Quel buon governo di Formigoni

- Giorgio Vittadini

La condanna di Roberto Formigoni è più che discutibile. Ancora più inaccettabile è gettare più di un’ombra sui 18 anni della sua amministrazione

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Roberto Formigoni (Lapresse)

Molti hanno già commentato la scandalosa condanna di Roberto Formigoni. Delibere prese all’unanimità in Giunta lombarda e approvate anche da parte dell’opposizione, su provvidenze a realtà non profit di grande valore collettivo, sono state considerate truffaldine. E ugualmente truffaldini sono stati giudicati i finanziamenti a strutture sanitarie di avanguardia, come è previsto in un regime misto qual è la sanità lombarda, secondo i modelli più all’avanguardia nel mondo. Nemmeno le realtà private e pubbliche non finanziate avevano protestato, tanto il criterio alla base di tale logica era condiviso: un servizio “pubblico”, realizzato per il bene delle persone, può essere erogato da un soggetto di diritto privato. Formigoni, quindi, è stato accusato per aver firmato delle delibere che rientravano pienamente nella logica delle politiche lombarde.

Del resto, l’assoluzione in primo grado di Nicola Sanese, direttore generale della Regione, e di Carlo Lucchina, direttore generale della sanità, con l’esclusione dell’associazione a delinquere da parte degli stessi giudici di primo grado, rende quanto meno enigmatico il nesso tra comportamento personale e reati connessi all’amministrazione della Regione Lombardia. Formigoni è accusato di avere ricevuto delle “utilità” per facilitare gli interessi di alcuni privati. Come ha ribadito più volte l’avvocato di Formigoni, non c’è alcuna evidenza del collegamento tra le delibere e le suddette “utilità”. Inoltre, le cifre considerate sono state calcolate in modo che si può definire un po’ creativo. Attribuire, ad esempio, a una persona che va in barca il costo della barca è come valutare il valore di un passaggio in macchina pari al valore della macchina.

Certo, la vicenda non è esente da gravi ombre. Ci sono degli imputati coinvolti in tutta la questione che hanno ammesso la colpa patteggiando e, in questo modo, aggravando la situazione di Formigoni. Il Procuratore generale della Cassazione ha infatti citato nella sua arringa proprio tale patteggiamento. L’errore di Formigoni sul piano morale è stato frequentare queste persone per anni, facendosi pagare vacanze e pranzi senza mai prendere le doverose distanze. Ma un conto è deprecare questi atteggiamenti, altro conto è trarne conseguenze penali.

Detto questo, fatto ancora più inaccettabile, è che con la condanna è calata un’ombra mediatica su tutti i diciott’anni dell’amministrazione Formigoni in Lombardia. Quella Giunta regionale ha rappresentato invece una grande innovazione, attuando un sistema misto pubblico-privato che ha offerto una soluzione al grande problema del declino del welfare. E lo faceva in un panorama in cui a livello nazionale la sinistra, pur mantenendo lo statalismo nel welfare e nell’istruzione, imboccava la via del liberismo, quello che ha rovinato il mondo con la crisi finanziaria; la destra nello stesso tempo, per povertà culturale, si dimostrava incapace di realizzare la rivoluzione liberal-democratica e sussidiaria che aveva promesso.

La vituperata sanità lombarda sotto Formigoni costava il 5,8% del Pil, invece del 7,5% del livello nazionale, con bilanci in attivo, a differenza della gran parte delle Regioni, con livelli di eccellenza anche in confronto agli standard internazionali più elevati. Non per niente, il 10-15% dei pazienti vengono da altre Regioni in Lombardia perché vogliono curarsi bene, riconoscendo che la libera scelta pubblico-privato ha migliorato nettamente anche il pubblico (a differenza di molte Regioni dove c’è quasi solo il pubblico e il servizio è peggiorato).

Nell’istruzione, la “dote” ha permesso alla gente di far crescere le realtà di formazione professionale più valide, mentre il buono scuola ha mostrato che anche in questo campo il sistema misto migliora sia il pubblico che il privato, come dimostrano le ricerche della Fondazione Agnelli.

Per le opere pubbliche fanno poi testo la quarta corsia dell’A4 da Bergamo a Milano, che ha cambiato la vita alle persone e ha favorito il trasporto di merci abbattendo i tempi di percorrenza. Occorre ricordare anche la bonifica delle raffinerie di Rho-Pero che ha portato in soli 3 anni alla realizzazione della Nuova Fiera, una realtà fondamentale per l’economia lombarda. Chi ha a cuore il territorio e detesta la cementificazione speculativa non può dimenticare poi la costruzione dei parchi, in particolare del Parco Sud e la nuova legge che fra un anno impedirà nuove costruzioni su terreno non edificato.

Si può citare ancora il mercato del lavoro, dove la Lombardia ha attuato in modo innovativo strumenti di politica attiva che hanno allargato gli spazi aperti dalla legge Biagi, quelli ignorati e boicottati dal nuovo governo.

E, last but non least il bilancio, il numero dei dipendenti, i costi standard a livello di massima efficienza in Italia. Persino la stupenda nuova sede, un gioiello architettonico, letta come spreco faraonico da falsi moralisti, permette un enorme risparmio in termini di affitti: perché ciò che è considerato lungimirante per realtà come UniCredit o Pwc non è percepito allo stesso modo per il pubblico?

A posteriori, si può dire, che era forse inutile il quarto mandato. Ma i discutibili comportamenti personali e le cattive frequentazioni, comunque non penalmente dimostrate, non oscurano gli indubbi grandi meriti dell’amministrazione Formigoni.

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