Dalla terra alla luna

Ben venga chi ci ricorda che abbiamo dentro qualcosa che rende incomprimibile il nostro bisogno di conoscere e di cercare il bello, come avvenuto nei giorni scorsi. GIORGIO VITTADINI

21.09.2018 - Giorgio Vittadini
Maezawa_Yusaku_Lapresse
Yusaku Maezawa (Lapresse)

Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei. Sarà senz’altro ricordato come il primo turista dello spazio, ma dovrebbe esserlo ancora di più per i compagni di viaggio scelti. Yusaku Maezawa, miliardario giapponese di 42 anni, nel 2023 salirà a bordo del Big Falcon Rocket di SpaceX e sarà lanciato in orbita attorno alla Luna. È di questa settimana l’annuncio, avvenuto a SpaceX-Hawthorne (contea di Los Angeles) nell’hangar della società di Elon Musk, imprenditore visionario che ha fatto di sfide come l’auto senza il guidatore (Tesla) e il viaggio su Marte le sue missioni imprenditoriali.

Maezawa si è presentato di fronte a qualche centinaio di persone e alle telecamere in jeans, maglietta e giacca sportiva, l’aria da ragazzino intimidito, in uno scenario quasi interamente occupato da due enormi primi stadi di Falcon 9, il razzo di SpaceX. Scusandosi per l’inglese incerto, ha dichiarato che andrà sulla Luna e porterà con sé un gruppo di artisti. Tornati sulla Terra, chiederà loro di creare un’opera con l’idea che dei capolavori possano “ispirare il sognatore che c’è in ciascuno di noi”. E si è chiesto poi: “Cosa sarebbe successo se Picasso fosse andato sulla Luna. O Andy Warhol o Michael Jackson o John Lennon? E cosa avrebbe fatto Coco Chanel?”.

L’imprenditore giapponese (è suo il colosso di vendite di abbigliamento online Zozo) è un collezionista d’arte. L’anno scorso aveva fatto parlare di sé per essersi aggiudicato un quadro di Jean Michel Basquiat per 110,5 milioni di dollari. Ma quanto dichiarato all’evento di SpaceX dice molto di più del suo amore per l’arte. In un’epoca di “passioni tristi”, di insicurezza e precarietà, l’Occidente avanzato sente il futuro più come minaccia che come promessa. I desideri sono frenati e nonostante le difficoltà crescenti non si intravvedono nuovi orizzonti e nuove energie con cui attraversare il mare agitato. È venuta a mancare la scintilla che accende i desideri, paradossalmente mentre aumentano i bisogni basilari di un numero crescente di persone. Si spengono i desideri e implode l’immaginazione.

Nello stesso tempo, tutto intorno a noi ci dice che l’accesso alla civiltà del futuro è fatto di tecnologia, di robotica, di intelligenza artificiale. Ora, in uno dei punti di massima espressione di questo sviluppo, quello che consente di andare nello spazio, vengono coinvolti degli artisti. È chiaro che anche l’arte può essere e viene monetizzata, ma questa appare più una scommessa a perdere, un rischio estremo, non commisurato, comunque non calcolabile (non è stato rivelato quanto costerà imbarcarsi, si sa solo che Musk stima in 5 miliardi di dollari il costo dell’investimento nell’operazione lunare). Vengono spesi miliardi, non per far avanzare il progetto, per migliorare ulteriormente il suo livello tecnologico, ma perché, si può dire, l’umanità riguardi in faccia il suo desiderio più profondo: il sogno fatto a misura della sua anima e la fiducia nel suo cammino.

L’umanità oggi ha bisogno di incontrare dei “punti di fuga” che la rimettano nelle condizioni di ripartire. Maestri, che offrano stimoli non “nutritivi”, ma “fermentativi” – direbbe il filosofo Pavel Florenskij – che consistono “nel gusto per il concreto acquisito per contagio (…), nella scienza di saper accogliere con venerazione il concreto, nella contemplazione amorosa del concreto”.

La Luna è sempre stata fonte di ispirazione. Non solo a livello simbolico, ma proprio nella sua concretezza naturale, se è vero che già nel 1610 Ludovico Cardi detto il “Cigoli” la rappresentava nella basilica romana di Santa Maria Maggiore “come Dio l’aveva creata e come la scienza aveva rivelato che fosse” attraverso il telescopio di Galileo Galilei. Il percorso dell’uomo è fondamentalmente un cammino di conoscenza, che non può essere ridotta a semplice tecnica o analisi, ma è ricerca continua di bellezza, di ciò di cui è fatto il cuore, che l’uomo porta in qualunque cosa faccia. 

A cosa serve un razzo? A soddisfare il cuore o il cervello? Ciò che cerchiamo è una corrispondenza che va oltre l’utilità. In un’epoca difficile come questa ben venga chi ci ricorda che abbiamo dentro qualcosa che rende incomprimibile il nostro bisogno di conoscere e di cercare il bello. In cui ritorni a diffondersi un’idea di futuro e in cui si possa andare sulla Luna, su Marte, o su altri sistemi solari, come ha detto Musk presentando l’evento di SpaceX: “Questo è il futuro che ci emoziona, il futuro che vogliamo, quello che fa essere contenti di essere degli esseri umani”.