Democrazia, la legge non basta

- Fernando De Haro

Domenica si vota in Spagna. Per l’occasione Comunione e Liberazione ha predisposto un volantino dal titolo “Abbiamo bisogno di persone libere”

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Immagine di repertorio (LaPresse)

Ci sono alcune élite interessate a che ci sia polarizzazione, attraverso una narrazione che presenta vantaggi nel mobilitare sostenitori e simpatizzanti nelle battaglie vere e proprie e in quelle di interesse. Ed è così che la democrazia liberale diviene “un sistema partitocratico di intensa competizione per il potere” e la società civile un ambito “governato dall’affermazione della propria identità e della propria volontà nei confronti di quelle degli altri”, come scrive Víctor Perez Díaz nel suo ultimo lavoro “Europa come Dedalo o come Icaro”. Il grande sociologo spagnolo sostiene che “questo scenario di confusione e volontarismo, che di per sé spinge al blocco e al caos, può essere interessante”. Perché aiuta a scoprire che di fronte all’esperienza del confronto ci sono anche persone che tendono “a qualcosa di apparentemente semplice come ‘vivere in pace'”; cosa “che si riflette nell’idea/ideale tradizionale della società politica come comunità attenta a un bene comune”. Pérez Díaz invita la società a “ricordare e imparare dal fondo di esperienze di cui già dispone”. Un fondo di lavoro ben fatto e di convivenza, di quelle che possiamo ingenuamente chiamare abitudini di “buon senso e decenza”.

Questo invito, non a formulare un dovere essere o a sognare uno spazio più o meno utopico, ma a che la società ricordi le esperienze che già possiede, sembra essere stato sostenuto dal movimento di Comunione e Liberazione nel suo volantino sulle elezioni che si terranno in Spagna domenica, intitolato “Abbiamo bisogno di persone libere”. Vi si legge infatti: “Partiamo dalla nostra esperienza”. Oltre alle differenze ideologiche, c’è un’identità che unisce gli spagnoli.

In realtà, come ha dimostrato un recente lavoro (“Un progetto per la Spagna”) della Fondazione Transforma, le differenze ideologiche tra gli spagnoli sono ampie perché “i tre partiti nell’orbita del centro rappresentano il 70% dell’elettorato, qualcosa che non succede in quasi nessun altro Paese europeo”. Ma c’è qualcosa in cui gli spagnoli possono riconoscersi oltre l’affinità ideologica? La Fondazione Transforma non si limita a segnalare la Costituzione e i valori in essa riconosciuti come fattore unitario, ma sottolinea che nella rifondazione nazionale della Transizione ciò che univa gli spagnoli era la volontà di essere europei e di dotarsi di una moderna democrazia in un contesto di concordia.

L’essere europei rimane una certezza per la stragrande maggioranza (l’83% degli spagnoli si sente cittadino dell’Unione europea), ma la stessa Fondazione Transforma riconosce che “proprio come la tecnologia e la società stanno attraversando un periodo di cambiamenti dirompenti, anche il mondo delle idee sta cambiando: quarant’anni fa volevamo vivere in una democrazia liberale sulla base dell’Illuminismo (Rousseau, Voltaire, Montesquieu, ecc.), mentre ora scopriamo che questa idea è entrata in crisi”. La democrazia liberale è in crisi e la “pura legge” è sempre meno sufficiente. Il volantino di CL lo sottolinea affermando che anche la norma fondamentale, la nostra Costituzione, è il prodotto di un grande accordo di coesistenza da cui dipende il testo legale.

L’accordo di convivenza è stato generato dalla concordia, dal desiderio di vivere in pace che è stato forgiato dopo un lungo periodo postbellico. Spesso la riflessione critica sui fondamenti non solo legali o istituzionali di convivenza e concordia è stata abbandonata a causa di disattenzione, di pigrizia o di una sorta di falso pudore che imponeva di non parlare in pubblico delle questioni di significato. Ciò spiega sicuramente perché una buona parte dei giovani non percepisce la Transizione come qualcosa di positivo e anche la rapida distruzione di esperienze di mutuo riconoscimento che non interessano alle élite. Ed è qui che CL pone la sua proposta: l’identità che non è comune, al di là delle ideologie, è rappresentata dai “nostri desideri ed esigenze più elementari (desiderio di essere amati, di essere felici, l’esigenza di significato, di verità, di bene), base di una convivenza possibile”. Bisogna che i “cittadini metafisici” (Habermas), le persone e il peso della loro vita, appaiono (non senza formulare le loro esperienze con una ragione civica), poiché la democrazia puramente formale che privatizza le questioni di significato è esaurita.

Lo scrittore Rafael Narbona alcuni mesi fa ha voluto ricordare che “la Transizione spagnola è stata possibile grazie a politici che rifiutavano di percepire i loro rivali come nemici”. Per aggiungere rapidamente che “non è possibile rispettare chi viola la legge in nome di miti razziali, storici o politici. La legge è l’ultimo bastione della democrazia”. La legge è stata rispettata in Catalogna, ha dimostrato di essere un bastione necessario per la democrazia, ma non sufficiente. Il primo e ultimo bastione della democrazia è la vita della gente.

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