I nuovi carri armati di Tienanmen

- Fernando De Haro

Sono passati trent’anni dal massacro di piazza Tienanmen. Oggi il potere ha carri armati diversi per schiacciare la libertà

Piazza Tienanmen in Cina
Cina, Piazza Tienanmen (frame da video YouTube Rai Storia)

Le parole di giustificazione del ministro della Difesa cinese, Wei Fenghe, hanno chiarito quasi tutto. Quando si celebra il 30° anniversario del massacro di Tienanmen, il Governo-Partito ha spiegato che era necessario, per mantenere la stabilità e creare la prosperità degli ultimi tre decenni, reprimere la protesta di alcuni studenti che chiedevano più libertà. Quasi tutto è diventato chiaro. Nel 1989 è stato necessario ricorrere alla violenza e uccidere migliaia di universitari e oggi è necessario continuare a utilizzare campi di prigionia, minacce, torture, persecuzione per i dissidenti.

Prima dell’anniversario erano stati intensificati i controlli intorno a piazza Tienanmen, come quando si svolge la seduta annuale di un Parlamento totalmente controllato da Xi Jinping. Pechino ha vissuto giorni di un nervosismo la cui origine è difficile da individuare. I responsabili degli hotel, i membri di base del partito, l’intera città era attenta a individuare ogni movimento, ogni persona che potesse essere una “fonte di instabilità”. Le telecamere sparse in ogni angolo della capitale hanno raccolto tutte le immagini possibili che sono state esaminate, grazie alle nuove tecnologie, con particolare cura per rilevare qualunque tipo di anomalia. Ora non è come 30 anni fa, il potere totalitario ha sistemi di intelligenza artificiale che lo rendono molto più efficace.

Con difficoltà è stato possibile accedere alla piazza per ricordare, sebbene in silenzio, quel giovane sconosciuto che ha sfidato una fila di carri armati. Non importa: da qualsiasi regione del pianeta si può rendere omaggio a quel ragazzo indifeso, ma a testa alta, davanti a un carro armato con l’enorme cannone pronto a sparare. La macchina dell’oppressione è un crostaceo gigante: il tank del nulla, il tank della storia, il tank senza volto pronto a schiacciare di fronte alla figura solitaria che resta in piedi. Non si può rendere omaggio a tutte le vittime senza rileggere le pagine degli Scritti corsari del grande Pasolini che denuncia le nuove forme di dominazione di un potere che non ha più bisogno della violenza per imporsi. Sono scomparsi i carri armati del nulla, come dicevano i liberali illuministi proprio trent’anni fa? Quali sono oggi i carri armati del nuovo potere che domina le piazze del mondo? Qual è il marchio dei nuovi tank?

Ian Buruma, in un articolo provocatorio pubblicato in questi giorni, ha ravvisato nei fatti di Tienanmen il trionfo non del regime comunista, ma di “un capitalismo autoritario”, quello creato da Deng Xiaoping, l’uomo dell’apertura. “Le classi urbane colte da cui proveniva la maggior parte degli studenti che hanno protestato nel 1989 hanno ricevuto grandi benefici” in cambio della rinuncia al fare politica. Quanto accaduto dopo Tienanmen ha chiarito che democrazia e capitalismo erano perfettamente separabili. Forse ci vorranno altri trent’anni perché ce ne accorgiamo. “Quel che è successo segnala che il capitalismo autoritario è diventato un modello attraente per gli autocrati di tutto il mondo, anche in paesi che trent’anni fa sono riusciti a liberarsi dal giogo comunista”, è la conclusione pungente di Buruma.

L’equazione prospera, la paura facilita che si consegni la libertà in cambio di un certo grado di prosperità e sicurezza. È la paura, secondo Pankaj Mishra, a spiegare la vittoria di Modi nelle recenti elezioni in India (la più grande democrazia del mondo). “Il programma di Modi in India eccita una popolazione impaurita e arrabbiata, usando come capri espiatori le minoranze, i rifugiati, gli uomini di sinistra, i liberali e altri, mentre accelera le forme più predatorie capitalismo”, dice lo scrittore. Il fenomeno è simile in Occidente.

Ma probabilmente questa descrizione ancora non ci spiega la natura dei carri armati. Noi non siamo all’altezza della profondità antropologica di Pasolini. C’è chi, per raggiungere quel livello, come Roger Scruton, denuncia una dittatura del politicamente corretto che va contro i valori della tradizione. La rivoluzione conservatrice dovrebbe cominciare denunciando le violenze di una “neolingua” che proibisce concetti come corretto-scorretto; giusto-sbagliato; onesto-disonesto. Scruton fa un parallelismo tra l’ideologia di genere, o il progressismo, e il controllo esercitato dal comunismo durante la Guerra fredda. L’obiettivo è che le idee di autorità, ordine e disciplina scompaiano. Si potrebbe discutere con Scruton sulle cause della scomparsa di certe idee e valori che sono serviti come riferimento per l’Occidente.

Ma Scruton, come altri difensori di un nuovo conservatorismo, non riesce a vedere cosa c’è sotto la vernice del carro armato. Il nuovo potere non è quello che distrugge i valori o una certa tradizione. Il mondo intero può soccombere sotto un nichilismo soave e a volte si ha l’impressione che ciò sia già accaduto. Ma sotto questo paesaggio di distruzione e devastazione può sempre alzarsi il grido di chi vuole più libertà, più soddisfazione, più gioia. Il potere è nelle molteplici voci che zittiscono questo grido considerandolo aneddotico. E c’è una certa forma di difendere la tradizione e i valori, come denunciava Pasolini, che mette un altro carro armato sulla piazza.

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