Concludere la rivoluzione

- Marco Pozza

C’è un male ci fronte al quale nessuna umana spiegazione è possibile. In questi casi possiamo solo accettare. E compiere la “rivoluzione” di Dio

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Michelangelo, Pietà Vaticana (1499), particolare

Accumulate tutto il buio dell’universo, poi moltiplicatelo all’infinito. Ditemi: è abbastanza per spegnere la flebile luce di una candela? Quando mi si affaccia davanti, quella mamma ha il sorriso scritto in faccia: “Scusa se ti ho disturbato: volevo conoscerti, parlarti un po’”.

A Venezia, nel frattempo, l’acqua sale, è alta. “Acqua alta a Venezia”, dalle mie parti, è un modo di dire: incidenti, accidenti, contrattempi.

Questa mamma tiene casa sulla collina: l’Astico, il torrente che sciacqua il paese giù in basso, per quanto s’ingrossi quassù non spaventa mai. Qui dentro, però, il rischio d’annegarsi è altissimo: c’è lui, un ragazzo stupendo, nel fior fiore della giovinezza. Aveva undici anni, quella mattina era andato a scuola: felice, allegro, zaino in spalla. È tornato, non da solo: lo hanno riportato. In carrozzina: d’allora sta a letto, in stato vegetativo. Il volto è il fermo immagine di quel volto bambino.

La guardo mentre lo accarezza, gli parla, lo bacia. Venezia sta annegando, i mosaici sono rosicchiati dal sale, le gondole vanno sottosopra: “Non vi terrorizzate (…) Vi saranno terremoti, carestie, pestilenze: vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo”. A Venezia il mare mosso è un fatto terrificante. Qui, in collina, una mamma accanto al suo bambino, è un segno grandioso: fosse ancora vivo Buonarroti, riaggiornerebbe la sua Pietà.

La prima pietà della storia: una Mamma, sotto la Croce, con suo Figlio tra le braccia. “La gente pensa che io sia matta – è confessione di donna, la supplente di Dio – ma io persevero nella speranza: continuo a credere che Lui potrà rimetterlo in forma, com’è partito quella mattina”.

Dio, è certa, l’aiuterà. Nel frattempo, lei manco se lo immagina, è lei ad aiutare Dio, a tenergli stretta la mano. Ha detto che, nel frattempo, persevera. La (ri)guardo mentre lo cala dal letto, lo sistema in quella carrozzina-altare, lo tratta come fosse Dio. È la tenacia, non il talento, a governare la storia. “Verranno giorni nei quali, di quel che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Gli apostoli sono tutti maschi: iniziano le rivoluzioni. Maria è una (ma)donna: le porta avanti. D’allora, tutto come allora: cominciare una rivoluzione è facile, portarla avanti è molto difficile. Iniziarla è affare dei maschi, concluderla è faccenda delle donne. Che Dio ci aiuti è materia di teologia, aiutare Dio è professione di vera fede. L’unica garanzia per il fallimento è quella di smettere di provarci.

Una mamma è donna salvavita: “Guardalo: non ti chiedo risposte, nessun uomo potrà rispondere al posto di Dio. Ho solo voglia di raccontarti”. Finora mai nessuno mi aveva fatto sentire così a mio agio. Proteggendomi dal rischio delle insulsaggini: “Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: ‘Sono io’, ‘Il tempo è vicino’. Non andateci dietro”. Tradotto per me: “Lascia che ti sorpassino, don Marco. Tu vai piano, stai tranquillo dietro a questa donna”. Che viaggia lenta, col bambino in braccio, con addosso le vesti di chi fa la manutenzione dell’umano.

“Qualcuno ha il coraggio di dirmi: ‘Dio, per il tuo bambino, ha un disegno’”. Se glielo dicono tanto per dire, vale il peso di una bestemmia feroce. Se lo dicono per fede, questo figlio è un quadro impressionista: “Bellissimo. Immagino valga un’iradiddìo. Ma che cosa ha disegnato il pittore?”. Vale assai, la sua quotazione è proporzionale all’incapacità d’individuare l’oggetto ritratto.

Il Papa, oggi, è moda dargli addosso. Lei, invece, a Pietro si aggrappa, eccome: “Quando dubito, rileggo la sua lettera”. Mi concede il lusso della condivisione: “Cari genitori, di fronte alla sofferenza dei piccoli penso sempre che, se potessi fare un miracolo, li guarirei tutti”.

Alzo gli occhi, le parole ritornano: “Io persevero nella speranza”. Molti fallimenti nella vita “sono di persone che non si rendono conto di quanto fossero vicine al successo quando hanno rinunciato” (Th. Edison). L’aveva detto: “Con la vostra perseveranza salverete la vostra vita” (cfr Lc 21,5-19).

Cristo, senza che mi accorgessi, oggi mi ha spedito a ripetizione da una mamma con le mani in pasta. Con me adopera sempre mille precauzioni: ha una paura matta che io mi stanchi ad aspettarlo.

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