale. È una dissoluzione accelerata dai governi, in un modo o nell’altro, determinati dal populismo. Contenere ciò che può essere contenuto è necessario purché ci sia realismo e proporzionalità. Poiché esiste una minoranza-maggioritaria o una maggioranza-minoritaria che è con i valori della Repubblica o della Costituzione, è facile che in questo momento il miraggio della contentimento sia particolarmente attraente. Il contenimento è una tentazione quando diventa l’unica attività che tutti compiono in ogni momento, quando tutte le energie disponibili sono utilizzate per tale scopo. Di fatto, il contenimento ha senso solamente come obiettivo per alcuni, in certi momenti, se sanno che conterranno poco e per un breve lasso di tempo.

La seconda tentazione è un eccessivo ottimismo sulla natura umana, o, che è poi la stessa cosa, sulla capacità dei valori civici di mantenersi vivi. Sia che parliamo di immigrazione, convivenza, eutanasia o di qualsiasi altro aspetto della vita democratica, la natura appare aspra, amara e induce alla confusione. I recenti commenti di Benedetto XVI sulla moltiplicazione dei diritti sono molto utili in questi senso. A quanti sono ancora illuministi e ai cattolici troppo ottimisti, il Papa emerito ricorda che con la dimenticanza del peccato originale nasce una fiducia ingenua nella ragione che non comprende la complessità fattuale della conoscenza razionale nel campo etico. Dal suo punto di vista, il dramma della disputa sul diritto naturale mostra chiaramente che la razionalità metafisica non è immediatamente evidente.

C’è chi si accorge che il contenimento è impossibile e che l’universalità delle evidenze è come una chimera. Questi sono quelli che sono più tentati dalla terza opzione, la ricerca di “luoghi sicuri”. Sono quelli delle “opzioni benedettine” che non hanno nulla a che fare con San Benedetto. Il patrono dell’Europa non ha mai costruito rifugi, ma luoghi aperti al mondo. La devastazione umana e democratica è così grande che molti si radunano sotto i campanili e in gruppi di affinità ideologica, sotto la protezione sicura di padri spirituali o affettivi. Proliferano gli auto-aiuti cattolici o laici, i cenacoli da cui ci si aspetta una consolazione di fronte alla durezza della vita. Si tratta di un altro atteggiamento ingenuo. La devastazione la portiamo con noi. In Spagna si combatte, perché è necessario combattere, contro le minacce del Governo Sánchez alla libertà delle scuole paritarie. Ma all’interno di esse continua a non essere risolto il grande problema del fallimento nella trasmissione di una tradizione che le nuove generazioni ricevono come qualcosa di puramente nominale.

Cedere a tutte o ad alcune di queste tre tentazioni, alla fine, ha una sua utilità. Una risposta infruttuosa incoraggia sempre a cercarne un’altra. E a questo punto sembra più utile dedicare tempo ed energie per aprire ferite e spazi in cui, seppure in modo timido, si apre una positività umana e democratica. Recentemente, il leader populista di Podemos, Pablo Iglesias, ha ringraziato i suoi rivali politici per il loro supporto di fronte alla nascita di due gemelli con gravi difficoltà. Confessandosi ateo, ha ringraziato i credenti che hanno pregato per loro. È solo uno dei tanti esempi in cui, all’improvviso, nel mezzo della devastazione, per una strana coincidenza torna a brillare il valore della persona, il valore dell’altro, ciò che può sostenere una democrazia. Chi pensa che questo sia poco, nega irresponsabilmente le “grazie civiche” che permettono di ricostruire.

Partire da queste grazie civiche richiede molta più attenzione, più lavoro e più dedizione del contenimento e della costruzione di rifugi. Contenimento e rifugi generano sempre rimpianti e lamentele. Aprire spazio alle grazie civiche con cui tutti ci confrontiamo invita alla speranza.

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