I Giochi che anche l’Ilva deve vincere

- Gianni Credit

La gestione M5s del caso Ilva è confusionaria e fallimentare. Purtroppo i “generali” della partita non sono quelli che hanno conquistato le Olimpiadi invernali 2026

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Luigi Di Maio (LaPresse)

Negli editoriali del Sussidiario il caso Ilva ricorre di frequente. È una vicenda che riassume tutte le drammaticità della lunga crisi italiana. Fra queste spiccano la debolezza strutturale dell’azione di governo, l’incapacità del sistema-Paese di essere realmente attrattivo per i grandi investitori internazionali e di coniugare sviluppo industriale, innovazione tecnologica e tutela ambientale; infine: una “questione meridionale” certamente lunga e irrisolta, che  tuttavia il governo in carica palleggia fra vetero-assistenzialismo e omissione spazientita. Né manca un’altra, eterna questione nazionale: l’assenza permanente di un compiuto stato di diritto e l’uso alterno e ripetuto della legge contro la consapevolezza e l’aspettativa di legalità da parte dei cittadini, anzitutto in campo economico.

Se dopo un anno abbondante di incarico, il vicepremier e superministro dello Sviluppo e del Lavoro – nato ed eletto al Sud – cambia le carte sul tavolo di una multinazionale come ArcelorMittal, impegnata a investire 2,4 miliardi per risanare e rilanciare la piastra siderurgica di Taranto, il problema è più grosso di quello – già grosso – di salvare il lavoro e il reddito a 10.700 dipendenti e la salute a 200mila abitanti. Se Luigi Di Maio si trincera dietro il legalese più fumoso (“esimente penale”, “addendum”, “probabilmente in autunno la Corte Costituzionale…”, “Arcelor non ha nulla da temere”)  e la Lega guarda da un’altra parte dopo aver lanciato strizzate d’occhi al polo indiano alla vigilia del varo del decreto crescita, anche gli italiani più arrabbiati con il rigorismo Ue si chiedono se l’Europa stanca dell’Italia ondivaga e inaffidabile qualche ragione non ce l’abbia. 

All’indomani dell’assegnazione delle Olimpiadi a Milano e Cortina, l’Ilva rischia invece un’ennesima sconfitta (definitiva?). Nel 2026 anche Taranto potrebbe aver vinto non una battaglia, ma un’intera guerra. Ma il comando delle operazioni non è in Puglia, bensì a Roma; ed è un fatto – non un giudizio – che i generali siano diversi da quelli che l’altra sera hanno conquistato i Giochi.

Al Sud, nel 2019, non  basta più solo partecipare. 

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